È in vigore il tariffario aggiornato per visite, esami e assistenza protesica. In Calabria il limite per ricetta resta fissato a 45 euro (tra i più alti in Italia). Intanto prosegue l’invio degli avvisi a chi avrebbe fruito delle esenzioni poi non confermate dai controlli
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Per gli utenti della sanità calabrese cambia il costo di alcune visite e prestazioni. Da ieri, 21 settembre, è entrato in vigore il nuovo tariffario nazionale della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica, con la revisione di 448 prestazioni tra visite, esami e procedure e di 222 codici relativi agli ausili destinati alle persone con disabilità.
L’aggiornamento riguarda le prescrizioni effettuate a partire da quella data. Non tutte le tariffe aumentano e, soprattutto, l’importo riconosciuto dal Servizio sanitario alle strutture non coincide sempre con il ticket effettivamente pagato dal cittadino. La spesa dipende dal valore complessivo delle prestazioni inserite nella ricetta, dalle regole regionali e dall’eventuale diritto all’esenzione.
In Calabria il limite è di 45 euro
A incidere sugli utenti non esenti del Vibonese è il sistema di compartecipazione applicato in Calabria, dove il ticket può raggiungere un massimo di 45 euro per ricetta. Nella maggior parte delle altre Regioni il limite ordinario è invece di 36,15 euro.
La soglia calabrese non è stata introdotta insieme al nuovo tariffario, ma risale al maggio 2009 ed è tuttora riportata nelle disposizioni pubblicate dall’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia. Il limite più alto comporta che, per alcune prestazioni il cui valore supera i 36,15 euro, il cittadino calabrese possa sostenere una quota maggiore rispetto a quella richiesta altrove.
Ad esempio, per una visita cardiologica con elettrocardiogramma, la cui tariffa passa da 33,60 a 38 euro, l’intero importo può ricadere sul paziente non esente, proprio perché non viene raggiunto il tetto regionale di 45 euro. Per numerose altre prime visite specialistiche la tariffa di riferimento sale invece da 25 a 26 euro, mentre il costo del prelievo di sangue venoso passa da 3,80 a 4,30 euro.
Molte prestazioni di uso comune restano però invariate. Non cambiano, tra le altre, la visita specialistica di controllo, fissata a 17,90 euro, la radiografia del torace, che resta a 15,45 euro, e numerosi esami di laboratorio come emocromo, glicemia, colesterolo, creatinina, Tsh e Ves. Gli aumenti non riguardano inoltre i cittadini in possesso di una valida esenzione per reddito, patologia, invalidità o per le altre condizioni previste dalla legge.
Nel Vibonese gli avvisi per i ticket arretrati
Il nuovo tariffario entra in vigore in una fase già delicata per numerosi utenti della provincia. L’Asp di Vibo Valentia ha infatti avviato il recupero dei ticket relativi a prestazioni sanitarie per le quali, in seguito ai controlli, non sarebbe risultato confermato il diritto all’esenzione.
La procedura è stata adottata nel quadro delle disposizioni regionali sul recupero dei crediti sanitari. Gli avvisi riguardano persone che, al momento della prestazione, erano state registrate come esenti ma che, secondo le verifiche successive, non avrebbero posseduto i requisiti richiesti.
La ricezione della comunicazione non certifica automaticamente l’esistenza del debito. Chi aveva diritto all’esenzione o ha già effettuato il pagamento può chiedere il riesame della posizione, presentando all’Asp la documentazione utile. Soltanto in assenza di pagamento o di una contestazione accolta la somma può essere avviata alle successive procedure di riscossione.
Per gli utenti vibonesi si apre così un doppio fronte: da una parte le richieste relative ai ticket degli anni precedenti, dall’altra l’adeguamento dei costi per alcune nuove prescrizioni. Diventa quindi essenziale controllare che l’eventuale codice di esenzione sia correttamente riportato sulla ricetta e conservare ricevute e certificazioni, soprattutto nei casi in cui il diritto dipenda dal reddito o da una specifica condizione sanitaria.
Sul nuovo tariffario si è innestata anche la contestazione di Potere al Popolo, che ha criticato la mancata riduzione del massimale calabrese. La soglia di 45 euro, tuttavia, non è una decisione assunta ora dalla giunta Occhiuto, ma una regola regionale in vigore dal 2009. L’attuale amministrazione viene contestata, dunque, per non averla allineata al limite di 36,15 euro applicato nella maggior parte del Paese.

