Fortemente voluto dalla Diocesi, il Cav sarà gestito dalla neonata associazione Gemme nuove. Per il taglio del nastro presenti autorità civili e militari, al fianco del vescovo Nostro anche l’arcivescovo di Catanzaro Maniago: «Opera importante e di alta valenza simbolica»
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Giornata internazionale della donna densa di significati quella vissuta a Mileto. Nell'occasione nella cittadina normanna sono stati inaugurati i ristrutturati locali in cui nascerà un presidio importante nel contrasto alla triste piaga del femminicidio, e non solo. Si tratta, nello specifico, di una delle Opere segno promosse dalla Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea sul fronte della prevenzione e della lotta alla violenza di genere, il Centro antiviolenza e di aiuto alla vita (Cav) allestito nei locali che fino a qualche anno fa ospitavano la Casa per anziani “Serena”, edificio situato nei pressi della basilica cattedrale. Al riguardo sono state anche presentate “Gemme nuove ets”, associazione di nuova formazione chiamata a gestire il Cav, e il sodalizio con il Centro calabrese di solidarietà (Ccs) che, su mandato della Curia, ha già avviato un percorso di formazione specialistica per un gruppo di operatrici dedicate, al fine di garantire competenze qualificate e interventi professionali adeguati alle persone in cerca di aiuto.
L'iniziativa, così come spiegato nel corso dell'incontro dal vescovo Attilio Nostro, nasce dalla volontà della Chiesa locale di offrire una risposta concreta e strutturata alle situazioni di vulnerabilità e di violenza che coinvolgono donne e minori nel territorio, attraverso un impegno pastorale, sociale e culturale adeguato. In questo senso, la giornata dell'8 marzo a Mileto è divenuta non solo momento simbolico, ma occasione concreta di assunzione di responsabilità condivisa tra istituzioni civili, realtà ecclesiali e comunità territoriali. E la risposta è stata più che significativa, visto che all'incontro sono state presenti le massime autorità e le varie anime della società civile. Tra queste, il sottosegretario di Stato al ministero dell'Interno Wanda Ferro, il prefetto di Vibo Valentia Anna Aurora Colosimo, il questore Rodolfo Ruperti, i vertici provinciali di Carabinieri, Guardia di finanza e Capitaneria di porto, il sindaco di Mileto Salvatore Fortunato Giordano, il direttore della Caritas don Giuseppe Pileggi. Al fianco di monsignor Nostro, l'arcivescovo di Catanzaro-Squillace, monsignor Claudio Maniago, e la fondatrice del Ccs, Isolina Mantelli, figura storica del mondo del terzo settore regionale. Di iniziativa straordinaria e di altissima qualità ha parlato nell'occasione l'onorevole Ferro.
«Proprio nel momento in cui la nostra civiltà si sta evolvendo e sta riconoscendo alla donna il giusto ruolo - ha sottolineato dal canto suo il prefetto Colosimo - ecco che nella sfera intima succede invece quello che non dovrebbe succedere, una violenza ingiustificata e senza motivazioni. Parlare di questi fatti e dei percorsi di dolore che ne conseguono, quindi, è importante. Essi hanno bisogno di essere ascoltati. Accanto a questi centri, poi, è importante immaginarne anche uno destinato agli uomini che hanno usato violenza. Nel chiederci perché quello è stato fatto, infatti, spesso ci troviamo di fronte a situazioni di grande dolore anche da parte degli uomini, davanti a necessità che hanno bisogno di essere guidate e ascoltate, in un percorso che dia spazio a tutti senza pregiudizi, perché noi qui non siamo in grado di giudicare nessuno. Dobbiamo invece stare vicino alla gente che ha bisogno, e la Chiesa in questo senso rimane un punto di riferimento fondamentale».
«La mia presenza - ha sottolineato a sua volta monsignor Maniago - testimonia la fraternità tra vescovi e, quindi, tra la Chiesa che nasce dal Vangelo di Gesù. Tra l'altro in occasione della nascita di un'opera importante e di alta valenza simbolica, fatta da un mio confratello, che porterà tanto bene in termini di accoglienza e di ascolto e che attesta quanto sia importante la dignità della donna. È bello, poi, che questa struttura si trova vicino alla cattedrale, al centro della città, perché queste cose bisogna prenderle in carico non ai margini della società, ma al centro. Bisogna prenderle in cura come comunità cristiana, certamente, ma anche come comunità civile. Ecco perché, quindi, anche la presenza delle varie autorità rappresenta oggi un segnale importante». La cerimonia che suggerisce la prossima apertura del Cav si è conclusa con il classico taglio del nastro e con la visita ai locali che lo ospiteranno.

