In Calabria si sta male, si sta bene anziché no. Parafrasando la canzone del comico Paolo Rossi, la distanza tra il percepito raccontato dalle istituzioni e la realtà quotidiana nella nostra regione è diventata quasi grottesca. La Calabria riesce a garantire un pasto nel 7,65% dei casi grazie al lavoro del Banco Alimentare. Ed è anche per questo che, al netto dei proclami su quanto dal Pollino alla Sila si viva in serenità, continuano gli incontri in Regione per contrastare una situazione oramai insostenibile.

A spiegarne il senso è il direttore generale del Banco Alimentare di Cosenza, Gianni Romeo. «È un progetto che facciamo solitamente ogni anno e ringrazio anche la sensibilità della Regione su questo, perché ci consente di avere un plafond per l’acquisto di prodotti alimentari», spiega Romeo. «È un plafond che ci aiuta a recuperare prodotti che altrimenti non arriverebbero mai sulle tavole della famiglie in difficoltà».

Qualità locale da aziende di eccellenza, il piano Regione-Banco

Si tratta, in larga parte, di alimenti legati al territorio: «Penso alle patate, penso alla salsiccia calabrese, penso anche al riso che viene prodotto nella Piana di Sibari: prodotti calabresi fatti da aziende calabresi che poi tornano sulle tavole dei cittadini che si trovano in difficoltà», sottolinea Romeo. «È un programma molto bello, molto importante».

Un progetto che guarda non solo alla quantità, ma anche alla dignità dell’aiuto offerto. «Io mi auguro che si metta anche qualche soldo in più», aggiunge il direttore generale del Banco Alimentare di Cosenza, «di modo che abbiamo più possibilità di acquisto e quindi di accontentare tutta questa vasta platea». Che, lo ricordiamo, è composta da 140mila persone.

Il lavoro del Banco Alimentare nel piano di contrasto alla povertà della Regione Calabria

Accanto a questo intervento, c’è poi il piano di contrasto alla povertà varato dalla Giunta regionale a fine anno, che prevede uno stanziamento di 80 milioni di euro in tre anni. Tra i punti cardine, il rafforzamento del welfare e il ruolo delle associazioni: «Questo mi sembra un asse strategico fondamentale, insieme ai percorsi di inclusione e all’osservatorio regionale sulle povertà».

Ottanta milioni spalmati su un piano triennale: un programma sicuramente necessario, ma che da solo non basta: «Dobbiamo capire – conclude Romeo – come realizzare tutto questo in maniera tale da farlo rientrare in un rafforzamento del welfare generale». Perché se in Calabria si sta male, allora prima ancora dei fondi serve costruire un sistema di protezione sociale che, oggi, vive il suo maggior momento di difficoltà.