Il destino di corso Vittorio Emanuele III, la storica arteria commerciale della città di Vibo Valentia, torna al centro del dibattito così come ciclicamente avviene quando si pensa alla crisi che attanaglia il commercio nel cuore del centro cittadino. A gettare il classico sasso nello stagno è la pregiudiziale presentata dalla neo consigliera comunale del Pd, Antonella Petracca, che propone la riapertura al traffico, in determinate fasce orarie, di quella che da diversi anni è diventata la principale isola pedonale cittadina.

Lo scopo è evidentemente quello di ridare ossigeno alle attività commerciali ma la proposta, formulata attraverso un atto per certi versi “irrituale” come una pregiudiziale accompagnata dalle firme di alcuni commercianti, ha inevitabilmente riaperto il confronto pubblico.

Petracca, che guida anche Federmoda Vibo, sostiene che la riapertura potrebbe rappresentare un elemento di rilancio per il tessuto economico locale. Un’idea che tuttavia si scontra con l’impostazione dell’amministrazione comunale, che spinge al contrario sulla pedonalizzazione di nuovi spazi come leva per migliorare la vivibilità urbana. Una linea confermata anche dalla proposta che il presidente della Commissione Urbanistica, Sergio Barbuto, ha esposto alcuni giorni fa per la chiusura al traffico di piazza Santa Maria dopo le ore 18. Un modello che guarda a quella città a misura di persona, capace di favorire socialità, mobilità sostenibile e qualità della vita, verso la quale sempre più amministrazioni locali si stanno orientando.

È di questo parere anche Domenico Santoro, architetto e già consigliere comunale, che definisce «retrograda l’idea di far tornare il traffico veicolare nel centro urbano a Vibo Valentia». Serve, per il già candidato sindaco del M5S, «invertire la spoliazione delle sue funzioni, che il Vibo Center ha portato, imparando proprio da quel modello: al commercio occorre aggiungere il cibo, che in parte c'è, e soprattutto il divertimento». Per Santoro, è opportuno «rendere corso Vittorio Emanuele uno small center vero. Per cui occorre coprirlo, magari sfruttando i finanziamenti per le Cer (Comunità energetiche rinnovabili, ndr), creando una struttura in ferro vetro e fotovoltaico che distribuisce elettricità alla città. Ed ancora - aggiunge - i riquadri della maglia ottocentesca del centro hanno ancora spazi verdi interni che possono divenire veri e propri centri commerciali».

Insomma, per Santoro, «occorre il coraggio di un’amministrazione pubblica a cambiare radicalmente la situazione, ma l'attuale giunta Romeo non sembra avere l'intenzione di fare ciò che ha promesso, ovvero progettare insieme ai cittadini un piano strategico di sviluppo città che poi si esplichi in un vero Piano Urbanistico di sviluppo e non di piccole espansione edilizie».