Con la fine della stagione estiva, caratterizzata come non mai da costanti, altissime temperature, il Wwf di Vibo traccia un bilancio dello straordinario impegno dell’associazione e dei suoi volontari per soccorrere animali selvatici in difficoltà, e lo fa per bocca di Pino Paolillo, storico naturalista del sodalizio.

«Sono stati ben 116, appartenenti a 30 specie diverse, gli animali recuperati sul territorio della provincia di Vibo Valentia dall’inizio dell’anno - ha dichiarato Paolillo - con il massimo della concentrazione delle operazioni di soccorso a cominciare da aprile e fino ad agosto, in coincidenza con la stagione riproduttiva degli uccelli e le eccezionali ondate di caldo».

Il lungo elenco comprende infatti, tra gli altri, 24 rondoni e 20 balestrucci, in gran parte piccoli caduti dal nido, specialmente, come nel caso dei rondoni, a causa delle temperature insopportabili per i piccoli, nei buchi dei muri o sotto le tegole dove la specie nidifica.

Non sono mancati, come al solito, pulli di rapaci notturni come gli otto allocchi e le otto civette, numerosi nidiacei di cardellini, verdoni, cinciallegre, 8 pulli di colombaccio e adulti di un raro gabbiano tridattilo, upupe, gruccioni, gabbiani reali, gheppi, falco lodolaio, poiane ecc.

Anche quest’anno Paolillo non nasconde le enormi e crescenti difficoltà affrontate nel cercare di rispondere a tutte le richieste di intervento che sono giunte da ogni parte della provincia (e non solo), da privati cittadini, veterinari, Forze dell’Ordine. «Accudire un nidiaceo fino al momento dell’involo -sottolinea il naturalista - richiede infatti un impegno quotidiano, dall’alba al tramonto, per l’alimentazione (più sono piccoli e più spesso devono mangiare), per le operazioni di pulizia, smaltimento dei rifiuti, reperimento del cibo adatto per le diverse specie, dal pastone e dalle larve di insetti, fino alla carne per i rapaci. Il tutto – ribadisce Paolillo – ininterrottamente, per quattro lunghi mesi, a proprie spese personali e senza il benché minimo contributo».

«A ciò si aggiunga la necessità di trasferire nel più breve tempo possibile i soggetti che necessitano di interventi veterinari (fratture, intossicazioni alimentari) al Centro di recupero (Cras) più vicino, che è quello di Catanzaro, diretto dalla dottoressa Debora Giordano. Ancora una volta grazie agli stessi volontari del Wwf, a cominciare dal presidente Guglielmo Galasso e al socio attivista Carmelo Taverniti. Un impegno, anche questo, che ricade sulle spalle degli ambientalisti e che non sempre è possibile garantire».

Da qui la rinnovata richiesta, rivolta alle competenti autorità veterinarie della Provincia, affinché si attivino tutte le iniziative per la realizzazione anche a Vibo Valentia, di un attrezzato Centro di recupero animali selvatici. Fauna selvatica che se la legge nazionale 157/92 all’articolo 1 riconosce quale “patrimonio indisponibile dello Stato”, quella regionale 9/96, all’articolo 3 (comma 8) affida proprio al servizio veterinario “le opportune cure” per quella in difficoltà. Ferma restando la disponibilità del Wwf «a collaborare sulla base dell’esperienza ultraquarantennale, maturata a costo di enormi e sempre più gravosi sacrifici personali con all’attivo migliaia di animali sottratti alla morte».