Si è conclusa anche a Vibo Marina la Settimana Santa, scandita dal tradizionale rito dell’Affruntata, che quest’anno ha assunto un significato particolare. La cerimonia pasquale nella frazione marittima di Vibo Valentia ha infatti raggiunto il traguardo del quarantesimo anniversario, segnando una tappa importante per una tradizione ormai radicata nel tessuto sociale della comunità.

Era il 1986 quando, per la prima volta, il rito dell’Affruntata venne celebrato a Vibo Marina, dando avvio a un appuntamento che nel tempo è divenuto uno dei momenti più attesi e partecipati dell’anno liturgico. Da allora, la processione si rinnova con la stessa intensità, mantenendo intatto il suo valore comunitario.

A guidare lo svolgimento della processione è, come sempre, l’emozione condivisa dell’intera cittadinanza. Un’attesa carica di significato accompagna ogni fase del rito, fino al momento culminante: lo svelamento della Madonna alla vista del Figlio Risorto. Un gesto che, pur nella sua semplicità, racchiude una forte carica simbolica e rappresenta non solo un’espressione di fede, ma anche un’occasione di partecipazione collettiva.

L’Affruntata si configura così come un momento di gioia condivisa, capace di coinvolgere e unire la comunità, rinsaldando legami e identità. In questo contesto, il rito assume anche un valore più ampio, richiamando temi universali come quello della pace, particolarmente attuale alla luce del contesto internazionale segnato da numerosi conflitti.

Un aspetto, quest’ultimo, richiamato anche nel corso della celebrazione eucaristica da don Enzo Varone, parroco della parrocchia Maria Santissima del Rosario di Pompei, che ha sottolineato il significato profondo della Pasqua come tempo di rinascita e riconciliazione.

Accanto alla dimensione religiosa, emerge con forza anche il valore della tradizione, custodita e tramandata nel tempo dalla comunità locale. È nelle parole dei cittadini che si coglie appieno il senso di appartenenza legato a questo rito: «Un momento di rara bellezza, difficile da descrivere, che rappresenta incontro, comunità e tradizione. Ma, soprattutto, è espressione autentica delle nostre radici e della nostra identità».