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Il fisioterapista dei rossoblù si lascia trascinare dall’euforia e concede la sua prima intervista in cinquanta anni di carriera. Ecco i suoi ricordi e la sua commozione

Carlo Sposato
Sport

«Non mi ricordo un’emozione così forte, eppure di partite ne ho viste». A parlare è Carlo Sposato. Non lo vedrete in nessun’altra intervista. Quella rilasciata dalla tribuna del Luigi Razza nel collegamento con il programma di LaC I fatti del pallone, è la prima e forse l’unica strappata in cinquanta anni di carriera. Mezzo secolo di amore, passione e lavoro dietro le quinte. Difficilmente avrete sentito parlare di lui. O letto il suo nome da qualche parte. Ma basta superare i cancelli del “Luigi Razza” e tutto parla di Carlo Sposato. Fotografie storiche. Targhe di riconoscimento e lettere di riconoscenza. Un pezzo di storia a tinte rossoblù. Chiunque sia passato da Vibo, dai polverosi campi delle categorie inferiori a quelli più prestigiosi di Serie C, si ricorda di Carlo Sposato e delle sue mani. Curative. Benedette. Miracolose. Carlo Sposato è il fisioterapista della Vibonese dagli anni ’70. Ma non è solo questo. E’ stato ed è il papà, lo zio ed fratello maggiore praticamente di tutti gli allenatori ed i giocatori in maglia rossoblù. Schivo. Riservato. Parla pochissimo. Davanti alle telecamere non lo aveva mai fatto. A Carlo piace agire. Possibilmente in maniera celere. Come quando munito del suo borsone corre sul terreno di gioco per medicare uno dei suoi ragazzi rimasti infortunati. Per lui la Vibonese è questo. Amore, passione e lavoro. Dietro le quinte.  

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