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I sindaci vibonesi chiamati oggi a ratificare il subentro alla Regione e a pronunciarsi sul superamento dell’Eco distretto di Sant’Onofrio per conferire su Lamezia. L’Udc: «Suicidio da scongiurare»

Ambiente

Sono ore decisive per il futuro del sistema rifiuti in provincia di Vibo Valentia. I sindaci componenti dell’Ambito territoriale ottimale oggi pomeriggio saranno chiamati a determinarsi, in un’assemblea che si preannuncia infuocata, sul subentro alla Regione Calabria nella gestione del trattamento dei rifiuti solidi urbani. Tra i punti all’ordine del giorno i primi cittadini vibonese troveranno anche la proposta di “accorpamento” all’Ato di Catanzaro, o meglio la possibilità di utilizzare l’impianto di trattamento di tale Ato, sito a Lamezia Terme, in luogo di quello che avrebbe dovuto sorgere in località Palombara del comune di Sant’Onofrio, sito sul quale la stessa assemblea aveva già deliberato positivamente. Tale soluzione viene però da più parti ritenuta antieconomica tanto che già nell’assemblea di oggi si potrebbe arrivare ad un superamento della proposta ed optare, appunto, per la soluzione lametina. In questo senso si è espresso anche il sindaco di Vibo Valentia, Comune capofila dell’Ato, Elio Costa nell’obiettivo di uscire da un impasse che rischia seriamente di compromettere il futuro del territorio sul piano ambientale. Ad stigmatizzare l’atteggiamento di Costa interviene il coordinamento cittadino dell’Udc di Vibo Valentia che esprime «sconcerto, per superficialità e disconoscimento della materia, riguardo alle dichiarazioni del sindaco di Vibo. Affermazioni gravi - vengono definite -, prive di qualsiasi analisi costi-benefici, espresse in plurale maiestatis, dal momento che non esprimono scelte ponderate bensì pensieri di una sola persona». 

Nel merito l’Udc ritiene «scellerata e irresponsabile» l’idea di un accorpamento all’Ato di Catanzaro. E spiega perché. «Tre anni fa, la Regione Calabria trasmise ai soggetti istituzionali calabresi il Piano regionale di gestione dei rifiuti (Prgr) al fine di presentare osservazioni. La prima stesura del Prgr prevedeva per la provincia vibonese soltanto una discarica di servizio e nessun impianto di selezione dei rifiuti da indifferenziato a differenziato. Era una discriminazione rispetto agli altri quattro Ato, dove tali impianti erano previsti (in alcuni casi ex novo, in altri un revamping di quelli esistenti). Per giunta, c’era una violazione del Codice dell’Ambiente, il quale prevede come obbligatorio un impianto di selezione per ogni Ato. Grazie alle osservazioni al Prgr predisposte dall’ex assessore comunale all’ambiente Antonio Scuticchio, la Regione Calabria previde per l’Ato di Vibo Valentia, con l’aggiornamento del Piano, un impianto di selezione e una discarica. E, con esso, un investimento di 45 milioni di euro, dei quali 35 con fondi Por e 10 con i fondi del patto per la Calabria. Costituita l’Ato - ricostruisce ancora l’Udc -, in prima battuta tre comuni offrirono la disponibilità di un sito idoneo per ospitare gli impianti: Vibo Valentia (solo impianto di selezione); San Calogero (solo discarica) e Dinami. Soltanto i primi due vennero ritenuti idonei dalla Regione. Successivamente, a inizio 2017, si candidarono altri due comuni, Sant’Onofrio e Vallelonga. Sicchè la Regione dovette compiere un supplemento di istruttoria, al termine della quale ritenne idoneo con qualche riserva, tra i due, il solo sito di Sant’Onofrio. Nell’autunno 2017 la conferenza Ato, con il voto decisivo di Vibo Valentia (che ha il 20 per cento dei voti ponderati in assemblea) fu deciso che l’impianto (selezione e discarica) dovesse essere individuato a Sant’Onofrio, nell’area di una ex discarica mai bonificata. Ciò nonostante le forti riserve avanzate dall’assemblea circa l’opportunità di individuare come sede di impianto un sito che, inoltre, come emerse dalle denunce del sindaco di Vallelonga, aveva come comproprietaria una società destinataria di interdittiva antimafia».

Quindi l’Udc sottolinea come «oggi si ha conferma indiretta che la scelta del sito di Sant’Onofrio era probabilmente impraticabile sin dall’inizio, al di là delle sia pur rilevanti vicende giudiziarie del sito. Un grave errore, quindi, imputabile in gran parte al sindaco del Comune di Vibo Valentia, e che oggi si vorrebbe nascondere sotto il tappetto con qualche scusa posticcia. Invece, è giusto che i cittadini di tutta la provincia di Vibo Valentia sappiano cosa significherebbe perdere un impianto del genere. Anzitutto, non avrebbe più senso parlare di Ato Vibo Valentia. Un Ambito territoriale ottimale è tale soltanto se è autonomo e autosufficiente. Se invece dipende, come è stato finora, dagli impianti e dalle discariche di altre province, è inutile costituire un ufficio d’ambito, perché tanto la tariffa d’ambito di conferimento rifiuti verrà determinata dall’esterno. Non può essere vero che un sito nel comune di Sant’Onofrio farebbe aumentare i costi. Al contrario, un sito nel territorio della provincia eviterebbe a tutti i comuni di dover pagare la sopratassa di 5 euro a tonnellata stabilita dalla Regione per chi trasporta rifiuti fuori dal territorio provinciale, peraltro destinata ad aumentare. Di certo, invece, c’è che questa provincia, ultima d’Italia per benessere e volume d’affari delle imprese, sta per perdere 45 milioni di investimento pubblico, che ovviamente andranno a beneficio del territorio catanzarese. E’ superficiale affermare di aver rinunciato a realizzare l’impianto di selezione rifiuti nell’area industriale aeroporto di Vibo Valentia a causa dei problemi alla viabilità costituiti dal passaggio di mezzi pesanti. Come se non fosse risaputo che i camion di spazzatura, i quali partono ogni giorno dal Poro e dalla costa per la Daneco di Lamezia o per altri siti fuori provincia, non passassero già dal comune capoluogo! E poi di quanti camion si parla? Di cento o, cifra molto più plausibile, di otto massimo dieci? La verità è che quando si parla di rifiuti si finisce sempre per affrontare problemi di un certo peso e bisogna assumersi responsabilità politiche che il sindaco di Vibo Valentia, evidentemente, vuole evitare. Proprio 21 anni orsono, i sindaci del vibonese, richiesti dal Commissario regionale per l’emergenza rifiuti di mettersi d’accordo e individuare un sito dove trattare i rifiuti, fecero un errore che costò caro alle casse dei loro comuni: decisero di non decidere. Da allora, siamo in balia di scelte altrui. La storia, purtroppo, sembra stia per ripetersi oggi».

In conclusione, «come Udc ci batteremo politicamente per evitare questo suicidio del territorio di Vibo Valentia. Nel contempo, però, invitiamo i consiglieri del comune di Vibo Valentia a riflettere se veramente questo sindaco stia lavorando nell’interesse della città o soltanto per non affrontare alcun problema allo scopo di tirare a campare. E li invitiamo a spiegarci se veramente corrisponde agli interessi della città e della provincia perdere 45 milioni di euro di investimento pubblico, oltre che tornare ad essere una succursale catanzarese».

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Lacnews24.it
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