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Gli incivili tornano al mare e la rada viene ridotta ad una porcilaia. Vanificata la pulizia dei bambini del “Vespucci”. E due donne – Lucia e Elena – si danno appuntamento: così le volontarie sono costrette a sostituirsi al Comune e alla Dusty

Ambiente

«Inizieremo dal decoro», assicura Maria Limardo. Se proprio vuol dimostrare che intende fare sul serio, il sindaco inizi da qui… Vibo Marina, la rada di via Vespucci, una delle spiagge più grandi del litorale vibonese, certamente tra le più affollate in estate. Ecco la solita porcilaia d’inizio stagione: le immagini raccontano molto di più delle parole. Eppure, appena due settimane addietro, erano stati i bambini dell’Istituto comprensivo Vespucci a ripulirla, nell’ambito dell’iniziativa Plastic free promossa dalla Capitaneria di porto. Un paio di giorni di caldo, i primi ombrelloni piantati nella sabbia, e ciò che resta sono rifiuti d’ogni genere sparsi di qua e di là: l’incantevole rada si ritrasforma così nella solita baia dei “lordazzi”. A queste latitudini, il grado di civiltà della collettività non induce ancora i cittadini – nell’assenza (colpa grave del Comune) di cassonetti o mastelli per la differenziata – a portarsi i rifiuti indietro per smaltirli a casa, e così i più educati li portano sulla strada e li accostano al muretto. Quelli che “lordazzi” invece sono proprio fin dentro al midollo, la lasciano direttamente in spiaggia. E’ una situazione che ciclicamente si ripete e si ripropone ogni anno. Al netto delle responsabilità di coloro i quali sporcano, inquinano, scambiano questa striscia di litorale tirrenico per un’immensa comoda lettiera in cui liberare i propri animali, c’è la responsabilità di chi amministra e dell’impresa preposta alla nettezza urbana: qui servirebbe una pulizia quotidiana, lungo la strada e sull’arenile. Una pulizia seria. Ma ciò non avviene. Non è mai avvenuto, neanche in passato. Chi ci vive da queste parti soffre per tutto questo. E’ come se qualcuno venisse in casa tua, perché è bella, perché hai il giardino, hai la piscina, e quando va via lascia rifiuti e sporcizia sparsi ovunque. 

Lucia Quattrocchi è una “fitwalker”. E’ una donna molto conosciuta: maestro di canto, dirige il coro della Parrocchia di Maria Santissima del Rosario di Pompei, a Vibo Marina. Con la sua voce ha incantato le decine di migliaia di fedeli che hanno assistito all’insediamento del Tribunale ecclesiastico che ha dato il via al processo di beatificazione di Natuzza Evolo. Al mattino, viene qui a camminare per tenersi in forma. Fotografa, filma, documenta lo scempio. In spiaggia c’è la sua amica Elena, una delle poche – pochissime persone – che a Vibo Marina porta in giro il suo amato cucciolo, con paletta e sacchetto alla cintola. Elena raccoglie i rifiuti, iniziando dai vetri rotti di una bottiglia di birra. Pulire un chilometro di arenile ridotto a discarica è un’impresa titanica. Elena e Lucia si danno appuntamento al giorno seguente. Servono guanti, bustoni neri e tanto olio di gomito. Farlo oggi, impreparate, è follia. Danno per scontato che domani, come oggi, come ieri, l’impresa preposta alle pulizie non verrà e, se verrà, darà una ramazzata qua e là portando via il grosso ma lasciando il resto. Ma danno per scontato, soprattutto, che appena tutto sarà pulito, i “lordazzi” torneranno e, impunemente, in una città dove i controlli sono solo sulle strisce blu, lasceranno traccia del loro passaggio e della loro identità.

Lacnews24.it
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