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Tropea e la salvaguardia dell’Isola, del porto e della spiaggia: ecco perchè la nuova barriera rischia di creare enormi danni

Il docente universitario e geologo Fabio Ietto sottolinea come le due linee di faglia sotto lo scoglio siano una «bomba ad orologeria» al pari del depuratore "La Grazia". I dubbi sul previsto intervento e tutti i paradossi

Tropea e la salvaguardia dell’Isola, del porto e della spiaggia: ecco perchè la nuova barriera rischia di creare enormi danni
Tropea
Planimetria dell’iintervento

La Regione Calabria ha stanziato 300mila euro in favore del Comune di Tropea per la realizzazione, da metà marzo, di una «ricalibratura e potenziamento della barriera sommersa esistente». L’obiettivo per palazzo Sant’Anna «è ridurre i fenomeni di degrado dei fronti rocciosi rivolti a mare, interessati da crolli dovuti all’azione erosiva del mare e dagli agenti atmosferici». L’intervento prevede una cresta sommersa di 0,50 metri rispetto al livello del medio mare, larga 12 mt. Ma sull’efficacia di questa tipologia d’intervento il geologo Fabio Ietto (docente associato presso il Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra dell’Unical) esprime pubblicamente i suoi «grossi dubbi». [Continua in basso]

Tropea, grotta del “Palombaro”

«Tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 – ha precisato il prof. Ietto – partecipai alla realizzazione della barriera a ferro di cavallo che modificò il profilo dell’Isola. In quell’occasione fu anche abbattuta una buona porzione della parete dello scoglio dove poi si venne a formare la spiaggia denominata “Mare piccolo“».
Conoscendo molto bene l’area in questione, il professionista esprime «grossi dubbi circa la riuscita dell’intervento a salvaguardia delle spiagge e dei lidi esistenti tra l’Isola ed il porto turistico», secondo il nuovo progetto. Ietto, quindi, facendo riferimento alle indagini geologiche effettuate all’epoca, con tanto di studio delle correnti e alle relazioni tecniche depositate al Comune di Tropea, precisa alcune cose importanti: «Le due cavità principali dello scoglio dell’Isola sono frutto di uno sgrottamento causato da due diverse linee di faglia che corrono proprio sotto lo scoglio. La roccia, di qualità molto scadente che caratterizza l’area, fa sì che tutta la parte sovrastante sia assai fragile. Per quanto possano risultare attraenti per i turisti queste due cavità, bisogna sottolineare che invece esse sono molto pericolose per l’incolumità pubblica. All’interno delle stesse, di fatto, sono visibili diversi blocchi poco stabili sul soffitto. Motivo per il quale in passato una delle due grotte venne interdetta per crolli».

Tropea, linea di faglia visibile sullo scoglio dell’Isola

Quindi l’opera che il Comune si appresta a realizzare, dal punto di vista del geologo «è di carattere molto invasiva e potrebbe causare l’effetto contrario. Queste difese rigide a vista non vengono più effettuate poiché si è studiato che i danni superano i benefici». Secondo lo studioso, «prolungare l’ampiezza dell’attuale barriera, senza interromperne il tratto per consentire il naturale apporto di sedimenti alle spiagge, significherebbe costruire un vero e proprio muro. Una trappola per il transito dei sedimenti sotto costa che giungono tra Isola e porto dai torrenti. Quindi l’incremento del moto ondoso non farebbe altro che accrescere il fenomeno erosivo. Optando per una protezione interrotta a tratti si avrebbe un risultato diverso». Ma le sue osservazioni non si limitano solo all’intervento per lo scoglio dell’Isola dove, a suo avviso, una scogliera così ampia come quella che vuol realizzare il Comune, finirebbe con l’intrappolare la maggior parte dei sedimenti in transito sotto costa, impedendo così l’alimentazione della spiaggia immediatamente sottoflutto (mare piccolo e roccette). L’effetto sarebbe quindi un possibile drastico arretramento delle suddette spiagge con conseguenti notevoli danni economici. [Continua in basso]

Parghelia, depuratore consortile “La Grazia” invaso da sedimenti

Sull’origine del porto turistico e del depuratore consortile “La Grazia” il professionista aggiunge: «Tutte le opere portuali comportano scompensi geologici e di ecosistema, ma nel caso di Tropea – e della vicina Parghelia è emblematico il fatto che proprio nella foce del torrente “La Grazia”, nel quale confluisce anche il “Burmaria”, sia stato costruito uno degli ingressi portuali». L’ultima esondazione del torrente che invase il porto risale al 2010. «Per capire la portata di quel torrente e la sua importanza basta osservare il grande deposito di sedimenti proprio al molo d’ingresso. La costruzione, in opposizione alle correnti sottomarine, impedisce la distribuzione sotto costa dei sedimenti. Inoltre vorrei ricordare che proprio nell’alveo di questo torrente esiste la bomba ad orologeria del depuratore – creato con fondi della Comunità europea – e delle corone di frana sovrastanti che, per la loro importanza, sono anche annoverate nell’Atlante delle frane d’Italia. Un paradosso pazzesco che spesso mostro ai miei studenti universitari».

Tropea, esondazione torrente “La Grazia” nel porto turistico nel 2010

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