Sant’Onofrio vuole un “Eco-distretto”: l’incubo discarica aleggia ancora sulla Valle del Mesima

Il sindaco Maragò pensa ad un impianto di trattamento e ad un sito di stoccaggio da 400mila metri cubi. Tra fughe in avanti e interessi privati, torna l'offensiva per piazzare un mega impianto nel Vibonese. Cittadini e sindaci pronti ad opporsi

Il sindaco Maragò pensa ad un impianto di trattamento e ad un sito di stoccaggio da 400mila metri cubi. Tra fughe in avanti e interessi privati, torna l'offensiva per piazzare un mega impianto nel Vibonese. Cittadini e sindaci pronti ad opporsi

Un impianto di trattamento dei rifiuti
Informazione pubblicitaria

Un lembo di terreno bisognerà pur trovarlo. Una striscia di suolo remota e dimenticata dagli uomini buona per buttarci dentro gli scarti dei nostri consumi. Del resto ce lo chiede pure la Regione Calabria che nel nuovo Piano dei rifiuti impone ad ogni Ambito territoriale di rendersi autosufficiente in materia. Un obiettivo di natura pubblica che trova, però, e senza poi troppe difficoltà, sponde private sempre pronte a fiutare l’affare.

Informazione pubblicitaria

E così la questione sempiterna della realizzazione di una discarica nel Vibonese, che ciclicamente investe comunità locali diverse, irrompe (nuovamente) a Sant’Onofrio dove da giorni tiene banco la proposta avanzata dal sindaco Onofrio Maragò nell’ultima riunione dell’Ato n. 4 di Vibo Valentia che, il 14 marzo scorso, ha fatto il punto su un tema sempre scottante.

Piattaforma di recupero spinto. Non da una discarica è partito, per la verità, Maragò. Ma il ragionamento del primo cittadino porta inevitabilmente a quello. Il sindaco ha infatti espresso la disponibilità ad ospitare nel territorio del proprio comune, esattamente in località “Palombara” di Sant’Onofrio, nella zona più conosciuta come Vajoti (foto), considerata area di pregio dal punto di vista naturalistico, la piattaforma per il recupero spinto dei rifiuti che il nuovo piano regionale prevede in ogni ambito territoriale. Impianto al quale vorrebbe affiancare, però, una discarica privata di 400mila metri cubi.

Lo stesso Piano dei rifiuti, infatti, prevede che l’impianto di trattamento debba essere integrato da un’area di stoccaggio della frazione residua in grado di ospitare 200mila metri cubi di rifiuti su scala decennale, il cui finanziamento non è però previsto dalla Regione.

Le mire dei privati. Circostanza questa che vedrebbe l’entrata in scena di una società privata, la Ecolux di Filandari amministrata da costruttore Vincenzo Restuccia, che proprio in località “Palombara” ha progettato un impianto di stoccaggio di rifiuti indifferenziati attualmente in fase di esame dal parte del nucleo di Valutazione impatto ambientale (Via) della Regione Calabria.

Cogliendo al volo l’opportunità, dunque, il primo cittadino santonofrese si è fatto latore di questa proposta che ha trovato la ferma contrarietà dell’opposizione consiliare, dei sindaci dei paesi confinanti e di numerosi cittadini di Sant’Onofrio, che vedono riproporsi all’orizzonte un progetto già paventato nel 2015 (e precedentemente nel 2013) e che era stato contrastato dall’amministrazione comunale guidata dall’allora sindaco Tito Rodà e da un comitato spontaneo formato, tra gli altri, dall’attuale sindaco Onofrio Maragò.

All’epoca si era di fronte, tuttavia, ad un progetto diverso che prevedeva la realizzazione di una discarica che, nella medesima località, avrebbe potuto accogliere anche rifiuti pericolosi. In quel caso il Comune eccepì l’elevata sismicità del sito che ne sconsigliava la realizzazione specie. Eccezione accolta dalla Regione nonostante un primo parere favorevole. Ad avanzare quella proposta fu la stessa Ecolux, società il cui 50 per cento è detenuto dalla Banplastik di Vibo Valentia amministrata da Vincenzo Massa, già sindaco di Vazzano ed ex assessore provinciale della Giunta Bruni.

Sindrome “Nimby”: Non nel mio giardino. Stessi attori quindi per un progetto che, con sfumature diverse, da anni cerca uno sfogo nell’area della vallata del Mesima, tra i comuni di Sant’Onofrio, Stefanaconi, Vazzano e Vallelonga, trovando la ferma opposizione di amministratori e cittadini che hanno dato vita a comitati spontanei capaci, come a Stefanaconi nel 2014, di fronteggiare l’offensiva di veri “mostri sacri” del settore come quella del ras romano delle discariche, l’imprenditore Manlio Cerroni, avvocato ottuagenario a capo di una vera e propria holding della monnezza che aveva puntato le sue mire sullo stesso territorio, introdotto dai buoni uffici di faccendieri locali.

Discarica a Vallelonga, progetto sempre attuale

La differenza attuale è che la proposta parte proprio dagli amministratori di Sant’Onofrio, convinti della bontà di un progetto che promette, se supportato dalla raccolta differenziata spinta, di abbattere sensibilmente i costi di trattamento, trasporto e smaltimento della frazione indifferenziata dei rifiuti (fissata sulla carta dal piano regionale al 35 per cento) con ricadute positive sulle casse comunali e sulle tasche dei cittadini.

L’Eco-distretto di Sant’Onofrio. In un quadro virtuoso (e dunque con i comuni dell’Ato n. 4 in grado di spingere la raccolta differenziata al 65%), per Maragò, la «piattaforma consentirebbe di recuperare un quota importante di materie prime seconde riducendo lo smaltimento in discarica a meno del 20% (pari al 7% dei rifiuti indifferenziati totali e senza sostanze di natura biodegradabile)». Fattore che arriverebbe poi ad essere “ottimale” affiancando l’impianto al sito di stoccaggio, il che consentirebbe di abbattere i residui costi di trasporto dei rifiuti, così trattati, in discarica. Configurando il sito come un sistema integrato per il trattamento della spazzatura o, com’è stato sapientemente ribattezzato, un “Eco-distretto”. Di più, a Maragò non dispiace l’idea che la società privata che si occuperà della realizzazione del sito, bonificherà anche i residui della vecchia discarica insistente in località “Palombara”.

Riserve e perplessità. Argomentazioni che non hanno convinto l’opposizione comunale di Sant’Onofrio guidata dai già candidati a sindaco Pietro Lopreiato e Salvatore Bulzomì che, convocati dal primo cittadino il 16 marzo scorso, hanno espresso molte riserve. «Non si può imporre un simile progetto dall’alto – hanno tuonato -. Maragò avrebbe dovuto portare la questione in Consiglio prima di proporla nella riunione dell’Ato».

Riserve sul progetto sono state palesate anche dai primi cittadini dei paesi limitrofi a loro volta chiamati da Maragò, il 21 marzo, ad esprimersi in merito agli impianti. Alla riunione tra sindaci, aperta ai cittadini, hanno preso parte i rappresentanti dei Comuni di Filogaso, Stefanaconi e Vazzano. Nessuno da Maierato e Pizzoni (pur invitati), pochissimi i cittadini.

Le perplessità maggiori si sono palesate rispetto all’ampiezza dell’impianto di stoccaggio previsto (400mila metri cubi) che «difficilmente – hanno detto – sarà gestito dai privati solo per coprire il fabbisogno della provincia vibonese, aprendo dunque la strada a possibili conferimenti da altre province. Ciò – hanno ravvisato i sindaci presenti – inevitabilmente comporterà, tra le altre cose, un maggior traffico di autocompattatori che si troveranno a percorrere le dissestate arterie provinciali e a passare nei centri abitati».

Nuove lotte all’orizzonte? Si alza dunque il livello d’attenzione sulla questione mentre già nella prossima riunione dell’Ato è atteso un parere di fattibilità sulla proposta di Maragò e in paese permangono molti interrogativi sull’opportunità di un simile progetto. E anche nei paesi vicini la questione è destinata a far discutere: a Vazzano il sindaco Domenico Villì la porterà all’ordine del giorno già nel prossimo consiglio comunale.