Ha suscitato grande clamore la notizia del progetto di un mega-impianto fotovoltaico - rivelata ieri da ilvibonese.it e lacnews24.it -, che una società con sede a Roma (la Fri.el Spa) ha proposto di realizzare in località Vinci-Perrone, nel Comune di Pizzo, a cavallo con il territorio del comune di Maierato.

Un impianto che si estenderebbe per ben 79 ettari proprio nella Piana degli Scrisi, su terreni ad alta vocazione agricola dove si coltiva il pregiato grano antico Rosìa, posto sotto tutela dal ministero dell’Agricoltura, dalla Regione Calabria e già inserito nell’Arca del gusto di Slow Food.

Da ieri si susseguono reazioni da parte di associazioni e organizzazioni di varia estrazione, dal Gal Terre Vibonesi al Distretto del Cibo del territorio rurale vibonese, e anche da posizioni diametralmente opposte come nel caso di Federcaccia e Wwf. Tutte, in sostanza, dicono sì alle rinnovabili ma al contempo bocciano il progetto Pizzo-Vinci ritenendo che il consumo di suolo agricolo che lo stesso sottende sia da scongiurare in un’area di tale valore ambientale e produttivo.

Ora, allo scopo di organizzare le iniziative a difesa del territorio, l’Associazione contadini di Maierato chiama a raccolta, per domenica 19 luglio alle 16.30, al centro di aggregazione sociale di Maierato, Istituzioni, organizzazioni di categoria, associazioni, cittadini e organi di stampa.

Un’assemblea pubblica in previsione della quale si rimarca, come già ampiamente segnalato, che il progetto «interessa un’area agricola di pregio, e che la documentazione tecnica del proponente definisce l’attività agricola come “complementare”, configurando di fatto una sottrazione di suolo produttivo e una riduzione dell’agricoltura a funzione secondaria, con impatti rilevanti sulla continuità delle aziende agricole locali. Questo progetto - spiega l’organizzazione che fa capo al presidente Vincenzo Griffo - mette a rischio un patrimonio agricolo, culturale e identitario che appartiene all’intera comunità».

La posizione di Coldiretti Vibo Valentia

Sul punto prende posizione anche la Coldiretti, tramite una nota del presidente provinciale Giuseppe Porcelli. «La transizione energetica rappresenta una sfida fondamentale che Coldiretti sostiene con convinzione, ma non può e non deve entrare in conflitto con la tutela del suolo agricolo e con la produzione di cibo - spiega Porcelli -. Condivido pienamente quanto espresso dalla presidente del Distretto del Cibo del territorio rurale vibonese, Luisa Caronte, così come apprezzo la posizione assunta dal presidente del Gal Terre Vibonesi, Vitaliano Papillo, e da tutti i sindaci, gli amministratori, le organizzazioni agricole, le associazioni e i cittadini che in queste ore stanno contribuendo ad un confronto serio e responsabile sul futuro del nostro territorio».

Come presidente di Coldiretti Vibo Valentia «ritengo che sia necessario distinguere tra un agrivoltaico che integra realmente l’attività agricola e un utilizzo del suolo che rischia, invece, di ridurre la produzione agricola ad un elemento marginale. L’agricoltura non può diventare un semplice requisito formale per realizzare impianti energetici. La posizione di Coldiretti è chiara: sì alle energie rinnovabili, sì all’innovazione e all’autonomia energetica delle imprese agricole, ma senza sacrificare il suolo fertile, patrimonio strategico e non riproducibile. Per questo è prioritario valorizzare i tetti dei fabbricati agricoli e industriali, le aree dismesse, i siti compromessi e tutte le superfici già impermeabilizzate, limitando il consumo di terreni destinati alle produzioni agroalimentari».

Il territorio vibonese, per Porcelli, «ha costruito negli anni un’identità fondata sulla qualità delle sue produzioni, sulla Dieta Mediterranea e sulle sue eccellenze. È un patrimonio che Coldiretti, il Distretto del Cibo del territorio rurale vibonese, il Gal Terre Vibonesi e tutte le istituzioni impegnate nello sviluppo locale hanno il dovere di difendere e valorizzare. Per questo chiediamo che ogni progetto venga valutato con il massimo rigore tecnico, agronomico e paesaggistico, verificando che l’attività agricola rimanga realmente prevalente e produttiva. Solo così sarà possibile coniugare la transizione energetica con la tutela dell’agricoltura, del paesaggio e del futuro delle nostre comunità rurali. Su temi così delicati non servono contrapposizioni ideologiche, ma responsabilità, ascolto e una visione condivisa. L’obiettivo - conclude Giuseppe Porcelli - deve essere quello di costruire un modello di sviluppo capace di coniugare sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e tutela del reddito delle imprese agricole, nell’interesse dell’intero territorio».