Ancora una reazione alla notizia, divulgata in anteprima dal nostro giornale, del rigetto da parte del Dipartimento sostenibilità ambientale della Regione Calabria del progetto Pizzo-Vinci, mega-impianto fotovoltaico destinato ad occupare oltre 73 ettari di terreno agricolo sulla Piana degli Scrisi, tra Pizzo e Maierato.

Ad esprimere soddisfazione, aggiungendo importanti considerazioni, è il presidente di Coldiretti Vibo Valentia, Giuseppe Porcelli, da subito schieratosi insieme all’organizzazione agricola al fianco dell’Associazione contadini di Maierato.

«Accolgo con grande soddisfazione la decisione che ha portato alla dichiarazione di improcedibilità, alla chiusura e all’archiviazione del procedimento - scrive oggi Porcelli -. È un risultato importante per un territorio e per una battaglia nella quale ho creduto e che ho deciso di sposare sin dall’inizio, quando l’esito non era affatto scontato».

E aggiunge: «credo sia importante essere precisi: non si tratta di una bocciatura definitiva nel merito del progetto. Ma altrettanto importante è che questa procedura sia stata fermata perché non ricorrevano le condizioni per proseguire l’istruttoria. Per chi, come noi, ha chiesto sin dall’inizio il massimo rigore nell’esame di un intervento di tali dimensioni su un territorio agricolo così importante, questo rappresenta certamente un risultato di cui essere soddisfatti».

Per Porcelli la vicenda ha un significato che va oltre il singolo caso. «La mia posizione - spiega - nasce prima ancora che il progetto Pizzo-Vinci diventasse un caso pubblico. Già a giugno, commentando il riconoscimento ministeriale del grano Rosìa come varietà da conservazione, avevo posto pubblicamente il problema: non possiamo celebrare una produzione identitaria e la biodiversità agricola e, contemporaneamente, non interrogarci sulla trasformazione dei terreni produttivi sui quali quelle produzioni sono nate e possono continuare a svilupparsi. La Piana degli Scrisi non è un’area vuota sulla quale tracciare delle linee in una planimetria. È terra agricola, lavoro, imprese, paesaggio rurale e biodiversità. È soprattutto uno dei luoghi simbolo del grano Rosìa. Per questo ho ritenuto necessario schierarmi immediatamente al fianco degli agricoltori».

La posizione assunta a livello provinciale «si inserisce nel solco della linea che Coldiretti porta avanti a livello nazionale e regionale: sostenere la transizione energetica, favorire la produzione di energia nelle aziende agricole e contrastare, allo stesso tempo, il consumo indiscriminato di suolo fertile. Una linea che indica come prioritarie le coperture di stalle, cascine, magazzini e strutture produttive, le aree industriali e dismesse e, più in generale, le superfici già compromesse, e che considera l’agrivoltaico sostenibile solo quando la continuità dell’attività agricola rimane concreta e verificabile».

«Questa distinzione per me è essenziale - argomenta Porcelli -. Non siamo contro il fotovoltaico. Le aziende agricole devono poter produrre energia, ridurre i propri costi ed essere protagoniste della transizione ecologica. Ma una cosa è installare impianti sui tetti, utilizzare superfici già compromesse o costruire un vero progetto agrivoltaico nel quale l’agricoltore continua concretamente a produrre; altra cosa sarebbe utilizzare la parola “agrivoltaico” per giustificare progetti nei quali la funzione energetica diventa dominante e quella agricola residuale».

La vicenda della Piana degli Scrisi, si legge ancora nella nota «ha visto inoltre una mobilitazione ampia. Coldiretti, insieme alle altre organizzazioni professionali agricole, ha partecipato alle iniziative istituzionali e alle osservazioni rivolte alla Regione. A queste si sono affiancati l’Associazione Contadini di Maierato, amministrazioni comunali, associazioni e cittadini. Questo risultato appartiene a un territorio che ha saputo reagire. Va riconosciuto il lavoro degli agricoltori, dell’Associazione Contadini di Maierato, delle organizzazioni agricole, delle amministrazioni comunali e di tutti coloro che hanno contribuito a mantenere alta l’attenzione. Va dato atto anche agli uffici regionali di avere svolto le verifiche istruttorie e di avere assunto le proprie determinazioni in presenza delle carenze riscontrate».

La stessa Regione, «ha evidenziato come dalle osservazioni formulate siano emersi profili di rilevante interesse. Per me questo è uno degli aspetti più significativi - aggiunge il presidente di Coldiretti Vibo -. Significa che i temi che abbiamo sollevato non erano slogan, ma questioni reali che meritavano di entrare nell’istruttoria pubblica. Il grano Rosìa, in particolare, non può essere considerato soltanto un simbolo. Se lo Stato ne riconosce il valore come varietà da conservazione, quel riconoscimento deve tradursi anche in una maggiore attenzione verso i territori nei quali questa biodiversità viene custodita e può continuare a essere coltivata».

Porcelli invita tuttavia a non considerare conclusa definitivamente la questione. «La soddisfazione di oggi non significa abbassare la guardia - scrive -. Se dovessero tornare progetti di questa natura sulla Piana degli Scrisi, continueremo a chiedere una cosa molto semplice: dimostrare concretamente che l’agricoltura resta agricoltura. Non basta indicare una coltivazione in una relazione tecnica; bisogna dimostrare chi coltiverà, come coltiverà, con quali mezzi, con quale produttività e con quale continuità nel tempo. E quando si interviene in un territorio nel quale viene custodita una varietà come il Rosìa, questa valutazione deve essere ancora più rigorosa».