Il naturalista denuncia le opere sul litorale di Pizzo: «Le ruspe scaricano detriti in acqua». Perplessità sui lavori per il ripascimento della barriera frangiflutti: «Il collaudo viene affidato al mare»
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Nel dibattito sulle recenti opere marittime nel territorio di Pizzo interviene il naturalista Pino Paolillo, con una nota che riporta l’attenzione, in particolare, sulle modalità di esecuzione dei lavori di ripascimento della scogliera a difesa del molto Pizzapundi e sull’impatto ambientale delle operazioni in corso.
Paolillo esprime innanzitutto sorpresa per la posizione dell’amministrazione comunale, sottolineando: «Mi sarei aspettato da parte dello stesso sindaco di Pizzo una vibrata presa di posizione contro quello che, agli occhi di molti, è subito apparso come un intervento a dir poco scriteriato», evidenziando una distanza tra percezione civica e risposta istituzionale.
Viene richiamata anche la genesi dell’intervento, che secondo il naturalista non sarebbe riconducibile all’ente locale: «Mi trovo costretto, mio malgrado, a registrare l’ennesima difesa d’ufficio di un’opera che, oltre tutto, non è stata partorita nelle stanze di Palazzo San Giorgio, ma addirittura nella Cittadella Regionale», con un riferimento diretto alla Cittadella Regionale e a Palazzo San Giorgio. «Mi sarei aspettato, insomma, per il suo ruolo di primo cittadino di questo paese, un sacrosanto moto di ribellione e di rabbia, lo stesso che è stato manifestato sui tanto deprecati “social” dai suoi concittadini».
Particolarmente critica la descrizione delle operazioni in mare, dove vengono chiamate in causa le ruspe e la gestione dei materiali: «Ruspe che hanno letteralmente scaricato in mare, oltre ai massi, detriti, polveri e pietrisco vario che nulla hanno a che fare con la protezione del molo», con una forte enfasi sull’impatto ambientale.
La nota solleva inoltre interrogativi sulla legittimazione amministrativa degli interventi: «Se la regione ha autorizzato e certificato che si possano scaricare a mare non solo massi ma detriti e frammenti di roccia, dobbiamo stare zitti, prendere tutto per oro colato piuttosto che per pietrisco versato?».
Il naturalista insiste poi sul tema della verifica reale dell’efficacia delle opere: «Si affida al mare e alla prossima mareggiata il compito di verificarne l’efficacia», introducendo un elemento critico sul metodo di collaudo, definito indirettamente come collaudo meteomarino.
Non manca una previsione sulle possibili conseguenze: «Se il collaudo meteomarino dovesse andare male… che si fa, aspettiamo altri dieci anni un nuovo super pontone, visto che non possiamo chiedere i danni a Nettuno?», con un riferimento evocativo al mare e alle responsabilità istituzionali.
Infine, una riflessione sulla trasparenza delle operazioni, descritte come visibili e impattanti: «Le operazioni di scarico si sono svolte alla luce del sole di giorno e dei fari di notte, con annesso tetro frastuono da togliere il sonno», accompagnata da una critica alla validazione tecnica sintetizzata nell’immagine «dell’oste che, interrogato, assicura l’ottima qualità del prodotto».





