I promotori sollecitano Soprintendenza e Provincia a controllare la coerenza paesaggistica dei lavori tra La Marina e la Seggiola: «I rendering completamente differenti da quanto realizzato, intervenire prima che sia troppo tardi»
Tutti gli articoli di Ambiente
PHOTO
«Si poteva “cancellare” il mare come invece è stato fatto?». Non hanno intenzione di far cadere questa semplice ma cruciale domanda alcuni cittadini di Pizzo (ma non solo), che nei giorni scorsi hanno presentato una richiesta di informazioni alla Soprintendenza dei Beni archeologici, culturali e paesaggistici per chiedere delucidazioni sulla barriera frangiflutti realizzata alla Marina di Pizzo, lungo il tratto di costa tra Pizzapundi e la Seggiola.
Un’opera contro le mareggiate che cambia il panorama
L’intervento, pensato per contrastare i danni delle mareggiate, appare oggi come una barriera insormontabile di calcestruzzo che, nei fatti, chiude alla vista il panorama. Per tenere alta l’attenzione e sollecitare l’adesione di altri cittadini alla loro protesta, i promotori hanno deciso di avviare una petizione online, raccogliendo le firme sul portale change.org. La petizione è indirizzata alla Soprintendenza e alla Provincia di Vibo Valentia e punta il dito sulla distanza rilevante tra quanto autorizzato e quanto poi effettivamente realizzato.
Il confronto tra progetto e realtà
«Noi cittadini di Pizzo chiediamo una verifica ufficiale sull’intervento di cosiddetta “messa in sicurezza del lungomare” nel tratto La Marina – Seggiola», si legge nel testo, che nasce dal confronto diretto tra le tavole progettuali approvate e lo stato attuale dei luoghi. Un confronto supportato da fotografie e riprese aeree che, a detta dei promotori, mostrerebbe «differenze evidenti e oggettive».
Dai rendering alla barriera in calcestruzzo
Secondo quanto riportato, l’intervento che nei rendering appariva come un’azione limitata e leggera si sarebbe tradotto in un’opera ben più impattante. «Ciò che nel progetto appariva come un intervento leggero di riposizionamento della scogliera si presenta oggi come una barriera continua di grandi blocchi in calcestruzzo», scrivono i cittadini, sottolineando come «l’impatto visivo reale è molto superiore a quello mostrato nelle immagini progettuali» e come «il rapporto tra mare, passeggiata e costa risulta profondamente alterato».
Un fronte mare trasformato in modo permanente
Il fronte mare di Pizzo, luogo identitario e fortemente simbolico per la comunità, viene descritto come «trasformato in modo permanente e infrastrutturale, diverso da quanto comunicato e valutato in fase autorizzativa». Un cambiamento che non viene letto solo in termini estetici, ma come una modifica strutturale del paesaggio costiero e della percezione dei luoghi.
«Non contro la sicurezza, ma per la trasparenza»
I promotori tengono a precisare che l’iniziativa non nasce da una contrapposizione ideologica agli interventi di sicurezza. «Non chiediamo di mettere in discussione la sicurezza, ma di garantire trasparenza, correttezza e tutela del paesaggio, bene pubblico e identitario della nostra città», affermano. La richiesta alla Soprintendenza è circoscritta e puntuale: verificare «se l’opera realizzata corrisponda effettivamente a quanto autorizzato» e «se la valutazione paesaggistica sia stata basata su rappresentazioni fedeli dell’esito finale dell’intervento».
Il dossier fotografico e l’appello ai cittadini
Alla petizione è allegato un dossier fotografico comparativo, pensato come strumento di supporto alla verifica richiesta. Firmare, sottolineano i cittadini, «significa chiedere chiarezza, non polemica».
La percezione tra disegno e realtà
Il cuore della riflessione va però oltre il singolo cantiere. «Quando guardiamo un progetto, soprattutto uno che riguarda il paesaggio, non dovremmo chiederci solo “a cosa serve?”, ma anche “come apparirà davvero?”». È qui che entra in gioco il tema della percezione, definita come l’elemento che spesso si perde «tra un disegno e la realtà».
«Molto diversa da come ce l’avevano raccontata»
Nei rendering, spiegano i promotori, «la scogliera sembrava un elemento discreto, quasi naturale, un semplice adeguamento della costa». La realtà osservata oggi sarebbe invece «una massa continua di blocchi in calcestruzzo, alta, rigida, dominante. Tecnica, certo. Ma anche molto diversa da come ce l’avevano raccontata».
Autorizzazioni e rappresentazioni del futuro
Un passaggio centrale della petizione riguarda il processo autorizzativo e il ruolo delle immagini di progetto. «Le autorizzazioni paesaggistiche non si basano soltanto su calcoli strutturali, ma su immagini, simulazioni, rappresentazioni dell’esito finale», ricordano i cittadini. Se queste rappresentazioni «attenuano l’impatto reale, la valutazione rischia di essere incompleta», anche «non per forza in mala fede, ma per una narrazione parziale del futuro».
Il richiamo alla Costituzione
A rafforzare il senso dell’iniziativa viene richiamato il quadro normativo. «Dal 2022 il paesaggio è esplicitamente tutelato dalla Costituzione italiana», viene ricordato, come «valore primario e preferenziale, insieme all’ambiente e agli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni». Una tutela che implica un cambio di prospettiva: «il paesaggio non è più un dettaglio estetico da compensare, ma un bene fondamentale da valutare prima, non dopo».
Intervenire ora, prima che sia definitivo
Da qui l’urgenza dell’intervento richiesto. «Quando un cantiere è ancora in corso, correggere le discrepanze è possibile», scrivono i promotori, mentre «farlo dopo, quando tutto è concluso, diventa molto più difficile — se non impossibile». La richiesta alla Soprintendenza viene quindi letta come un’occasione per riallineare opera, progetto e autorizzazioni, senza negare l’utilità dell’intervento ma riportandolo «a coerenza con quanto rappresentato, valutato e autorizzato».
Una riflessione che va oltre Pizzo
Il messaggio finale guarda oltre Pizzo e parla a tutti i territori. «La sicurezza è indispensabile. Ma anche il paesaggio lo è: perché non è un lusso, è un patrimonio collettivo fatto di memoria, identità e relazione tra l’uomo e i luoghi». E la lezione affidata alla petizione è netta: «un progetto va giudicato non per come appare sulla carta, ma per come cambierà davvero il mondo reale». Perché, concludono, «il paesaggio non è ciò che resta dopo un’opera, ma ciò che un’opera deve imparare a non togliere».



