VIDEO | Tutelata come pianta monumentale, la grande e antica Araucaria ha subito il taglio della cima prima che la Polizia municipale riuscisse a fermare tutto. Il dolore dei residenti: «Mi sono affacciata e ho visto uno appeso con la motosega, non ci potevo credere». Italia Nostra: «La Procura intervenga»
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Un risveglio amaro, segnato dal rumore metallico delle motoseghe che ha rotto il silenzio del centro storico. Pizzo si è ritrovata ieri a fare i conti con lo sfregio a uno dei suoi simboli naturali più preziosi: l’imponente Araucaria ultracentenaria, nota come «l’albero dei dinosauri». Un esemplare che ha attraversato due secoli di storia, sopravvivendo a conflitti mondiali, e che ha rischiato di sparire in pochi minuti sotto i colpi di un intervento privato.
L’abbattimento è stato interrotto grazie alla segnalazione di alcuni cittadini e al tempestivo intervento della Polizia municipale, ma il danno alla chioma è visibile. L’albero, vincolato come monumento naturale ai sensi della Legge 10/2013, si trova all'interno di una proprietà privata recentemente acquisita. Secondo quanto emerso, il nuovo proprietario avrebbe inteso rimuovere l'esemplare per far spazio a una piscina.
Il giallo della diffida
Il Comune di Pizzo, attraverso una nota ufficiale, ha fatto sapere di aver inviato una formale diffida per inibire qualsiasi intervento. Ma pare che la missiva sia stata recapitata al vecchio proprietario dell’immobile e non all'attuale titolare, che ha quindi proceduto con il taglio.
La voce dei residenti: «Dolore e rabbia»
Tra chi ha assistito alla scena, lo sgomento è tangibile: «Uno scempio, hanno fatto finta di non sapere e hanno cominciato a tagliarlo. I vigili e i carabinieri sono intervenuti riuscendo a fermare l’operazione, ma la chioma era ormai stata recisa. Lo stavano demolendo per farci una piscina. Stamattina, come ho aperto la finestra, ho visto uno arrampicato con la motosega. Cosa ho provato? Dolore, sgomento e tanta rabbia».
L’appello per la salvezza del «fossile vivente»
Lo storico Antonio Montesanti, da tempo impegnato nella battaglia per la catalogazione dell’albero nei registri nazionali, non nasconde l'amarezza. Lo abbiamo raggiunto nella sua bottega artigiana. Ci mostra le foto storiche dove l’Araucaria svetta già adulta all'inizio del '900.
«Questo albero rappresenta l’identità dei luoghi più di certi monumenti – spiega Montesanti – ed è triste non vederlo più integro. Da tempo sollecitavamo il Comune a una tutela specifica. C’è stata una sottovalutazione costante. Abbiamo permesso che si ritenesse un progetto imprenditoriale superiore a un bene della comunità».
Nonostante le ferite, la speranza non è spenta: «Se viene curato subito da un agronomo, tamponando le punte tagliate, l’albero può riprendersi. Sarà meno bello di prima, ma resterà come monito per tutti noi. Non è una morte, perché ha ancora le sue radici e può continuare a darci lezioni come fa da oltre due secoli».
Mentre la comunità attende risposte sulle responsabilità amministrative e private, l’Araucaria resta lì, svettante sopra i tetti di Pizzo, mutilata ma ancora in piedi.
Italia Nostra: «Un unicum paesaggistico»
Sulla vicenda è intervenuto con durezza anche Alessandro Caruso Frezza, presidente della sezione vibonese di Italia Nostra, che sottolinea il valore inestimabile della pianta: «L'albero costituisce una vera e propria architettura vegetale perché rappresenta il legante dell’intero edificato storico di Pizzo Calabro. È una costante iconografica e scenica di ogni evento storico accaduto lungo tutto il 1900».
L’ambientalista evidenzia come l'esemplare sia un bene paesaggistico tutelato per legge: «Connota il paesaggio in maniera tale da renderlo unico. La sua assenza lo rende una rarità paesaggistica, un unicum in termini non solo relativi ma perfino assoluti. Il book fotografico inviato dal Comune alla Regione, con foto dai primi del 1900 a oggi, documentava tutto. Ed oggi è successo quello che è successo».
L'associazione ha lanciato un appello alla mobilitazione collettiva: «Italia Nostra invita tutte le associazioni e i cittadini ad esprimere il proprio sdegno e a riunirsi in un prossimo pubblico incontro nella piazza centrale di Pizzo. Chiediamo che la Procura della Repubblica intervenga: qui è in gioco tutta la credibilità, nazionale ed internazionale, di Pizzo e dell’intera Calabria».



