Nuove decisioni dal Tdl di Catanzaro per gli indagati nell’ambito delle operazioni antimafia denominate Jerakarni e Conflitto contro i clan Emanuele-Idà e Loielo attivi nelle Preserre vibonesi. In particolare, i giudici del Riesame hanno confermato le misure cautelari nei confronti di: Michele Carnovale, 26 anni, di Piscopio; Marco Fiorillo, 38 anni, di Piscopio ma residente a Milano; Giovanni Nesci, 29 anni, di Sorianello; Nicola Criniti, 40 anni, di Soriano Calabro; Salvatore Emmanuele, 32 anni, di Gerocarne; Rinaldino Loielo, 31 anni, di Gerocarne; Gaetano Emanuele, 51 anni, di Ariola di Gerocarne.

Le accuse

Michele Carnovale è indagato e resta in carcere nell’ambito dell’operazione Jerakarni e deve rispondere di molteplici capi d’imputazione, tra cui il principale è quello di associazione mafiosa (‘ndrina Emanuele-Idà). Sotto l'egida del capo promotore Franco Idà ed alle dirette dipendenze di Michele e Marco Idà, di cui “eseguiva gli ordini”, Michele Carnovale avrebbe contribuito alla realizzazione degli obiettivi della consorteria e delle azioni delittuose da compiere, garantendo il controllo del territorio ed il sostentamento economico del sodalizio, anche assumendo la titolarità fittizia dell'impresa "Idà' Cars", attività “strettamente funzionale alla realizzazione del programma espansionistico del gruppo, anche quale sede dei summit mafiosi cui partecipava in prima persona e luogo di incontro con esponenti di altre consorterie e fornitori all'ingrosso di sostanza stupefacente”, prendendo parte anche alla materiale consumazione di condotte propedeutiche alla realizzazione di fatti estorsivi, con un ruolo di “primo piano nella gestione del settore di primario interesse del clan, costituito dal commercio di sostanza stupefacente”.


Obbligo di dimora confermato nel comune di residenza, con divieto di uscire di casa dalle ore 20 alle 7 del mattino, oltre all’obbligo di firma alla polizia giudiziaria quattro volte a settimana, per Marco Fiorillo, anche lui coinvolto nell’operazione Jerakarni. E’ accusato di aver ricevuto da alcuni componenti della famiglia Idà di Gerocarne 40 chili di marijuana dietro corrispettivo di 148mila euro. In altra occasione (risalente al novembre 2020), Marco Fiorillo è invece accusato di aver ricevuto 10 chili di marijuana al prezzo di 37mila euro.
Resta invece in carcere Giovanni Nesci, coinvolto nell’operazione “Conflitto”. Tra le accuse nei suoi confronti la detenzione di armi e la spendita di banconote false.


Associazione mafiosa e detenzione illegale di numerose armi (anche da guerra) e munizioni, le principali accuse per Rinaldino Loielo, figlio del boss Vincenzo Loielo, quest’ultimo ucciso dal clan Emanuele insieme al fratello Giuseppe in un agguato avvenuto nel 2002 nei pressi dell’acquedotto di Gerocarne. Salvatore Emmanuele è invece coinvolto nell’operazione Jerakarni con le accuse di associazione mafiosa (clan Emanuele-Idà con il ruolo di coordinatore del sodalizio), detenzione illegale di armi, furto e tentato omicidio ai danni di Walter, Valerio e Rinaldino Loielo. Resta infine in carcere anche Gaetano Emanuele, ritenuto il capo indiscusso (insieme al fratello Bruno che sta scontando l’ergastolo per gli omicidi di Giuseppe e Vincenzo Loielo) dell’omonimo clan. Gli vengono contestati i reati di associazione mafiosa e narcotraffico.