Il legale Michele Gigliotti racconta l’attesa e la fiducia nella magistratura di una famiglia piegata dal dolore: «Speriamo che si possa porre fine a una vicenda terribile». Ora si guarda al processo: «Ci costituiremo parte civile»
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«Ci siamo sentiti stamane nelle prime ore del giorno, era ancora buio. Mi ha contattato Martino dalla Svizzera. È stata una telefonata connotata da grande commozione da entrambe le parti». Così l’avvocato Michele Gigliotti a poche ore dall’operazione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha fatto luce sui presunti responsabili dell’omicidio di Filippo Ceravolo, il 19enne di Soriano Calabro ucciso per errore il 25 ottobre 2012, nel pieno della faida delle Preserre vibonesi.
«Sono anni che stiamo attendendo di avere ufficialmente i nomi di quelli che oggi sono considerati i presunti responsabili dell’omicidio del giovane Filippo. È una giornata molto importante, come lo stesso Martino ha avuto modo di dire insieme alla moglie Anna». L’attesa, racconta il legale, non è stata priva di segnali. «In realtà già settimana scorsa, in occasione dell’applicazione della misura cautelare emessa nell’ambito dell’operazione Jerokarni, avevamo presagito che di lì a poco ci sarebbero state delle novità estremamente importanti».
E ancora: «Avevamo avuto modo di leggere molti articoli, in particolar modo le rivelazioni del collaboratore di giustizia Walter Loielo che sta facendo luce su alcuni aspetti che fino ad oggi erano rimasti un po’ nell’ombra».
Operazione anti ‘ndrangheta, nel mirino gli assassini di Filippo Ceravolo. La gioia di papà Martino: «Giornata bellissima»Nel racconto, il tempo trascorso pesa come un macigno. «Più volte ho chiesto a Martino di placare la sua rabbia, perché spesso avrebbe voluto manifestarla per il lungo tempo trascorso da quel maledetto 25 ottobre 2012. Devo dire la verità: ha mostrato grande pazienza e soprattutto ha riposto enorme fiducia nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine».
La prospettiva ora è quella del processo. «Aspettiamo che le accuse vengano formalizzate in un avviso di conclusione indagine e quindi che si arrivi a giudizio, dove anticipiamo la nostra intenzione di costituirci parte civile».
Una scelta che coinvolgerà l’intero nucleo familiare: «La famiglia certamente chiederà di partecipare al processo nelle vesti di parte civile. Ritengo anche che diverse associazioni lo faranno, in modo che il contrasto al fenomeno mafioso trovi voce anche nelle aule di giustizia».
Ma nessun risarcimento potrà davvero colmare la perdita. «I danni, nel caso della famiglia, possono essere solo di natura economica, ma non vi sarà mai un ristoro pieno. Si tratta di una famiglia distrutta e piegata».
E il ricordo torna al dramma umano: «Ho dovuto aiutare Martino, Anna e altri familiari a superare momenti connotati da fortissime criticità. Non è difficile immedesimarsi in due genitori che hanno perso l’unico figlio maschio, la luce di quella casa».
Filippo, ribadisce il legale, «era estraneo a qualunque contesto criminale». Il vero obiettivo dei killer era un altro: «Il target era il proprietario dell’auto, Domenico Tassone. Questo ha creato sgomento e ulteriore dolore».
Il silenzio investigativo, necessario alle indagini, ha aggravato la sofferenza: «In alcune occasioni ha amplificato stati d’animo che non auguro a nessuno». Poi, finalmente, la svolta. «Le dico che sono commosso anche adesso, perché abbiamo visto la luce stamattina. È trascorso tanto tempo, ma è arrivata la risposta che abbiamo atteso».
Una fiducia costruita anche nei rapporti istituzionali: «Abbiamo incontrato il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio, che con il suo modo estremamente garbato ha rassicurato Martino. Gli ha detto semplicemente: “Abbi fiducia, dammi fiducia, noi procederemo. Le investigazioni hanno bisogno di tempo”».
Oggi quella fiducia sembra trovare conferma. «Speriamo che quelle che sono oggi le incolpazioni provvisorie possano trovare tutti i riscontri nell’ambito di un processo e che si possa porre fine, definitivamente, a questa tristissima vicenda».



