Omicidio a San Calogero di Sacko, Antonio Pontoriero resta in carcere (VIDEO)

Il gip del Tribunale di Vibo non convalida il fermo per assenza del pericolo di fuga ma applica comunque un’ordinanza di custodia cautelare

Il gip del Tribunale di Vibo non convalida il fermo per assenza del pericolo di fuga ma applica comunque un’ordinanza di custodia cautelare

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Non convalidato dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, il fermo di indiziato di delitto della Procura nei confronti di Antonio Pontoriero, 43 anni, di San Calogero, accusato dell’omicidio volontario di Sacko Soumaila, ucciso a colpi di fucile il 2 giugno scorso nell’area dell’ex fornace “La Tranquilla”. Il gip ha però emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, attesa l’estrema gravità dei fatti e la ritenuta reiterabilità delle condotte che escludono il beneficio della sospensione condizionale della pena in caso di condanna. Sussiste per il gip un concreto pericolo di inquinamento probatorio, come provato dall’attivazione dei familiari in tal senso e dalla condizione di estrema vulnerabilità delle principali fonti dichiarative (extracomunitari). Il fucile con il quale è stato aperto il fuoco non è stato ancora ritrovato e ciò porta il gip a rimarcare la prospettabilità di “sentimenti astiosi e vendicativi nei confronti degli stranieri, principali accusatori” di Antonio Pontoriero. Immanente anche l’interesse familiare ad assicurarsi “l’indisturbato possesso di tutta la zona sita in località Tranquilla, i cui terreni e casolare diroccato occupano i Pontoriero senza titolo”. Le modalità del fatto contestato ad Antonio Pontoriero sono da ritenersi per il giudice connotate da “elevata aggressività, assenza di autocontrollo e, verosimilmente, pochezza dei motivi scatenanti che denotano oltremodo l’elevato grado di pericolosità e impulsività caratterizzante la personalità di Antonio Pontoriero, certamente incline a non disdegnare il ricorso a sistemi oltremodo violenti, aggressivi e sbrigativi, onde tutelare i propri supposti interessi e comunque risolvere la ordinaria conflittualità interpersonale”. Il fermo di indiziato di delitto, invece, non è stato convalidato per difetto di un fondato pericolo di fuga e troppo generiche sono apparse le parentele nel Nord Italia. Pur sapendo di essere indagato, Antonio Pontoriero non si è infatti allontanato dal territorio di San Calogero. 

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In sede di interrogatorio, Antonio Pontoriero (difeso dall’avvocato Francesco Muzzopappa), ha negato di aver aperto il fuoco o di avere interessi nell’area dell’ex fornace (dove in passato avevano il padre, gli zii e lui stesso come trasportatore) e di essersi lì recato solo per chiamare un altro extracomunitario e farsi aiutare in alcuni lavori agricoli. Una volta sul posto, ha raccontato che un altro extracomunitario a lui sconosciuto chiedeva del “capo-terreno” poichè un suo amico era stato sparato. Una versione che non ha convinto il gip. Il giudice sul possibile movente sottolinea infine che “nell’ex fabbrica sono tuttora presenti una serie di materiali da costruzione (mattoni forati e lamiere) che – nonostante sotto sequestro – sono appetiti non solo dagli extracomunitari che li sottraggono onde reimpiegarli per gli alloggi di fortuna nella tendopoli di San Ferdinando, ma anche dalla stessa famiglia Pontoriero”. Emerge infatti che le lamiere ed i mattoni presenti nel terreno sotto sequestro dell’ex fornace “sono identici a quelli utilizzati sia per costruire un rinforzo al tetto del casolare diroccato sito in località Tranquilla, sia con altre lamiere utilizzate presso i capannoni adiacenti il ristorante di proprietà della sorella e in cui collabora Antonio Pontoriero il quale è altresì titolare di un esercizio commerciale di materiale edile”.   LEGGI ANCHE: Omicidio di Sacko Soumaila, i morti dovevano essere tre

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