Vibo, l’esordio del questore Andrea Grassi: «La mia esperienza al servizio del territorio» (VIDEO)

Incontro con la stampa questa mattina in Questura per il nuovo capo dell’ufficio di Pubblica sicurezza. «La ‘ndrangheta di oggi - ha detto - mi ricorda la Cosa nostra degli anni ‘90» 

Incontro con la stampa questa mattina in Questura per il nuovo capo dell’ufficio di Pubblica sicurezza. «La ‘ndrangheta di oggi - ha detto - mi ricorda la Cosa nostra degli anni ‘90» 

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Il nuovo questore di Vibo Andrea Grassi

Nel corso della sua lunga e brillante carriera, ha battuto le rotte del narcotraffico tra Italia e Nord e Sud America, ha dato la caccia e fatto arrestare pericolosi latitanti, occupandosi di Cosa nostra nella Palermo delle stragi, delle nuove Brigate rosse a Firenze e approfondendo, ancora, gli addentellati della ‘ndrangheta oltre in confini nazionali. Andrea Grassi arriva alla guida della Questura di Vibo Valentia sulla scorta di un importante curriculum vitae che lo ha visto ricoprire, a partire dal 1991, ruoli di primo piano in vari dipartimenti della Pubblica sicurezza: dalla Criminalpol allo Sco, dall’Antiterrorismo alla Scientifica. Cinquantuno anni, pugliese, laureato in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, proviene dalla Questura di Firenze dove, dal 2016, ha assunto le funzioni di vicario del questore. «Mi auguro – ha detto questa mattina presentandosi ai giornalisti nel suo ufficio – che la mia esperienza pregressa possa essere utile per la Questura di Vibo e anche per colleghi dell’Arma e della Guardia di finanza». 

Investigatore di razza, da sempre abituato a stare sul campo in prima linea, ricorda quella dimensione operativa con una vena di nostalgia, vestendo tuttavia con scioltezza i panni del “manager” e trovandosi ora a gestire in prima persona un ufficio di Pubblica sicurezza di “frontiera” senza per questo sentirsi “in trincea”. Percependo tuttavia, ammette, il peso di una responsabilità alla quale «sopperirò profondendo il massimo sforzo». Sulla base di una profonda conoscenza del Comparto ma anche di un’idea precisa sulle condizioni ambientali e sulla portata dei fenomeni da contrastare. «L’attenzione che per anni si è concentrata contro Cosa nostra – ha detto -, ha consentito alla ‘ndrangheta di crescere e prendere sempre più piede. Ma la ‘ndrangheta di oggi è assimilabile, a mio avviso, proprio alla Cosa nostra degli anni ‘90. Gli investigatori italiani hanno, oggi come non mai, una conoscenza adeguata del fenomeno e delle sue manifestazioni. Dunque anche la risposta dello Stato sarà identica».

Definendo “splendido” il rapporto con la stampa, in «considerazione del fondamentale ruolo che essa ricopre», il ragionamento del Questore si sposta sul nuovo territorio in cui si troverà ad operare: «Questa – ha affermato – è una realtà che conosco bene dalle carte e che non vedo l’ora di conoscere di persona. Ho evidentemente degli obiettivi. Ho delle idee. Ma ciò che posso dire è che la mia azione sarà ispirata a due “paletti” fondamentali: un controllo del territorio non di facciata, non effimero, ma concreto; la conoscenza delle esigenze della cittadina e l’attivazione di sinergie utili con popolazione e istituzioni». Infine una considerazione sul piano operativo: «La domanda di sicurezza è aumentata – ha spiegato il nuovo questore Grassi – e anche se gli organici stanno calando dobbiamo fare il massimo con le forze a nostra disposizione, consapevoli che il nuovo vertice è molto attento al problema. Io sono fiducioso» ha concluso.