L’imprenditore a Klaus Davi: “Vado via, manca lo Stato”, ma è condannato per tentata estorsione (VIDEO)

Antonio Tripodi di Santa Domenica di Ricadi annuncia di chiudere le attività denunciando ostacoli dai Comuni. A marzo 2016, però, il Tribunale di Vibo l’ha condannato a 5 anni e 4 mesi

Antonio Tripodi di Santa Domenica di Ricadi annuncia di chiudere le attività denunciando ostacoli dai Comuni. A marzo 2016, però, il Tribunale di Vibo l’ha condannato a 5 anni e 4 mesi

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“Chiudo tutto, licenzio tutti, qui è impossibile lavorare. Ho un’azienda di 40 dipendenti nella zona più depressa d’Europa. Ma qui è il Vietnam per avere una qualsiasi autorizzazione. Me ne vado in Romagna, a Rimini dove sto acquistando un albergo e lì le autorità incentivano le imprese”. E’ quanto denuncia l’imprenditore turistico di Santa Domenica di Ricadi, Antonio Tripodi, 45 anni, nel programma ‘SOS imprese contro la dittatura della burocrazia’ curato dal mass-mediologo Klaus Davi. “Ho creato un piccolo impero. Qui le condizioni – afferma Tripodi – sono drammatiche per fare impresa. Ho iniziato nel 2000 con il taxi noleggio. Poi ho esteso ai pullman, all’ape calessino, all’agenzia di viaggi e all’albergo. Un giro di affari di milioni di euro che qui vale il triplo. Ma è una guerra per tutto. Qui manca lo Stato, mancano i servizi. L’unico aeroporto che funziona è a 60 chilometri, la ferrovia è una chimera ma sindaci e autorità locali ti boicottano se proponi alternative per i turisti. Chi vuole frequentare la nostra costa non può contare su mezzi pubblici ma boicottano i nostri servizi. Basta. I sindaci e commissari di Tropea mi impediscono di far circolare l’ape calessino con le motivazioni più astruse, mi diffidano da far attraccare la motonave a Tropea per il trasporto dei turisti. Lo Stato in Italia è il primo nemico delle imprese. Le vuole morte. Così si uccide il Sud. Ho chiesto aiuto a tutti, alla Prefettura e alla Regione. So che Oliverio ha fatto degli stanziamenti per questa zona ma gli amministratori locali come hanno speso i soldi? La spiaggia per colpa di incuria e mareggiate è in buona parte inagibile. La Calabria dice ai turisti: andate via”. Si dice pronto a incontrare le autorità: “Ma il segnale deve essere immediato oppure chiudo tutto”. Ma chi la ostacola – chiede Klaus Davi? Questa la risposta di Antonio Tripodi: “Al Comune di Ricadi cominciamo con il sindaco, mi dispiace dirlo perché poi, fra l’altro, c’è il figlio dell’assessore che lavora pure con me da quest’anno e invece di gratificarmi, di dirmi questo offre posti di lavoro…”. E Klaus Davi di rimando: “Noi saremo al suo fianco”. Conclude Tripodi a Davi: “Credo in te”. Sin qui, dunque, Antonio Tripodi ai microfoni della trasmissione di Klaus Davi a cui assicura di non aver mai avuto problemi con la giustizia. Una veloce ricerca negli archivi della cronaca giudiziaria ci ricorda però che il 15 marzo del 2016 Antonio Tripodi è stato condannato a 5 anni e 4 mesi, unitamente a Nicolino La Sorba, 54 anni, di San Nicolò di Ricadi e Francesco Perfidio, 51 anni, di Spilinga. Sono stati tutti ritenuti responsabili dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia di tentata estorsione aggravata dall’uso di un’arma da fuoco. In particolare, secondo l’accusa, Ottavio Domenico di Cessaniti si sarebbe proposto quale tassista nella zona di Ricadi, finendo poi per denunciare alcune persone operanti nel medesimo settore. Ad avviso degli inquirenti, gli imputati nel luglio del 2007 si sarebbero portati a Capo Vaticano per affrontare la parte offesa, minacciandola ripetutamente sia a mezzo di telefono (materialmente Nicolino La Sorba) che direttamente di persona dicendo alla persona offesa che, se avesse continuato ad esercitare la propria attività di noleggio auto con conducente nella zona di Ricadi invadendo un territorio non coperto dalla propria licenza di trasporto, gli avrebbero bruciato i furgoni e non gli avrebbero fatto passare notti tranquille (accusa riferita in particolare a Giacomo Albanese di Tropea che però è stato assolto). In un’occasione, infine, Antonio Tripodi avrebbe puntato una pistola alla pancia, secondo l’accusa, di Domenico Ottavio. La sentenza di primo grado è stata appellata dai difensori degli imputati condannati (avvocati Francesco Sabatino e Giovanni Vecchio) ed il processo d’appello deve ancora essere fissato. 

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