Strage di Carasace: Mileto non dimentica i suoi morti

Commemorazione solenne per ricordare le 39 vittime innocenti del bombardamento del 16 luglio 1943

Commemorazione solenne per ricordare le 39 vittime innocenti del bombardamento del 16 luglio 1943

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Mileto non dimentica i suoi morti. Sono ormai trascorsi 75 anni da quando tra le campagne della cittadina normanna si consumava una delle pagine più tristi della sua ultra millenaria storia. Nonostante ciò, il ricordo per le 39 vittime civili, cadute sotto i bombardamenti degli aerei alleati in quel tragico pomeriggio del 16 luglio 1943 per cause mai del tutto chiarite, rimane sempre vivo nella mente della cittadinanza. Anche quest’anno è stata commemorata in modo solenne la “Strage di Carasace”, episodio a conclusione della Seconda guerra mondiale che, del resto, con i suoi morti ha segnato in modo indelebile il percorso di intere famiglie miletesi. Le celebrazioni hanno preso il via alle 11 di ieri mattina con la Santa messa officiata nella chiesa di San Michele da don Salvatore Cugliari, alla presenza del sindaco Rosetta Mazzeo, di una nutrita rappresentanza di esponenti di maggioranza e opposizione e di un gran numero di fedeli. Tra questi, molti familiari delle stesse vittime. Al termine della sacra funzione tutti i presenti si sono trasferiti nella piazza antistante l’edificio sacro. Qui, davanti al monumento marmoreo eretto il 16 luglio del 1988 in ricordo dei 39 civili morti, si sono consumati alcuni momenti di grande impatto emotivo. Pochi minuti, quanto basta per far rivivere alle persone anziane ricordi mai sopiti e ad imprimere nella memoria dei giovani i risvolti tragici della guerra. Dopo una significativa pausa di silenzio, a deporre una corona di fiori ai piedi della stele è stato il sindaco Rosetta Mazzeo, nell’occasione affiancato dal maresciallo dei carabinieri Alessandro Demuru e dal comandante di Polizia municipale Salvatore Ferrara. Sulla “Strage di Carasace”, nel frattempo, pagine memorabili sono state scritte dal compianto professore Giuseppe Occhiato e dal ricercatore Filippo Bartuli. Veri documenti di cronaca, che permettono di toccare con mano le varie fasi del bombardamento, sino a quando i corpi straziati dei civili, e tra questi molti bambini e donne, vengono pietosamente adagiati nel cortile dell’ospedale dell’epoca, in attesa di trovare degna sepoltura. Nello specifico, ai piedi di un albero di magnolia, lo stesso dove il primo cittadino di Mileto ha, in conclusione, voluto significativamente deporre un mazzo di fiori.  

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