Sorveglianza speciale rigettata per il boss Francesco Mancuso

Per il Tribunale di Vibo manca la prova della concreta attualità della pericolosità sociale del 61enne di Limbadi. Nel 2003 ha subìto un agguato, mentre a febbraio è stato condannato per associazione mafiosa

Per il Tribunale di Vibo manca la prova della concreta attualità della pericolosità sociale del 61enne di Limbadi. Nel 2003 ha subìto un agguato, mentre a febbraio è stato condannato per associazione mafiosa

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Rigettata dal Tribunale di Vibo Valentia, sezione “Misure di prevenzione”, la proposta della Procura per l’applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza – con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di tre anni – nei confronti del boss di Limbadi Francesco Mancuso, 61 anni, detto “Tabacco”. Mancuso era stato già sottoposto in passato ad una misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale per la durata di cinque anni, disposta nel 2005 ed applicata il 19 ottobre 2014 all’atto della sua scarcerazione per l’operazione “Dinasty” ed una detenzione durata 11 anni ed 8 mesi. Secondo il Tribunale di Vibo – nonostante le molteplici violazioni della sorveglianza speciale da parte di Mancuso negli ultimi anni – manca il requisito dell’attualità della pericolosità sociale per come richiesta di recente da alcune pronunce della Cassazione. Le condotte di partecipazione ad un’associazione mafiosa da parte di Mancuso si fermano al 2003 e per tale reato ha già scontato la pena. Il fatto poi che Mancuso sia stato sorpreso dalle forze dell’ordine nel 2017 all’interno di un bar in compagnia di due pregiudicati, ad avviso del Tribunale (presidente Giulio De Gregorio, giudice estensore Adriano Cantilena) appare un circostanza scarsamente indicativa poiché si tratta di soggetti (Gaetano Muscia e Antonio Fonte) per i quali “non risulta provata neppure a livello indiziario l’appartenenza ad un contesto associativo e la posizione di soggetti pregiudicati non risulta nota a Mancuso, né risultano altri elementi da cui desumere una frequentazione abituale, risultando allo stato incontri e frequentazioni occasionali. Da qui il rigetto della richiesta di sorveglianza speciale in accoglimento delle argomentazioni difensive dell’avvocato Giuseppe Di Renzo.                                                Il profilo. Francesco Mancuso ha scontato 11 anni di carcere per associazione mafiosa ed usura (operazioni “Dinasty” e “Senza Respiro”). E’ stato poi condannato in primo grado nel maggio 2013 ad ulteriori 6 anni di reclusione per associazione mafiosa nel processo “Genesi”, confermati in appello il 28 febbraio scorso. Francesco Mancuso – ritenuto a capo di un’autonoma articolazione del clan –  è fratello dei boss Giuseppe Mancuso (alias ‘Mbroghja”), Diego Mancuso e Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”. Il 9 luglio del 2003, Francesco Mancuso ha subìto un agguato a Spilinga dove è rimasto gravemente ferito. Nell’occasione è morto Raffaele Fiammingo di Rombiolo, detto “Il Vichingo”, ritenuto esponente dell’omonimo clan del Poro e sodale di “Tabacco”. Del fatto di sangue hanno parlato diversi pentiti che, al pari di alcuni dialoghi intercettati, puntano tutti l’indice contro alcuni esponenti della famiglia Mancuso, zii di “Tabacco”. Dopo 14 anni, però, l’agguato è rimasto del tutto impunito.

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