La sentenza al termine del processo nato dall’operazione “Tre Croci”. Oltre all’accusa di aver consentito l’uscita di container con ingenti quantitativi di cocaina, a Mario Solano di Limbadi - in servizio all’ufficio antifrode - è stato contestato anche il reato di peculato. Condanna pure per due imputati di Mileto
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Sentenza del Tribunale collegiale di Palmi nel processo nato dall’operazione denominata “Tre Croci”. Tra gli imputati condannati, anche tre vibonesi. Questa la sentenza nei loro confronti: 18 anni e 60mila euro di multa per Mario Solano, 63 anni, originario di Nicotera ma residente a Limbadi (la Dda di Reggio Calabria aveva chiesto 20 anni e 80mila euro di multa); 11 anni e 6 mesi, più 60mila euro di multa per Antonio Pititto, di 61 anni, residente a Mileto (erano stati chiesti per lui 13 anni); 9 anni e 39mila euro di multa per Michele Silvano Mazzeo, 54 anni, di Mileto (erano stati chiesti dalla Dda 6 anni e 6 mesi, più 20mila euro di multa). Quali pene accessorie, i tre vibonesi sono stati condannati anche all’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e, unitamente ad altri imputati, dovranno anche risarcire i danni (da quantificare in separata sede) alla Regione Calabria che figurava parte civile nel processo. Disposto per i tre condannati del Vibonese anche il divieto di espatrio e il ritiro della patente di guida per tre anni. Antonio Pititto ha incassato l’assoluzione per due capi d’imputazione, Mario Solano per un capo d’accusa.
Le accuse
Mario Solano era in servizio all’ufficio antifrode di Gioia Tauro e sino al 2021 addetto al “controllo scanner”. Successivamente si è occupato della “visita merci”. E’ stato arrestato nel 2024 nell’ambito dell’inchiesta sul narcotraffico che passava dal porto di Gioia Tauro. Secondo l’accusa avrebbe indicato, attraverso un altro indagato, “ai gruppi sudamericani le modalità di carico dello stupefacente più opportune per occultare la sostanza al passaggio dallo scanner”. L’altro doganiere sotto processo e condannato, vale a dire Antonio Pititto, avrebbe invece preso indicazioni da Solano e alterato «gli esiti delle scansioni radiogene relative ai container di interesse del gruppo, non segnalando le anomalie emerse durante i controlli e consentendo ai container contenenti cocaina di venire “svincolati” e uscire dallo scalo portuale di Gioia Tauro. Mario Solano avrebbe quindi “fornito indicazioni sulle metodologie di importazione più vantaggiose per il gruppo criminale, e più difficili da perseguire per l’Ufficio Dogane e per le forze dell’ordine”.
A Michele Silvano Mazzeo veniva infine contestata l’accusa di narcotraffico in relazione a cinque chili di cocaina fatta arrivare attraverso un container nel porto di Gioia Tauro. Dal luglio scorso Michele Silvano Mazzeo è passato agli arresti domiciliari con obbligo di indossare il braccialetto elettronico (dal luglio del 2024 era invece detenuto in regime di carcere duro). E’ stato di recente assolto nel maxiprocesso Maestrale-Carthago (richiesta di pena della Dda di Catanzaro a 7 anni), mentre ha riportato una condanna definitiva a 8 anni nel processo nato dall’operazione antimafia “Rimpiazzo”.
Solano e la contestazione di peculato
Oltre all’accusa di aver consentito l’uscita dal porto di ingentissimi quantitativi di cocaina, a Mario Solano - in servizio all’ufficio antifrode - veniva contestato il reato di peculato. In particolare, secondo la Dda di Reggio Calabria, in tempi diversi e quale pubblico ufficiale, nonché funzionario doganale in servizio presso l’Adm di Gioia Tauro e addetto alle visite merci dei container in transito presso lo scalo portuale di Gioia Tauro, si sarebbe impossessato di numerosi beni (di proprietà di differenti aziende) di cui aveva la disponibilità in ragione del proprio servizio, in quanto contenute all’interno dei container da sottoporre a visita. L’appropriazione riguarda penne, matite, calamite e gadget vari, sui quali “faceva apporre la denominazione del Centro Sportivo in costruzione di cui era presidente, al fine di un successivo utilizzo, oltre a vari indumenti marca Ralph Lauren e Renato Balestra. Il Centro Sportivo “Solano Marchese Pierre De Coubertin” si trova a Limbadi.
E’ stata l’attività intercettiva realizzata il 16 marzo 2022 a scoperchiare la vicenda. Mario Solano si sarebbe infatti recato in una tipografia e, riferendosi espressamente al “controllo di souvenir” che aveva appena fatto e ad una serie di beni (penne, matite, portachiavi) menzionati nell’intercettazione di quella mattina, faceva visionare al responsabile i campioni della merce trafugata, commissionandogliene la lavorazione che, per come emerge dalle intercettazioni, aveva ad oggetto la stampa del logo del centro sportivo, con la scritta “Centro sportivo Solano”.
Per la Dda di Reggio Calabria, Mario Solano - impossessatosi di un numero non certo esiguo di beni trafugati dai contenitori oggetto di controllo doganale - aveva deciso di “appropriarsene per propri scopi personali, dimostrandosi capace di disporre di un numero illimitato di gadget del genere, stante l’attività a cui era preposto e che aveva piegato per soddisfare le proprie esigenze personali quanto illecite”. Da ricordare che il Centro sportivo “Solano – Marchese Pierre de Coubertin” ha preso vita a Limbadi nel marzo 2023 ed è stato poi inaugurato nel mese di agosto dello stesso anno. Mario Solano era difeso dall’avvocato Francesco Capria, Antonio Pititto dall’avvocato Francesco Muzzopappa.

