Tentato omicidio di Romana Mancuso e Giovanni Rizzo: la deposizione di Mantella

Il collaboratore di giustizia, che voleva uccidere Giuseppe Mancuso e Domenic Signoretta, ha raccontato le sue verità nel processo d’appello che vede imputati Pantaleone Mancuso (“l’Ingegnere”) ed il figlio per il fatto di sangue risalente a dieci anni addietro

Il collaboratore di giustizia, che voleva uccidere Giuseppe Mancuso e Domenic Signoretta, ha raccontato le sue verità nel processo d’appello che vede imputati Pantaleone Mancuso (“l’Ingegnere”) ed il figlio per il fatto di sangue risalente a dieci anni addietro

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Deposizione di Andrea Mantella nel processo di secondo grado che mira a far luce sul tentato omicidio del  26 maggio 2008 di Romana Mancuso ((sorella di Antonio, Giovanni, Cosmo Michele, Luigi e Pantaleone “Vetrinetta”) e del figlio Giovanni Rizzo. Una deposizione nel corso della quale, rispondendo alle domande del sostituto procuratore generale di Catanzaro Raffaella Sforza, il collaboratore di giustizia di Vibo Valentia ha indicato in Giuseppe Mancuso, 29 anni, uno degli autori della sparatoria nei confronti dei congiunti, unitamente al padre Pantaleone Mancuso, 57 anni, alias “l’Ingegnere”, entrambi residenti a Nicotera ed entrambi assolti in primo grado. Un soggetto, Giuseppe Mancuso, dal quale si sarebbe “guardato” lo stesso Andrea Mantella dopo aver picchiato a Vibo l’altro Giuseppe Mancuso ovvero il figlio di Pantaleone Mancuso detto “Vetrinetta”. A differenza della testimone di giustizia Ewelina Pytlarz (ex moglie di Domenico Mancuso, fratello di Pantaleone Mancuso “Scarpuni”) che aveva indicato fra gli autori materiali del tentato omicidio di Romana Mancuso e del figlio Giovanni Rizzo anche Pantaleone Mancuso “l’Ingegnere”, Andrea Mantella colloca invece sul luogo dell’agguato Domenic Signoretta di Ionadi ovvero l’uomo sotto processo con l’accusa di essere “l’armiere” e l’uomo di fiducia di Pantaleone Mancuso “l’Ingegnere”. “Sono a conoscenza del tentato omicidio della sorella di Luigi Mancuso a nome Romana – ha dichiarato Andrea Mantella – e del figlio Giovanni, che io conosco personalmente perché siamo stati insieme in carcere a Catanzaro. Ciò mi è stato detto da Francesco Scrugli che si incontrava con Pino Raguseo, genero di Cosmo Michele Mancuso, il quale gli disse che era stata fatta una vigliaccata da parte del figlio di Lungo Mancuso, “l’Ingegnere”, soggetto dal quale mi guardavo pure io quando avevo picchiato uno della loro famiglia, in quanto mi avevano detto che era uno che sparava”.  Domenic Signoretta, fra l’altro, era stato già indicato dal pentito di Gioia Tauro, Arcangelo Furfaro, come uno degli autori dell’omicidio del broker della cocaina Domenico Campisi, che sarebbe stato eliminato nel giugno del 2011 a Nicotera – secondo Furfaro – su mandato di Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”, per questioni inerenti il rifornimento di sostanze stupefacenti. “Mi venne detto di stare attento a questo Domenic – dichiara Mantella – ed al figlio dell’Ingegnere in due occasioni da parte di Francesco Scrugli perché questi due sparavano e dovevo prendere provvedimenti, cioè li dovevo ammazzare. Ma la cosa mi veniva difficile perché non li conoscevo e non sapevo come si muovevano. Scrugli mi diede la foto di Domenic Signoretta dicendomi di guardarmi da lui. In quel periodo Scrugli, Raguseo e Giovanni Rizzo mangiavano spesso assieme”. Anche Rosario Battaglia, ritenuto al vertice del clan dei Piscopisani, avrebbe avvertito Andrea Mantella sulla pericolosità di Giuseppe Mancuso e Domenic Signoretta “perché Battaglia – spiega il collaboratore di giustizia – sospettava che al tentato omicidio da lui subito al bar avessero partecipato proprio loro”. Le dichiarazioni di Andrea Mantella sul tentato omicidio di Romana Mancuso e del figlio Giovanni Rizzo – con quest’ultimo che avrebbe visto i suoi killer raccontando la cosa a Pino Raguseo, genero di Cosmo Michele Mancuso, il quale a sua volta ne avrebbe parlato in carcere a Francesco Scrugli – potrebbero quindi rivelarsi importanti nel processo d’Appello per ribaltare il verdetto assolutorio di primo grado. Le indagini sul fatto di sangue sono state portate avanti e riaperte dalla Squadra Mobile di Catanzaro (il pm della Dda Camillo Falvo aveva chiesto in primo grado 16 anni per Pantaleone Mancuso “l’Ingegnere” e 14 anni per Giuseppe Mancuso) sulla scorta dei racconti della sola testimone di giustizia Ewelina Pytlarz. Secondo Andrea Mantella (che ha iniziato a collaborare in epoca successiva alla sentenza di primo grado), Romana Mancuso sarebbe stata intenzionata a denunciare quanto a sua conoscenza alle forze dell’ordine sia in occasione della scomparsa del marito e sia in occasione del tentato omicidio ai suoi danni e del figlio. I fratelli ed i nipoti, però, ad avviso di Andrea Mantella, avrebbero rassicurato la donna dicendole che al figlio non sarebbe più successo nulla. “Praticamente il fatto è avvenuto per quanto ne ho saputo io da Scrugli – dichiara Mantella – perché Giovanni Rizzo e Giuseppe Raguseo facevano delle estorsioni che davano fastidio a Luni Mancuso detto l’Ingegnere ed a Luni Mancuso detto Scarpuni, e si diceva che l’incarico di sparare ai due era stato dato dall’Ingegnere. Nell’ambiente si sapeva che per conto dell’Ingegnere quelli che sparavano erano il figlio e Domenic Signoretta. Sono a conoscenza – ha concluso Mantella – che nella circostanza ci fu una discussione e che anche Gianni Rizzo era armato e rispose al fuoco, almeno così si diceva. Questa cosa non me la disse solo Scrugli, ma anche altri nell’ambiente”. Pantaleone Mancuso è difeso dagli avvocati Francesco Sabatino e Carmelo Naso, mentre Giuseppe Mancuso è assistito dagli avvocati Francesco Capria e Carmelo Naso.   LEGGI ANCHE: ESCLUSIVO | ‘Ndrangheta: “guerra” fra i Mancuso, i perché della fuga del boss in Argentina

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