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Due dei fratelli Lo Bianco arrestati avrebbero pedinato il figlio maggiore della compagna di Leoluca Lo Bianco che avrebbe poi inscenato una prestazione di soccorso

Cronaca

Trae origine dalla denuncia sporta ai carabinieri della Stazione di Rombiolo la mattina dello scorso 23 settembre da parte di un giovane di 20 anni, preoccupato per la scomparsa della madre, la vicenda che ha portato stamani agli arresti dei fratelli Leoluca Lo Bianco, 47 anni, Antonio Lo Bianco, 41 anni, e Salvatore Lo Bianco, 37 anni, tutti di Vibo Valentia. Ricevuta la segnalazione, i militari dell’Arma hanno subito avviato le ricerche attivando la Stazione carabinieri che ha competenza sul comune di Ionadi, ultimo domicilio comunicato al figlio da parte della madre. Per rendere più spedite le ricerche, i carabinieri di Filandari contattavano telefonicamente il convivente della vittima (Leoluca Lo Bianco) il quale, durante la conversazione, si dimostrava stranamente poco interessato alla vicenda. I militari dell’Arma, insospettiti, decidevano così di raggiungere l’abitazione di Leoluca Lo Bianco, trovandosi dinanzi ad una situazione poco chiara: l’uomo contattato poco prima telefonicamente stava trasportando a bordo della propria vettura proprio la donna che gli inquirenti stavano cercando. Impacciato e colto di sorpresa, spiegava ai carabinieri che, dopo la loro telefonata, si era messo alla ricerca della compagna e l’aveva ritrovata fortuitamente riversa per strada in stato di semi coscienza, con evidenti ecchimosi sul volto. Precisava che la stava trasportando in ospedale a Vibo. La donna, immediatamente posta in codice giallo dai medici del Pronto soccorso, presentava tumefazioni e lividi sparsi su tutto il corpo, aveva profondi solchi sui polsi e sulle caviglie quali evidenti segni di legatura ed era scalza. All’interno della sala d’attesa, giungevano contemporaneamente anche i numerosi familiari della vittima che, alla vista del compagno della stessa, andavano in escandescenze. (L'articolo prosegue sotto la pubblicità)

L’intervento di equipaggi di carabinieri e polizia ha avuto l’effetto di riuscire a tranquillizzare gli animi. Sul posto è poi intervenuto, vista l’anomala situazione, anche il comandante di Compagnia che, compresa la gravità della situazione, ha richiesto l’immediato intervento del Nucleo Operativo per sviluppare le indagini. La donna ha dichiarato al comandante del Nucleo Operativo di essere stata prelevata per strada e trasportata in un capannone agricolo dove è stata picchiata e seviziata. Partendo dalle sue dichiarazioni, i carabinieri hanno avviato serrate indagini eseguendo una serie di perquisizioni su luoghi e veicoli potenzialmente utilizzati per compiere il sequestro. Sono state così rinvenute due corde ed un rotolo di nastro da pacchi verosimilmente utilizzati per immobilizzare la vittima ed impedirle di parlare. Le ricerche sono state estese anche nei magazzini nella disponibilità della famiglia Lo Bianco dove sono state ritrovate anche le scarpe della vittima. Le prove raccolte e talune dichiarazioni di testimoni - riferite in momenti antecedenti al sequestro - hanno permesso di ricostruire l’intera vicenda e ad arrivare all’arresto del convivente della malcapitata, Leoluca Lo Bianco, unitamente ai propri fratelli Antonio e Salvatore. I carabinieri sono riusciti inoltre a ricostruire che già il 22 settembre, durante il primo pomeriggio, la donna mentre si trovava in auto con il convivente Leoluca Lo Bianco, aveva ricevuto una chiamata sul cellulare dal figlio 20enne (avuto da un’altra relazione). Questi le riferiva di essere molto preoccupato poiché pedinato dai fratelli di Leoluca Lo Bianco, ovvero Antonio e Salvatore Lo Bianco. Terminata la conversazione telefonica, il figlio perdeva le tracce della madre.

Da quel momento in poi i carabinieri hanno ricostruito che, a seguito della telefonata, era scaturita un’accesa discussione con il compagno Leoluca Lo Bianco, motivo per il quale la donna veniva successivamente rinchiusa in un capannone da parte dei tre fratelli Lo Bianco, appesa con delle corde ad una canna fumaria per la tostatura delle nocciole e colpita con bastoni di legno e spranghe di ferro, calci e pugni, per essere poi lasciata senza cibo ed acqua fino al pomeriggio successivo (domenica 23 settembre), allorquando il compagno, spiazzato dalla convocazione in caserma fatta dai carabinieri di Filandari, decideva di liberarla inscenando una prestazione di soccorso in suo favore. Il movente dell’azione criminosa è da ricondurre nella contrarietà del compagno della donna e dell’intera famiglia Lo Bianco (il padre dei tre arrestati, di Michele, è stato condannato in via definitiva a 4 anni ed 8 mesi per associazione mafiosa) ad avere in casa i due figli della vittima, avuti da due precedenti relazioni. Nella triste vicenda risultano coinvolti anche tre bimbi in tenera età, figli della coppia (Leoluca Lo Bianco e Vanessa Currà), i quali - con le dovute cautele - sono stati prelevati dall’abitazione di Leoluca Lo Bianco ed affidati alla madre. In foto dall'alto verso il basso: Leoluca, Antonio e Salvatore Lo Bianco. LEGGI ANCHESequestrata per 17 ore e incatenata: ecco tutte le accuse contro i fratelli Lo Bianco di Vibo - Video - Donna aggredita, sequestrata e picchiata: arrestati tre fratelli a Vibo - Video

 

Lacnews24.it
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