Inchiesta sull’A2: condannato a Vibo il direttore dei lavori del tratto Mileto-Rosarno

Patteggia la pena il responsabile del cantiere della società “Cavalleri Infrastrutture srl”. L’operazione "Chaos" ha scoperchiato un sistema di frode nelle pubbliche forniture finalizzato all’illecito arricchimento

Patteggia la pena il responsabile del cantiere della società “Cavalleri Infrastrutture srl”. L’operazione "Chaos" ha scoperchiato un sistema di frode nelle pubbliche forniture finalizzato all’illecito arricchimento

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Arriva il primo patteggiamento a Vibo Valentia per uno degli imputati dell’operazione “Chaos” che mira a far luce su una serie di irregolarità e di reati consumati nell’ambito dei lavori di ammodernamento dell’autostrada nel tratto ricompreso fra gli svincoli di Serre e Rosarno. Dinanzi al gup, Graziamaria Monaco, a patteggiare la pena ad un anno ed otto mesi è stato Paolo Campanella, 50 anni, di Castelluccio Inferiore, in provincia di Potenza, direttore responsabile del cantiere della società Cavalleri Infrastrutture Srl nel tratto ricompreso fra gli svincoli autostradali di Mileto e Rosarno. Secondo l’accusa, Campanella sarebbe stato consapevole delle modifiche peggiorative che si stavano arbitrariamente apportando in fase esecutiva al progetto dei lavori autostradali. Un articolato meccanismo fraudolento che, su indicazione di Cavalleri (titolare dell’omonima impresa), aveva lo scopo di variare le opere con l’impiego di minor quantità di materiali e con invariata imputazione dei costi alla Stazione appaltante. La parola d’ordine sarebbe stata quella di far figurare falsamente maggiori forniture oppure prestazioni mai effettuate imputandone i costi secondo una contabilità infedele. Il tutto per ottenere indebiti  pagamenti dall’Anas. Fra le accuse, anche lo smaltimento in luogo imprecisato di notevoli quantità di rifiuti speciali prodotti dalla demolizione del manto stradale e segnatamente miscele bituminose contenenti catrame di carbone.                                                                                                        Anche nei confronti di Campanella, unitamente ad altri 25 imputati, il pm Benedetta Callea aveva già avanzato la richiesta di rinvio a giudizio. L’imputato ha però deciso di patteggiare la pena uscendo così dal processo. L’udienza odierna, costituite tutte le parti processuali, è stata poi rinviata al 18 gennaio quando alla trattazione ci sarà probabilmente un altro giudice, atteso il prossimo trasferimento ad altra sede del gup Graziamaria Monaco.       L’ operazione “Chaos” – scattata il 3 aprile dello scorso anno e condotta sul “campo” dalla Guardia di finanza – aveva portato al sequestro preventivo di beni per un valore di 12. 756.281,29 euro a carico di imprese e relativi rappresentanti legali coinvolti nelle indagini. L’inchiesta svela un “sistema” di esecuzione dei lavori sull’autostrada caratterizzato da una serie di falsi ideologici che avrebbero consentito alle imprese appaltatrici delle opere di ammodernamento di mettere in atto quella che gli inquirenti ritengono sia stata una vera e propria truffa capace di mettere a rischio anche l’incolumità degli automobilisti per la scarsa qualità dei materiali adoperati.                   Le richieste di rinvio a giudizio interessano: Gregorio Cavalleri (67 anni) imprenditore, residente a Dalmine (Bg); Vincenzo Musarra (65), rappresentante legale ditta Cavalleri, di Verdello (Bg); Domenico Gallo (62), imprenditore, di Bovalino (Rc); Carla Rota (56), responsabile amministrativa della ditta Cavalleri, di Almè (Bg). Vincenzo De Vita (46), direttore operativo qualità materiali, residente a Tropea; Giovanni Fiordaliso (48), direttore dei lavori, di Reggio Calabria; Salvatore Bruni (42), direttore operativo-contabile, di Catanzaro; Consolato Cutrupi (47) funzionario Anas, Rup dei lavori, di Reggio Calabria; Antonino Croce (38), ispettore di cantiere, di Palermo; Maria Stella Orecchio, 46 anni, di Soriano Calabro; Maurizio Panarello, 51 anni, di Bovalino; Dino Laporini, 59 anni, di Filattiera (Ms); Giuliano Gini, 60 anni, di Sorisole (Bg); Marcello Ranalli, 60 anni, di Giulianova (Te); Alessandro Rossi, 54 anni, di Arezzo; Maurizio Aranini, 45 anni, di Taurianova; Marco Bosio, 51 anni, di Crema; Fabrizio Tragna, 45 anni, di Palermo; Gianfranco Vasselli, 58 anni, di Roma; Giovanni Parlato, 51 anni, di Roma; Angelo Dandini, 49 anni, di Anagni (Fr); Settimio Branchi, 64 anni, di Roma; Pietro Lo Faro, 59 anni, di Decollatura; Francesco Caruso, 49 anni, di Cosenza; Antonio Cannatà, 51 anni, di Cinquefrondi.                                                                                                                  Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati: Giuseppe Orecchio, Enzo Galeota, Pietro Chiappalone, Manuela Bacci, Nadia Alecci, Ercole Conforti, Maria Teresa Chindamo, Piero Graverini, Antonio Manfrida, Giuseppina Brancia,  Antonio De Nuccio, Giacomo Iaria, Giovanni Spataro, Serafina Ceravolo, Nicolina Corigliano, Gioconda Soluri, Giuseppe Scozzari, Emilio Gueli.                                                                                                                                    L’ accusa. Dalle indagini sull’esecuzione dei lavori di ammodernamento affidati in appalto dall’Anas per un importo di circa 61 milioni di euro – coordinate dal procuratore Bruno Giordano e dal pm Benedetta Callea ed eseguite dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Vibo Valentia – è emerso un quadro di diffuse irregolarità, con diversi episodi di truffa e frodi nelle pubbliche forniture, false certificazioni di lavori mai effettivamente eseguiti, eseguiti solo in parte o eseguiti in grave difformità rispetto alle previsioni contrattuali. Si parla poi di alterazioni della contabilità lavori ed omissioni da parte degli organi della Stazione appaltante. Il tutto finalizzato all’indebito arricchimento degli operatori economici aggiudicatari dell’appalto che, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbero lucrato somme non dovute per un importo di 12.756.000 euro. L’inchiesta ha anche fatto emergere l’esecuzione di opere potenzialmente pericolose per la sicurezza pubblica.

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