Deposizione del collaboratore di giustizia Nicola Figliuzzi, 36 anni, di Sant’Angelo di Gerocarne, nel processo in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia nato dall’operazione antimafia “Habanero” contro il clan Maiolo di Acquaro.Collaboro dal 15 novembre del 2017 per cambiare vita e per non commettere altri reati come omicidi e tentati omicidi. Ho commesso io l’omicidio Canale a Reggio Calabria e poi sono stato condannato con sentenze passate in giudicato anche per l’omicidio di Matina Giuseppe, l’omicidio di Fortuna Davide, il tentato omicidio di Scrugli Francesco, il tentato omicidio di Calafati Francesco”. L’omicidio di Giuseppe Canale è avvenuto il 12 agosto 2011 a Gallico (frazione di Reggio Calabria), Giuseppe Matina, alias “Gringia”, è stato invece ucciso a Stefanaconi il 20 febbraio del 2012, Davide Fortuna sulla spiaggia di località Pennello di Vibo Marina il 6 luglio del 2012, mentre il tentato omicidio di Francesco Scrugli risale all’11 febbraio 2012 nel quartiere Sant’Aloe di Vibo Valentia (poi ucciso nel marzo 2012 a Vibo Marina) e il tentato omicidio di Francesco Calafati al 21 marzo 2012 a Stefanaconi. “Facevo parte a livello ‘ndranghetistico del gruppo dei Loielo di Gerocarne. Del gruppo facevano parte Rinaldo Loielo, Valerio Loielo, Cristian Loielo, Alex Nesci e poi c’era Giovanni Loielo. Nella mia copiata risultava anche Giuseppe Mancuso e tanti altri. Conosco da quando eravamo piccoli Walter Loielo, ma non ho avuto mai a che fare con lui in ambienti ‘ndranghetistici”.
Walter Loielo di Ariola di Gerocarne – esponente dell’omonimo clan – è passato anche lui da qualche anno tra le fila dei collaboratori di giustizia.

L’affiliazione di Figliuzzi in carcere e la faida

Rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Andrea Buzzelli, Nicola Figliuzzi (assistito dall’avvocato Michele Gigliotti) ha quindi ripercorso la sua entrata nel clan Loielo. “Sono stato affiliato dai Loielo, cioè da Loielo Giovanni e Loielo Christian. Eravamo in carcere, nel 2016, a Catanzaro. Era il periodo di Pasqua del 2016. All’affiliazione era presente anche Giuseppe Salvatore Mancuso”. Il riferimento è a Giuseppe Mancuso di Nicotera, figlio del boss Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”, nonché fratello del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso. “Il rito si è svolto nella cella di Giovanni Loielo e lì mi è stata conferita la dote di picciotto e camorrista, tutte e due insieme. Poi, successivamente, circa un mese dopo, mi è stata data la dote dello sgarro. Ho preso parte alla faida che ha visto contrapposti i Loielo ad altre famiglie del territorio. Ho fatto degli appostamenti per quanto riguarda Antonino Zupo quando abitava a Savini, prima di essere ucciso, e poi, sempre in quell’ambiente là, ho fatto un appostamento per quanto riguarda un certo Zannino che aveva l’Audi A3”.
Antonino Zupo è stato ucciso all’età di 31 anni in contrada Comunella di Gerocarne il 22 settembre 2012. In vita era ritenuto il reggente del clan Emanuele durante i periodi di detenzione dei fratelli Bruno e Gaetano Emanuele. Nell’ambito della recente operazione antimafia denominata “Conflitto”, l’omicidio Antonino Zupo, ucciso mentre si trovava agli arresti domiciliari a casa sua, viene contestato a: Rinaldo Loielo, 35 anni, di Gerocarne (indicato quale mandante, figlio del boss Pino Loielo ucciso nel 2002 dal boss Bruno Emanuele); Filippo Pagano, 35 anni, di Soriano Calabro (cognato di Rinaldo Loielo per averne sposato la sorella); Valerio Loielo, 32 anni, di Gerocarne (fratello di Rinaldo e altro cognato di Filippo Pagano); Francesco Alessandria, 55 anni, detto “Mustazzo”, di Sorianello; Nicola Ciconte, 37 anni, di Sorianello; Giovanni Alessandro Nesci, detto Alex, 36 anni, di Sorianello; Salvatore Callea, 59 anni, di Oppido Mamertina. Esecutore materiale viene indicato Cristian Loielo. “Ho preso parte alla faida contro gli Emanuele sino ad ottobre del 2012. Diego Zappia, con cui tagliavamo invece la legna insieme, è colui che mi ha invitato insieme a Salvatore Callea per fare l’omicidio Canale a Gallico. Ho sparato io a Canale insieme a Cristian Loielo.

Il riferimento ai Maiolo di Acquaro

Nicola Figliuzzi, invitato dal pm, è poi passato ai Maiolo di Acquaro. “I Maiolo stavano su Acquaro e Dasà – ricordato il collaboratore – e ho conosciuto i due fratelli, Francesco e l’altro, in carcere, però non ho avuto mai a che fare con loro. Li ho conosciuti nel 2013 quando io scendevo per le udienze e c’erano i processi in corso. Erano in un'altra sezione e ci vedevamo, ci incontravamo. Sapevo che i paesi di Dasà e Acquaro erano territorio loro e gestivano loro gli affari. Questo l’ho saputo in carcere, ma anche quando ero fuori sapevo che loro comandavano là, i Maiolo si occupavano di Acquaro e Dasà. Io però a livello criminale non ho mai avuto a che fare con quel territorio”.

Figliuzzi e i Patania di Stefanaconi

Quindi le spiegazioni sul ruolo svolto da Figliuzzi per conto del clan Patania di Stefanaconi. “Da fine marzo, aprile del 2012 ho iniziato a fare degli appostamenti per fare degli omicidi per conto dei Loielo di Gerocarne, ma prima di questo periodo operavo con i Patania a Stefanaconi dove ho commesso dei tentati omicidi e fatto diversi appostamenti per commettere omicidi. E’ stato Saverio Patania, su mandato di Pantaleone Mancuso, Scarpuni, ad incaricarmi di andare ad aiutare Rinaldo Loielo per fare degli omicidi nelle Preserre vibonesi. Inizialmente a darmi le direttive nel 2011 su cosa dovevo fare e dove mi dovevo recare sono stati i fratelli Salvatore e Giuseppe Patania. E’ stato a dicembre 2011 Daniele Bono, anche lui di Sant’Angelo di Gerocarne, a chiamarmi per conto di Salvatore Patania perché cercavano qualche ragazzo per commettere degli omicidi a Stefanaconi. Successivamente sono stato incaricato da Saverio Patania, per il tramite di Pantaleone Mancuso, per aiutare a Rinaldo Loielo e da allora non ho più fatto parte dei Patania, perché Rinaldo Loielo mi ha detto che qualsiasi cosa che loro mi dicevano gliela dovevo dire a lui. Da quel periodo, aprile 2012, ho preso parte agli appostamenti per l’omicidio di Antonino Zupo e con Rinaldo Loielo ci vedevamo spesso. Christian Loielo, Walter Loielo, Ivan e Alex Loielo li conoscevo già da tempo, da ragazzi eravamo amici e li vedevo ogni giorno perché stavano lì a Sant’Angelo di Gerocarne, prima che li chiudessero in orfanotrofio a Polistena o Anoia. Rinaldo Loielo per Pantaleone Mancuso era come un figlio. Quindi, per qualsiasi cosa gli ha dato la disponibilità, in tutto e per tutto. Sono capitato sia con Saverio Patania che con Francesco Alessandria da Pantaleone Mancuso e Mancuso era stato sempre a disposizione per aiutare Rinaldo Loielo, diceva sempre di aiutare questo ragazzo”.

I nemici da colpire

Nicola Figliuzzi ha poi fatto riferimento agli avversari dei Loielo da eliminare. “Ero a conoscenza di chi doveva essere ucciso. Personalmente, tra loro, conoscevo solo Salvatore e Giovanni Emmanuele e di vista anche Domenico Tassone. Gli altri nemici non li conoscevo di persona, li ho conosciuti successivamente in carcere come Bruno Emanuele, Gaetano Emanuele e Linuccio Idà. Così come in carcere ho conosciuto i fratelli Maiolo. Io sono stato scarcerato nell’ottobre del 2016, agli arresti domiciliari e poi, nell’aprile 2017, sono stato scarcerato per scadenza termini e, tratto di nuovo in arresto il 10 novembre del 2017. Da allora non sono più uscito. Quando sono stato scarcerato nel 2016 mi ha contattato Ivan o Alex Loielo, adesso non ricordo chi dei due, ma mi sa Ivan Loielo per quanto riguarda i soldi, poichè dovevano portarmi dei soldi per mantenermi per conto di Nicola Ciconte, un nipote di Francesco Alessandria, detto Mustazzo. Erano soldi che raccoglievano per conto di Rinaldo Loielo, però alla fine non mi hanno mai portato nulla. Ho sentito parlare dell’attentato della bomba là a Nicola Ciconte, ma io non potevo uscire dal comune di residenza e quindi non ho avuto a che fare, non ho potuto parlare con nessuno di questa situazione”. Il riferimento è al tentato omicidio con un’autobomba di Nicola Ciconte, 37 anni, di Sorianello. Un fatto di sangue avvenuto il 25 settembre 2017 a Sorianello quando Nicola Ciconte – ritenuto dagli inquirenti vicino al clan dei Loielo – è riuscito a scampare all’agguato realizzato mediante la deflagrazione di un ordigno esplosivo posto sotto la sua Opel Astra. Per tale tentato omicidio nella recente operazione “Conflitto” sono indagati Salvatore Emmanuele, 32 anni, di Ariola di Gerocarne, e Nicola Criniti, 40 anni, di Soriano Calabro. Il gip distrettuale ha rigettato nei lori confronti per tale capo d’imputazione la misura cautelare (carcere) richiesta dalla Dda.