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Il gup ha nominato un perito d’ufficio, affiancato da un professore universitario, nell’ambito del procedimento penale per l’evento che nel 2010 ha sconvolto il territorio

Cronaca

Dovrà accertare diversi aspetti per meglio chiarire cause e responsabilità della frana di Maierato, il consulente tecnico nominato dal gup del Tribunale di Vibo Valentia, Graziamaria Monaco, nell’ambito di un importante supplemento istruttorio. Si tratta del perito d’ufficio Francesco Fiorillo, di Benevento, esperto in geologia applicata, che dovrà chiarire i punti di carattere tecnico controversi evidenziati dalle difese degli indagati, divergenti con l’assunto dei consulenti della Procura. A tal fine per la giornata di domani è previsto un sopralluogo sul posto dove è avvenuta la frana che il 15 febbraio 2010 ha sconvolto l’assetto territoriale del piccolo centro confinante con Vibo Valentia. Il consulente tecnico d’ufficio dovrà in particolare spiegare quale sia stata la dinamica dell’evento geomorfologico che ha interessato il Comune di Maierato nel febbraio del 2010 e se, con riferimento alla sua prevedibilità, l’evento possa definirsi “eccezionale” in termini geomorfologici. Il consulente, secondo i quesiti formulati dal gup ed ai quali dovrà fornire risposta, è chiamato poi a spiegare se l’evento franoso sia in qualche modo dipeso da eventi legati alle attività antropiche che si sono verificate in quel momento storico nell’area interessata. Il consulente del gup si avvarrà di un ausiliario individuato nel professore Vincenzo Simeone, ordinario di geologia applicata al Politecnico di Bari.                                                                                                    Gli imputati dinanzi al gup sono: Gianfranco Comito, 60 anni, di Vibo Valentia, dirigente pro-tempore della Provincia di Vibo del settore “Difesa del suolo e controllo degli scarichi delle acque”; Francesco De Fina, 67 anni, di Sant’Onofrio (Vv), dirigente pro-tempore della Provincia di Vibo; Giorgio Cinquegrana, 61 anni, responsabile del servizio Urbanistica e Ambiente del Comune di Maierato; Silvio Silvaggio, 65 anni, responsabile dell’Ufficio tecnico e del settore Urbanistica del Comune di Maierato; Carmine Sardanelli, 80 anni, di Pizzo Calabro, titolare della ditta “Intertonno srl” che si occupa della lavorazione del tonno; Giacinto Callipo, 44 anni, di Vibo Valentia, titolare della “Vercall” attiva nella verniciatura di profilati in alluminio; Silvano Fiorillo, 48 anni, di Piscopio (Vv), titolare dell’azienda “Marten srl” attiva nella produzione di saponi; Domenico Antonio Bilotta,84 anni, di Pizzo Calabro, legale rappresentante della “Vetromed spa”, azienda attiva nella lavorazione del vetro. A vario titolo vengono contestati i reati di frana colposa e disastro ambientale doloso. Le ditte finite al centro dell’inchiesta sono tutte ubicate nella zona industriale di Maierato, comune confinante con Vibo Valentia. L’ipotesi degli inquirenti sulla quale ora sarà necessario attendere il supplemento istruttorio voluto dal gup, è che solfuri, bromuri, ferro, zinco ed acidi provenienti dai residui industriali sarebbero finiti per anni, senza alcun trattamento di depurazione, direttamente nella fogna e nel torrente di Maierato, proprio nell’area poi oggetto nel 2010 della gigantesca frana. In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria, le quattro aziende coinvolte nell’indagine avrebbero scaricato nel torrente, avvelenando l’intera area con l’illecito smaltimento di rifiuti speciali e pericolosi. Anche il depuratore del Comune di Maierato al servizio del Nucleo industriale, per gli investigatori, avrebbe funzionato malissimo contribuendo all’inquinamento. Nel torrente, una delle aziende coinvolte - sempre secondo l’ipotesi accusatoria - avrebbe scaricato pure residui derivanti dalla lavorazione del tonno, tanto da rendere rossa l’acqua del torrente ed irrespirabile l’aria. Le indagini risalgono al 2008 dopo la denuncia di un contadino che aveva segnalato una strana colorazione del fosso Scuotapriti accompagnata da esalazioni nauseabonde, provenienti dal depuratore e dallo smaltimento di reflui industriali inquinanti nel predetto fosso. Gli indagati, fra imprenditori e pubblici funzionari, avrebbero cagionato la frana contribuendo ad acidificare le acque del fosso attraverso lo scorrimento sotterraneo degli scarichi. Tali conclusioni sono fortemente contestate dalle difese (in particolare la distanza del depuratore dai luoghi dove è avvenuta la frana e la presenza di una falda acquifesra) che hanno quindi a loro volta nominato dei propri periti. Nel collegio di difesa ci sono gli avvocati: Costantino Casuscelli, Giancarlo Pittelli, Francesco Martingano, Vincenzo Trungadi, Mario Zanchetti, Giuseppe Di Renzo, Domenico Sorace, Nazzareno Rubino, Bruno Ganino, Nazzareno Latassa e Marcello Scarmato.

 

 

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