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Vincenzo Loielo è stato condannato in via definitiva per associazione mafiosa nel processo “Luce dei boschi”. In passato coinvolto e condannato per due sequestri di persona

Cronaca

La Cassazione ha confermato il rigetto da parte della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, quale giudice dell'esecuzione, dell'istanza proposta dal boss di Gerocarne Vincenzo Loielo, 71 anni, per la rideterminazione della pena a 5 anni di reclusione applicatagli per il reato di associazione mafiosa accertato con sentenza del 2 luglio 2014. Per la Suprema Corte il ricorso è manifestamente infondato in quanto l'intervento del giudice dell'esecuzione sulla “determinazione della pena inflitta al condannato era effettivamente precluso dal giudicato”. Non ricorre poi nel caso di specie alcuno dei casi - tassativamente previsti dalla legge - nei quali è ammessa la rimodulazione del trattamento sanzionatorio stabilito con la condanna irrevocabile. Vincenzo Loielo, ritenuto lo storico boss dell'omonimo clan di Gerocarne, era stato arrestato dai carabinieri a Portoferraio, comune dell'Isola d'Elba nel giugno del 2016 dopo una latitanza durata quasi un anno. La condanna per associazione mafiosa è stata rimediata al termine del processo nato dall’operazione denominata “Luce nei boschi” dove ha però incassato in via definitiva l’assoluzione per il reato di estorsione e per il duplice omicidio di Rocco Maiolo e Raffaele Fatiga, scomparsi da Acquaro agli inizi degli anni '90 e mai ritrovasti. Delitti - inquadrabili in casi di “luapara bianca” - per i quali il pm Marisa Manzini, al termine della requisitoria, aveva chiesto per Vincenzo Loielo la pena dell’ergastolo. Vincenzo Loielo ha già scontato una lunga condanna per i sequestri degli imprenditori Paolo Giorgetti (di Meda, in provincia di Milano) e Cataldo Albanese (originario di Massafra, nel Tarantino), rapiti rispettivamente nel 1978 e nel 1989.  LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: due ergastoli definitivi per l’omicidio a Gerocarne dei fratelli Loielo

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