“Libera” nel cimitero di Bivona sulle tombe senza nome

Iniziativa dell’associazione antimafia contro l’indifferenza nei luoghi in cui sono sepolti i migranti morti durante la traversata del Mediterraneo 

Iniziativa dell’associazione antimafia contro l’indifferenza nei luoghi in cui sono sepolti i migranti morti durante la traversata del Mediterraneo 

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Sabato 5 gennaio alle ore 11,00 il coordinamento provinciale dell’associazione antimafia Libera si ritroverà all’interno del cimitero di Bivona dove sono seppelliti, senza nome e foto, alcuni migranti morti durante la traversata nel Mediterraneo e giunti nel porto di Vibo Marina. “Nella frenesia di questi giorni di festa – spiega Libera – vogliamo creare un momento di riflessione per comprendere il senso di cose che troppo spesso diamo per scontate e attribuire loro il reale valore. Il diritto al nome, ad una storia, ai sogni e, soprattutto, alla vita. Vogliamo poter chiudere gli occhi e immaginarci per un istante come nati dalla parte “sbagliata” del mare e nella continua lotta a difesa di una vita migliore. I corpi di uomini e donne che, come tanti altri, si sono messi in viaggio con la speranza di costruire un futuro diverso e dignitoso ma che, purtroppo, hanno perso la vita tra le onde, ora giacciono in freddi loculi senza né foto né nome, senza neppure un piccolo vaso dove poter porgere un fiore o qualcuno che sussurri una preghiera. Lì sono sepolte le giovani speranze di chi, dopo aver conosciuto la violenza e l’orrore della guerra, le brutture della povertà e dell’indigenza, si avvicinava alle grandi e – ai loro occhi – salvifiche porte dell’Europa rivendicando soltanto un tempo di pace, di diritti ed uguaglianza, un tempo in cui poter vivere senza paura ed essere finalmente liberi artefici del proprio destino”. L’iniziativa del 5 gennaio vuole essere in continuità con quella promossa da Libera lo scorso  7 luglio quando era stata indossata una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità. “Rosso come il colore delle maglie di chi decide di attraversare il Mediterraneo e, troppo spesso, ne trova la morte. Rosso – ricorda Libera – come il colore della maglia del piccolo Aylan annegato e restituito dal mare, ritrovato su una spiaggia in Turchia. Il rosso di chi si ferma con il desiderio di guardare lontano, il rosso dell’amore riscoperto e ritrovato in una nuova umanità, il rosso del desiderio di riscoprirci legati, solidali e in connessione con gli altri. E’ forse questo quello che abbiamo perso, quel senso di appartenenza ad un’unica grande razza, quella umana, insieme alla capacità di sentirci coinvolti nella disperazione degli altri, di ritrovare le nostre paure nella loro paura e le nostre sofferenze nelle loro. Vogliamo iniziare il nuovo anno – continua Libera – con la promessa di una solidarietà che si faccia concreto atto d’amore verso gli ultimi e derelitti, carichi di un’indignazione per ogni potere violento ed escludente che possa farsi impegno e responsabilità, bramosi di verità e attenti ricercatori oltre gli schemi e le categorie che ci vengono propinate, dubbiosi ed eretici. Solo così possiamo farci promotori e difensori di un vento che possa stravolgere l’indifferenza, che possa gettare giù i muri dell’intolleranza, che possa fermare l’eresia di chi di fronte a uomini e donne che sfuggono, parla di difesa dei confini. Un vento che possa trasportare le singole parole della nostra preghiera laica per una società a portata d’uomo, qualsiasi sia il suo colore della pelle, il suo orientamento sessuale, politico o religioso, la sua etnia o il suo paese di appartenenza, oltre i confini del tempo, dello spazio e del silenzio. Vogliamo iniziare il nuovo anno – conclude Libera – chiedendoci che società siamo e che società vogliamo essere per trovare risposte alle nostre domande e senso al nostro impegno”.

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