Tropea, Palazzo Giffone passa ai privati: diventerà un albergo di lusso

Venduto per 930mila euro ad un gruppo di investitori che dovrà eseguire anche “opere compensatorie”: l’ascensore per il mare, un auditorium da 110 posti e la nuova pavimentazione della piazza

Venduto per 930mila euro ad un gruppo di investitori che dovrà eseguire anche “opere compensatorie”: l’ascensore per il mare, un auditorium da 110 posti e la nuova pavimentazione della piazza

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Palazzo Giffone a Tropea
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Palazzo Giffone passa di mano: uno dei simboli del degrado della Calabria post unitaria è (quasi) privato. Diventerà (ça va sans dire) un albergo di lusso. Lo Stato si è liberato, dopo un secolo e mezzo dalla requisizione ai danni della famiglia e settant’anni di abbandono, di un’eredità penosa. Alienando il grande vecchio della rupe tropeana, ha messo fine ad un’involuzione urbanistica lunga tre guerre, Unità d’Italia compresa. Ecco perché il gruppo di investitori che metterà mano alla sua riqualificazione architettonica, trasformerà in hotel una maceria identitaria post bellica. Un residuato postunitario. Con buona pace di tutti i Giffone, eredi designati dal casato, ma non dalla storia. Ovvio che questa notizia abbia il sapore della fine d’un racconto, del sigillo al drammone risorgimentale che l’architetto Luigi Giffone, splendido ottantenne, ci aveva narrato pochissimo tempo fa. Una storia con tutti gli ingredienti necessari per muovere le coscienze (bellezza, amore, famiglia, guerra, denaro, lacrime, storia, Fato, Natura, eroi civili). Un racconto che ha commosso e indignato, ricco del fascino della bellezza negletta, delle storie tristi, del pathos e dei sentimenti nobili. Un pasticciaccio pericolante sul lungomare tropeano, infarcito di dubbi e foriero di rischi, protagonista dell’appello alle istituzioni lanciato da Giffone con passione tanto civile quanto dolorosa. Ed oggi che sembrano palesarsi le avvisaglie della soluzione finale raccontiamo l’ultimo capitolo della saga con un pizzico di malinconia. Notizie fresche giungono da Tropea, dove il sindaco Giovanni Macrì, nel consiglio comunale del 30 novembre aveva posto la faccenda all’ordine del giorno, revocando l’ordinanza della precedente amministrazione, che prevedeva l’acquisto del palazzo da parte del Comune, grazie ad un finanziamento regionale di 4 milioni di euro, e la realizzazione della sede municipale e del Museo del mare

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Già prima dell’insediamento della nuova amministrazione, del resto, lo scenario era radicalmente cambiato. In sostanza: i soldi non c’erano più, l’immobile era stato venduto dal Demanio alla Cassa depositi e prestiti, e il Comune, trovatosi di fatto con un bene alienato, aveva dato vita ad un contenzioso. Dopodiché, per trovare una soluzione in tempi brevi, ha iniziato a valutare le offerte di acquisto concrete. Il sindaco Giovanni Macrì ha specificato che «in merito alla diatriba accesasi tra Demanio e Comune, la faccenda è complicata. Nonostante l’Amministrazione fosse locataria del bene, il Demanio aveva venduto l’immobile senza preavviso e senza interpellare l’affittuario. Ne era derivato un contenzioso, ma il Tar del Lazio aveva rigettato la sospensiva avanzata dal Comune». Motivazione? In sostanza, il Tar dichiarava che il bene era stato ormai ceduto, (una vendita è una vendita), e non si sarebbe potuto tornare indietro. Lasciava intendere però che l’Amministrazione avrebbe potuto eventualmente procedere con una richiesta di risarcimento danni. Nel frattempo, perdurante la causa, era arrivata una prima offerta d’acquisto. 

«La prima offerta vincolante – prosegue Macrì – è del 9 ottobre 2017: vi si proponeva un prezzo forfettario di 930mila euro, con aperture a trattative compensatorie. Nel frattempo, lo stesso Comune veniva commissariato per infiltrazione mafiosa, ed anche la terna commissariale si dichiarava favorevole alla cessione, a patto che il compratore dimostrasse la volontà concreta di realizzare opere d’interesse pubblico, a compensazione della perdita del bene da parte della collettività». Oggi, la proposta dell’investitore prevede che il Comune rinunci a ulteriori azioni legali e di recupero, in cambio della realizzazione dell’ascensore per il mare, in piazza di Netta (luogo dove una simile infrastruttura era già stata prevista, con un progetto predisposto dall’amministrazione precedente, riveduto e corretto). A questo, si andranno ad aggiungere il pagamento delle spese giudiziarie e la realizzazione, all’interno di palazzo Giffone, di un Auditorium da 110 posti, la pavimentazione della piazza dove affaccia anche il Comune, fino a largo Migliarese. Tempi previsti, 24 mesi, a partire dall’accordo. In sostanza, il Comune propende per una soluzione rapida, ma vuole garanzie su tempistica, concretezza, realizzazione di opere pubbliche e messa in sicurezza dello stabile. E sul progetto per il Museo del mare, pietra tombale. «Il Comune avrebbe intrapreso un percorso al limite della legittimità», ha dichiarato il sindaco. «Non aveva bisogno di dotarsi di tale struttura, e procedere con un investimento così ingente per reperire spazi di servizio. Non sarebbe stato possibile considerarlo una spesa strategica. E poi, francamente, non ho mai ritenuto che ci fossero le risorse necessarie a gestire un complesso così monumentale, o dar vita ad un Museo del mare sostenibile. Oltre allo stabile comunale, che pure necessita di lavori improcrastinabili, l’Amministrazione è in possesso anche di Palazzo Santa Chiara, ex sede municipale, dove vogliamo e dobbiamo dar vita a infrastrutture culturali: biblioteca, aula multimediale, sala di rappresentanza. Lì ha senso investire, in una logica di idoneità, misura e responsabilità. Palazzo Giffone è un fabbricato stupendo ma oggi come oggi la sua bellezza è pari solo al degrado in cui versa. Ben vengano i privati, a patto che riqualifichino palazzo e piazza e soprattutto disinneschino quella bomba a tempo, in termini di sicurezza, che l’immobile rappresenta».

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