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Un terzo è invece morto. Il racconto di una notte da incubo a Vibo conclusa con un lieto fine

Cronaca

"Siamo ancora costretti a trovarci davanti a scene raccapriccianti ed a combattere affinché la legge venga rispettata. Ancora costretti a combattere per i diritti degli animali e per i nostri, da cittadini che pagano le tasse e che non hanno intenzione di assistere a determinate scene. Dopo circa un anno di tentativi falliti con gabbia trappola, finalmente ieri sera i volontari dell'associazione Enpa sezione Pizzo sono riusciti a catturare – spiega la stessa associazione - queste due povere anime innocenti con l'intento di salvargli la vita. L'azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia era a conoscenza della situazione da altrettanto tempo e, fino a pochi giorni fa, si è dimostrata contraria a far entrare questi cani nel canile comunale di Vibo Valentia, dove sono autorizzati tre box per le emergenze sanitarie. L'area A che si occupa del randagismo affermava verbalmente ai volontari di non poter far entrare ulteriori cani nel canile municipale a causa di una comunicazione dell'area C, che invece riguarda il benessere animale; tale comunicazione, risalente e diversi mesi fa, proponeva al sindaco la chiusura del canile per questioni igieniche e strutturali. Ad oggi però, la gestione del canile è cambiata e con buoni risultati. Il Comune sta provvedendo alla ristrutturazione e messa in sicurezza del canile, ragioni per cui dovrebbero essere riviste le posizioni dell'Asp, considerando anche che nell'ultima ispezione dell'area C, risalente all'11 gennaio scorso, viene rilasciato un verbale in cui si intima la gestione a mantenere tre box liberi per le emergenze sanitarie”. L’Enpa racconta quindi che “ci sono volute 10 lunghissime ore (dalle 18 alle 4.30 del mattino) per catturare due povere anime: uno sembrava arreso al suo destino accovacciato accanto al suo amico morto. In attesa del veterinario reperibile e dei vigili urbani siamo entrate più volte per tenerlo sotto controllo, senza spaventarlo; al loro arrivo ci hanno intimato di restare fuori poiché il locale è sottoposto a sequestro e ha un'ordinanza di inagibilità (che verificheremo). Entrano e.. se lo fanno scappare, si fanno scappare un cadavere ambulante, talmente malmesso che dopo qualche ora abbiamo preso in circa un minuto. Non stiamo qui ad elencare tutto ciò che ci siamo sentite dire (come ogni volta che li scomodiamo); e così sono andati via dicendo di non aver visto bene il cane perché buio, perché è andato via, che non possono accertare evidenti malattie”.  Ed eccoli qui i cani che “nessuno era mai riuscito a prendere, i cani che tutti vedevano, ma di cui a pochi importava, i cani chiamati cadaveri ambulanti. Ve li presentiamo, vi presentiamo la tristezza, il degrado, l'inferno di una provincia povera dentro e non solo fuori, vi presentiamo - queste due anime pure, catturate in una notte di gelo, ma ancora vivi, almeno loro”. L’Enpa tiene quindi a ringraziare “la parte bella di questa notte bruttissima, l'accalappiacani Angelo Monteleone sempre tanto paziente e disponibile, il secondo veterinario reperibile il dottor Cavallaro, subito intervenuto e che non ha battuto ciglio sull'evidente stato dei cani in questione, i nostri compagni e mariti rimasti accanto a noi tutta la notte, chi ha segnalato e tutti coloro che hanno creduto e credono in noi. Al primo veterinario e al vigile che ci ha vietato l'ingresso, nonostante la presenza anche di un consigliere comunale, diciamo invece solo di controllarsi la coscienza; avremmo potuto prenderli prima se ci avessero fatte entrare sotto nostra responsabilità, se non avessero vietato l'ingresso alla nostra volontaria consigliere comunale (il riferimento è a Samantha Mercadante, ndr). Noi non ce li saremmo fatti scappare. E non avremmo dovuto passare tutta la notte a cercare di aiutarli. Ora piccoli superstiti tocca a voi, continuate a combattere, non mollate proprio adesso. Fatelo per voi, per il vostro amico morto, per quanto avete sofferto, per il freddo patito, e infine anche per noi, che combattiamo per voi”. 

 

 

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