Operazione “Ossessione”, indagato anche Emanuele Mancuso

Unitamente ad altri due soggetti di Nicotera è accusato di aver aiutato i fratelli Costantino a rimuovere un impianto di videosorveglianza

Unitamente ad altri due soggetti di Nicotera è accusato di aver aiutato i fratelli Costantino a rimuovere un impianto di videosorveglianza

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C’è anche Emanuele Mancuso, 30 anni, dal giugno scorso collaboratore di giustizia, fra gli indagati dell’operazione “Ossessione”. Unitamente a Pantaleone Perfidio, 32 anni, di Nicotera, e Giovanni Battaglia, 33 anni, anche lui di Nicotera (entrambi già indagati nell’inchiesta antidroga denominata “Giardini segreti” scattata a luglio) nell’operazione odierna denominata “Ossessione”, Emanuele Mancuso è indagato per il reato di favoreggiamento personale aggravato dalle finalità mafiose per avere aiutato i fratelli Giuseppe e Fabio Costantino ad eludere le investigazioni, intervenendo su loro richiesta – e previa indicazioni degli zii paterni di Emanuele Mancuso – a rimuovere un dispositivo di videosorveglianza posto dai militari del Goa della Guardia di Finanza dinanzi l’abitazione dei fratelli Costantino a Comerconi di Nicotera  tra il 29 maggio del 2017 ed il 6 giugno del 2017. Anche sul conto dei fratelli Costantino (detti “Fifietto”), Emanuele Mancuso ha reso dichiarazioni agli inquirenti indicandoli come “parenti di Antonio Mancuso, detto don Paperone, e vivono a Comerconi e Preitoni dove hanno una casa ed un garage”. Per convicere Giovanni Battaglia a salire su un palo della luce dove la Guardia di Finanza aveva installato una telecamera dinanzi all’abitazione natale dei Costantino, Emanuele Mancuso racconta di aver dovuto dare 50 euro a Giovanni Battaglia per ogni suo tentativo di salire sul palo dal quale per tre volte scendeva dopo aver preso la corrente. Al quarto tentativo, Battaglia è però riuscito a staccare l’apparecchiatura posizionata dagli investigatori. Il terzo dei fratelli Costantino, di nome Salvatore, si è invece da tempo stabilito in Lombardia ed è stato detenuto sino al 2015 quando è stato ammesso al lavoro esterno, mentre nel 2016 ha ottenuto il beneficio della misura alternativa alla detenzione (affidamento in prova). Secondo i magistrati, Salvatore Antonio Costantino ha rappresentato “un elemento di raccordo tra i componenti calabresi dell’organizzazione dedita al narcotraffico e che operano in Lombardia, la maggior parte dei quali conosciuti in carcere, e per l’esattezza nella casa circondariale di Bollate.    LEGGI ANCHE:  Narcotraffico internazionale dal Vibonese, ecco tutti gli arrestati e le accuse – Video

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