Operazione “Via col Vento”: imputati tutti rinviati a giudizio

L’inchiesta della Dda mira a far luce sugli affari dell’eolico. Coinvolti anche i boss Pantaleone Mancuso e Rocco Anello

L’inchiesta della Dda mira a far luce sugli affari dell’eolico. Coinvolti anche i boss Pantaleone Mancuso e Rocco Anello

Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

Sono stati rinviati a giudizio dal gup distrettuale, Claudio Paris, gli imputati dell’operazione antimafia denominata “Via col Vento” che mira a far luce sugli affari dell’eolico. Il gup ha quindi accolto la richiesta del pm della Dda di Catanzaro, Antonio De Bernardo, nei confronti di: Pantaleone Mancuso, 58 anni, di Limbadi (residente a Nicotera Marina ed attualmente detenuto), detto “Scarpuni” (difeso dagli avvocati Francesco Calabrese e Francesco Sabatino); Rocco Anello, 58 anni, di Filadelfia, ritenuto a capo dell’omonimo clan (difeso dall’avvocato Sergio Rotundo); Giovanni Trapasso, 71 anni, di Cutro; Romeo Ielapi, 47 anni, imprenditore di Filadelfia (difeso dagli avvocati Sergio Rotundo e Mariantonietta Iorfida); Riccardo Di Palma, 47 anni, di San Lupo (Bn) (difeso dall’avvocato Giovanni Spina); Mario Scognamiglio, 42 anni, di Napoli; Giuseppe Errico, 65 anni, di Cutro. Il pm ha ereditato l’inchiesta dalla Dda di Reggio Calabria. Il processo nei confronti di Mancuso, Trapasso, Errico e Di Palma si aprirà dinanzi al Tribunale collegiale di Crotone il 27 giugno prossimo, mentre Anello, Mancuso, Di Palma, Ielapi e Scognamiglio dovranno comparire dinanzi al Tribunale collegiale di Catanzaro il 25 giugno prossimo. 

Informazione pubblicitaria

L’indagine accende i riflettori sul business dell’eolico nei parchi di Amaroni, Cutro e San Biagio con la presunta ingerenza dei clan Mancuso, Anello e Trapasso nei milionari lavori degli impianti e nella guardiania delle zone. Gli imprenditori sarebbero stati costretti a subappaltare i lavori inerenti la realizzazione dei parchi ad imprese controllate dalle cosche, anche aggirando il regolamento contrattuale sottoscritto dalle imprese aggiudicatarie. Fondamentali nell’attività di indagine le intercettazioni telefoniche ed ambientali. Pantaleone Mancuso è in particolare accusato di estorsione e illecita concorrenza con minaccia volti al controllo, o comunque al condizionamento, del mercato relativo alle esecuzioni di opere pubbliche nei parchi eolici di diverse località calabresi, alcune delle quali ricadenti sotto il controllo della cosca mafiosa dei Mancuso di Limbadi, della quale “Scarpuni” è ritenuto un esponente apicale. I reati sono aggravati dalla modalità mafiose. Secondo l’accusa, il soggetto chiave delle relazioni fra le varie cosche interessate ai lavori è da identificarsi nell’imprenditore Giuseppe Evalto, 56 anni, nativo di Spilinga ma residente a Pizzo, la cui posizione è rimasta di competenza della Dda di Reggio Calabria. Sarebbe stato lui, secondo l’accusa, l’imprenditore di riferimento di Mancuso al fine di rapportarsi con le grandi imprese che avevano ottenuto l’appalto per la costruzione dei parchi eolici. Evalto sarebbe stato contemporaneamente imprenditore e collettore degli interessi delle consorterie, rappresentando per l’accusa una figura “cerniera” in grado di relazionarsi con le due realtà – quella criminale e quella imprenditoriale – riuscendo ad imporre alle società impegnate nella realizzazione dei parchi eolici l’affidamento, a favore di ditte colluse o compiacenti, dei lavori collegati alla realizzazione delle opere. Il site manager della Nordex Italia presso il parco di Amaronie il project manager della stessa Nordex sarebbero quindi stati costretti ad escludere altre ditte e ad affidare alla ditta individuale Ielapi Romeo – di cui è intestatario Romeo Ielapi ma proprietario di fatto, secondo gli inquirenti, il boss Rocco Anello – i “lavori temporanei di allargamento dei tratti della strada provinciale numero 92 (cd. bypass di Cortale) minacciandoli altresì che, in caso contrario, l’iter burocratico avrebbe subito notevoli ritardi e che vi sarebbero stati problemi per la sicurezza del cantiere. Contestati pure i reati di estorsione e rapina aggravati dalle modalità mafiose in quanto avrebbero costretto i titolari delle imprese a corrispondere al boss Rocco Anello una somma di denaro, ottenuta attraverso – secondo l’accusa – la società di trasporti “La Molisana” di proprietà dei fratelli Di Palma ed in cui lavora Scognamiglio e la ditta di Romeo Ielapi. Pantaleone Mancuso e Giuseppe Evalto, infine, avrebbero condizionato anche il mercato dell’eolico relativo alla costruzione del Parco eolico Vestas di Cutro in concorso con Giovanni Trapasso, ritenuto elemento di spicco dell’omonimo clan del Crotonese.       In foto nel riquadro: Pantaleone Mancuso e Rocco Anello. In basso: Romeo Ielapi