Il disprezzo dei clan di Cutro per la collaborazione di Emanuele Mancuso: “E’ scorno…”

Remo Mannolo descrive il nuovo pentito come un soggetto instabile ma le cui dichiarazioni rappresentano una “bomba ad orologeria”

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Remo Mannolo descrive il nuovo pentito come un soggetto instabile ma le cui dichiarazioni rappresentano una “bomba ad orologeria”

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Una “bomba ad orologeria” pronta ad esplodere con effetti imprevedibili. Veniva commentata anche nel Crotonese la scelta di Emanuele Mancuso – “rampollo” dell’omonima “famiglia” di Limbadi e Nicotera e figlio del boss Pantaleone Mancuso detto “l’Ingegnere” – di collaborare con la giustizia. Una scelta criticata aspramente, soprattutto in considerazione della scarsa “stima” criminale di cui Emanuele Mancuso avrebbe goduto negli ambienti della mala  di San Leonerdo di Cutro. E’ in particolare Remo Mannolo – secondo emerge dall’operazione “Malapianta” – che l’8 agosto dello scorso anno, conversando con un soggetto ancora da identificare, si sofferma sula figura di Emanuele Mancuso, descritto come “un soggetto psicologicamente instabile ed abitualmente dedito all’assunzione di sostanze stupefacenti. In particolare, Remo Mannolo – annota la polizia giudiziaria – asserisce che il collaboratore di giustizia, a causa dei propri comportamenti instabili, in passato aveva creato notevoli problemi alla consorteria criminale d’appartenenza.

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Ha fatto danni con la pala…., pippava pure a terra…, non ti dico quanti danni…, quanti danni…, lui faceva solo bordelli, come pippava faceva bordelli”. L’interlocutore di Remo Mannolo aggiungeva quindi che Emanuele Mancuso non aveva subito azioni omicidiarie “solo in ragione dello spessore criminale della famiglia di origine. A pari condizioni, nei confronti di ipotetici altri soggetti, determinati atteggiamenti non sarebbero stati tollerati dalla ‘ndrangheta e pertanto si sarebbe fatto ricorso – aggiunge Mannolo – all’eliminazione fisica”. Pronta la risposta dell’interlocutore di Mannolo: “Il discorso sai qual è? Se era figlio mio o se era figlio tuo… se era figli di…non c’era più! Quello quello andava “pulizzato” perché era instabile! Instabile”. Pe i Mannolo, inoltre, il fatto che un Mancuso fosse passato a collaborare con la giustizia rappresenta una vergogna imperdonabile. “E’ scorno…, è scorno…e danni ne farà” commentano ancora i due cutresi, con Remo Mannolo (in foto) che spiega come lo spessore criminale del cognome del nuovo pentito di ‘ndrangheta sia “sufficiente per gli inquirenti a palesarne l’attendibilità”. Chiari, infine, i timori per dichiarazioni rilasciate da Emanuele Mancuso: “Purtroppo è un casino…, è una bomba ad orologeria, non si capisce come va a finire”. 

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