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Abbandono di persona incapace il reato contestato ad un infermiere e due medici dell’ospedale di Vibo 

Cronaca

Accordo per acquisire le dichiarazioni di due testi oculari del drammatico suicidio di Sonia Pontoriero, la 41enne di Vibo Valentia che si è tolta la vita il 29 settembre del 2016 lanciandosi dal viadotto autostradale sopra Pizzo Calabro, e quindi la testimonianza della madre della ragazza. E’ quanto avvenuto stamane in Corte d’Assise a Catanzaro nel processo per il suicidio di Sonia Pontoriero e che vede imputati per concorso in abbandono di persona incapace, con l’aggravante di averne cagionato la morte, tre sanitari in servizio nel reparto di Psichiatria dell’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia. Sotto processo si trovano: Fulvia Franca Mazza, 64 anni, di Vibo Valentia, psichiatra (difesa dall’avvocato Francesco Muzzopappa); Giovanna De Maria, 63 anni di Vibo Valentia, psicologa (avvocato Costantino Casuscelli); Raffaele Sette, 58 anni, di Arena, infermiere (avvocato Vincenzo Gennaro). La madre di Sonia Pontoriero – la signora Rosa Garreffa – ha spiegato in aula, rispondendo alle domande del pm, della parte civile e dei difensori degli imputati, che era perfettamente a conoscenza della grave patologia psichiatrica di cui soffriva la figlia, confermando il fatto che Sonia prima di suicidarsi era stata accompagnata dai parenti in ospedale in evidente scompenso psicotico per essere sottoposta a un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso). Qui, però, i sanitari finiti sotto processo - secondo l’accusa ed il racconto della madre - avrebbero abbandonato a se stessa la ragazza, già giudicata incapace per malattia di mente ed affetta da scompenso psicotico con deliri persecutori, omettendo di sottoporla al Tso e provvedendo solo a firmare la proposta di Tso senza tuttavia eseguirlo, nonostante vi fossero - ad avviso degli inquirenti - tutti i presupposti e nonostante l’autorizzazione all’utilizzo della forza da parte di un familiare lì presente. 

I sanitari avrebbero quindi lasciato che la Pontoriero si allontanasse liberamente dal reparto. Allontanamento concluso poi con il suicidio che gli investigatori (i carabinieri di Pizzo) considerano prevedibile in conseguenza dell’abbandono e delle precarie condizioni psichiche della donna. Rosa Garretta è costituita parte civile nel processo con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Di Renzo. Sonia Pontoriero era stata recuperata in stato di incoscienza ma ancora viva dai vigili del fuoco sotto il ponte dell’autostrada. Le sue condizioni erano però apparse subito gravissime, tanto da spirare una volta arrivata all’ospedale di Vibo Valentia. Sonia era molto conosciuta a Vibo Valentia, città nella quale era nata e cresciuta. 

 

 

Lacnews24.it
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