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La notizia viene da ambienti sindacali preoccupati dall’impossibilità di acquistare i reagenti chimici indispensabili al processo di depurazione. Il Corap gestisce il complesso ma non ha un euro in cassa

Cronaca

In piena stagione estiva, con migliaia di turisti e bagnanti che affollano spiagge e località costiere, il depuratore vibonese di Portosalvo rischia un disastroso stop. L’allarme viene da ambienti sindacali, ma la situazione è talmente spinosa che chi parla decide di farlo solo a patto dell’anonimato. Sott’accusa è ancora una volta il Corap, il consorzio regionale delle attività produttive che gestisce in toto, senza esternalizzazione del servizio, l’impianto di Portosalvo, che - si legge sul sito internet dello stesso Corap - «tratta liquami sia di tipo industriale che civile per l’equivalente di circa 50mila abitanti».

La disastrosa situazione finanziaria dell’ente, ormai virtualmente fallito, non consente di acquistare i reagenti chimici indispensabili al processo di depurazione. Si tratta di additivi che reagiscono con le sostanze inquinanti rendendole insolubili e favorendone l'eliminazione. In altre parole, senza queste sostanze, i liquami non possono essere depurati correttamente, con il rischio di scarico a mare degli inquinanti. Il pericolo che ciò avvenga è dietro l’angolo. Tanto che il prefetto sarebbe stato già allertato. Per la costa vibonese e per l’immagine della Calabria sarebbe un colpo durissimo, tanto da pregiudicare la stagione turistica.

Dal Corap dipende circa un terzo dell’intera depurazione calabrese, ma mentre nelle altre province la gestione degli impianti è affidata a ditte esterne che si stanno facendo carico “a credito” dell’acquisto dei reagenti per scongiurare il blocco del servizio, a Vibo invece l’impianto di Portosalvo è controllato al 100 per 100 dal consorzio regionale

La mancanza degli additivi è comunque solo la punta dell’iceberg, perché l'assenza di risorse mette a rischio la gestione del depuratore nel suo complesso. La minima esigenza diventa uno scoglio insormontabile, il più piccolo problema di manutenzione può risolversi in uno stop dell’impianto. Una situazione limite monitorata dalle prefetture che va a incastrarsi nella mobilitazione dei lavoratori Corap, ormai da cinque mesi senza stipendio. In particolare, i lavoratori vibonesi del consorzio regionale sarebbero pronti a incrociare le braccia. Soltanto l’intermediazione del prefetto avrebbe sinora convinto i sindacati a temporeggiare, in attesa che prenda forma concreta l’impegno della Regione a intervenire per disinnescare le tensioni occupazionali e mettere in sicurezza l’attività del Corap, almeno per quanto riguarda le competenze di primaria importanza, come appunto quelle relative alla depurazione. Un impegno assunto dal presidente Mario Oliverio venerdì scorso, nel corso di un incontro a porte chiuse con i sindacati alla Cittadella. Riunione interlocutoria che ha di fatto congelato la situazione, con la vertenza che però ha continuato ad ardere sotto traccia. Lavoratori esasperati e mancanza degli strumenti indispensabili per garantire la regolarità di servizio, potrebbero essere la goccia che fa traboccare il vaso del Corap, pieno fino all’orlo di debiti e di promesse clamorosamente tradite

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