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Il procuratore di Catanzaro: «Un delitto atroce per motivi abietti. C’era il concreto pericolo di fuga dell’indagato e siamo intervenuti subito»

Cronaca

«Non è morto subito, ma è stato chiuso morente in un sacco e gettato nel fiume». Sono rivelazioni scioccanti quelle del procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, che ha aperto la conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia per illustrare i dettagli dell’operazione ribattezzata “Amore letale”. I militari dell’Arma hanno fatto luce sull’omicidio di Francesco Domenico Vangeli, di Filandari. «Un ragazzo è stato ucciso - ha sottolineato il magistrato - ed è stato ucciso per motivi abietti e in maniera atroce». Quanto al provvedimento di fermo di indiziato di delitto a carico di Antonio Prostamo, ha aggiunto: «C’era il concreto pericolo di fuga dell’indagato, da qui la necessità di intervenire con questa tempistica. Si tratta di una indagine completa, rafforzata da solidi elementi probatori. La madre della vittima è venuta più volte in Procura e dai carabinieri, a lei abbiamo sempre detto di avere pazienza e fiducia nel nostro operato». 

Il tenente Luca Domizi, del Norm, che ha condotto le indagini sul campo, ha spiegato come Vangeli sia stato «attirato con un tranello a casa dei Prostamo per la realizzazione di un tavolino in ferro battuto. Ma la situazione è degenerata quasi subito con Vangeli attinto da colpi di fucile. Quindi, a questo punto, il ragazzo è stato chiuso in un sacco nero agonizzante e gettato nel Mesima e da lì disperso in mare». L’arma del delitto non è stata ritrovata. Ma ci saranno ulteriori sviluppi, assicura l’ufficiale dell’Arma, «per assicurare alla giustizia i complici». All’origine dei fatti vi sarebbe «una ragazza pretesa da Prostamo per dimostrare la propria superiorità sulla comunità e “marcare il territorio”». Ragazza che risiederebbe proprio con i Prostamo e non avrebbe inteso fornire alcun tipo di collaborazione, portando Gratteri a definire questo atteggiamento come «omertoso». Sullo sfondo, poi, vi sarebbero anche debiti di droga non pagati e la sottrazione di un’arma in provincia di Pisa da parte di Vangeli e mai più restituita. Il comandante provinciale dell’Arma, Gianfilippo Magro, e il capitano della Compagnia di Vibo, Gianfranco Pino, hanno lodato il grande lavoro dei carabinieri e la proficua collaborazione tra i reparti - dal Battaglione al Nucleo elicotteri, fino all’importante lavoro della Stazione di Mileto - che hanno permesso di chiudere il cerchio attorno a Prostamo, con il fratello di quest’ultimo, Giuseppe Prostamo, 35 anni, che resta indagato a piede libero. Omicidio aggravato dal metodo mafioso, minacce, distruzione di cadavere e porto abusivo d'arma da fuoco. Antonio Prostamo avrebbe minacciato di morte e addirittura di sciogliere nell’acido Francesco Vangeli con messaggi whatsapp indirizzati sul telefono cellulare utilizzato da Vangeli, sequestrato e analizzato dai carabinieri. Giuseppe Prostamo avrebbe invece vantato dei crediti di droga da Francesco Vangeli il quale gli avrebbe pure sottratto un’arma da fuoco poi rinvenuta nella disponibilità del padre a Pisa. La sera della scomparsa sarebbe stato attirato a San Giovanni di Mileto con l’inganno. Da quanto emerso infatti i Prostamo lo avrebbero invitato a raggiungere la loro abitazione per la realizzazione di un tavolino in ferro battuto essendo Vangeli un artigiano come il padre Valerio. Un semplice lavoretto per arrotondare la giornata ma che si è rivelato fatale perché da quella sera Francesco non è più tornato a casa. 

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Lacnews24.it
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