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‘Ndrangheta: i legami fra i “locali” di Stilo e Gerocarne nell’operazione “Doppio sgarro”

L’inchiesta della Dda di Reggio Calabria mette in luce anche l’asse criminale fra le Preserre vibonesi e la Vallata dello Stilaro. Il ruolo dei Taverniti, dei Gallace e degli Spagnolo

‘Ndrangheta: i legami fra i “locali” di Stilo e Gerocarne nell’operazione “Doppio sgarro”

Un nuovo “locale” di ‘ndrangheta attivo e confederato al clan dei Taverniti di Gerocarne, sarebbe stato scoperto a Stilo, nella Locride, nell’ambito dell’inchiesta “Doppio sgarro” condotta dai carabinieri e coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. Su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dell’aggiunto Giuseppe Lombardo, il gip ha emesso 9 ordinanze di custodia cautelare: 7 in carcere e 2 ai domiciliari. I reati contestati sono associazione a delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, produzione, traffico e detenzione di droga.

In particolare, sarebbero stati accertati ruoli e gradi dei relativi appartenenti, perlopiù membri di una stessa famiglia, in seno a quella che può essere definito un nuovo locale di ‘ndrangheta”, attivo nel comune di Stilo e confederato al clan dei Taverniti di Gerocarne, nelle Preserre vibonesi, tanto che un affiliato avrebbe ricevuto la “doppia dote” di “sgarrista” da entrambi i locali di ‘ndrangheta. Tale nuovo locale di ‘ndrangheta, nato – secondo l’accusa – attorno agli Spagnolo di Stilo, sarebbe stato in attrito con i clan dei Crea di contrada Bordingiano di Stilo e i Ruga di Monasterace. [Continua in basso]

In carcere

Fernando Spagnolo, 67 anni, di Stilo (latitante); Ilario Spagnolo, 41 anni, di Pazzano; Gesen Spagnolo, 41 anni, di Pazzano; Giuseppe Furina, 42 anni, di Stilo; Cosimo Panetta, 32 anni, di Placanica; Giuseppe Tassone, 31 anni, di Palacania; Cosimo Tassone, 64 anni, di Placanica; Cosimo Leotta, 68 anni, di Stilo.

Ai domiciliari

Francesco Aiello, 40 anni, di Placanica; Diego Tassone, 39 anni, di Placanica. [Continua in basso]

Le indagini

Fondamentali per le indagini, condotte dalla compagnia di Roccella Jonica e coordinate dalla Dda reggina, risultanze investigative inerenti personaggi legati a vario titolo alla criminalità organizzata di Stilo e dei comuni limitrofi, acquisite fin dal 2014, nonché delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e inchieste aventi a oggetto alcuni fatti delittuosi che nel passato avevano insanguinato l’area dello Stilaro – tra cui spiccano gli omicidi di Marcello Gerocitano nel 2005 e Giuseppe Gerace nel 2012.
Il condizionamento mafioso è stato ritenuto particolarmente pregnante dagli inquirenti «interessate a garantirsi il controllo del territorio con la solita metodologia delle imposizioni e dei condizionamenti violenti anche all’attività amministrativa pubblica, da tempo ormai si sono rese artefici della condizione di grave depressione che governa quelle aree calabresi, in tutto asservite alla prepotenza mafiosa che impone le proprie regole e opprime la popolazione con la violenza».    

Danneggiamenti, estorsioni e pascoli abusivi

Danneggiamenti, estorsioni, e pascoli abusivi sono i reati che avrebbero consentito alla consorteria di esercitare un capillare e opprimente controllo sul territorio ritenuto di propria “competenza”, ingenerando, grazie anche alla disponibilità di armi, nella popolazione un diffuso timore e senso di omertà.

Tra i vari indagati per associazione di tipo mafioso vi è anche un appartenente alla cosca Ruga – Gallace – Leuzzi, organizzazione mafiosa dell’alto Jonio reggino, basso catanzarese e zone limitrofe, che nel tempo avrebbe messo a disposizione degli associati i propri immobili per lo svolgimento dei riti di affiliazione alla ‘ndrangheta e rivestito, per conto della consorteria criminale, il ruolo di referente territoriale nel Comune di Stilo con la dote di “vangelo”.

Tale circostanza assumerebbe evidenza in occasione dei gravi eventi avvenuti a febbraio e a giugno del 2018 nei confronti di rappresentanti di quell’ente comunale, consistenti rispettivamente nel danneggiamento con colpi d’arma da fuoco dell’auto di un consigliere di minoranza e nell’incendio della casa rurale del sindaco pro-tempore, allorquando, proprio in virtù del ruolo ricoperto, l’indagato sarebbe interessato da persone legate alla criminalità organizzata di San Luca di scoprire degli autori degli episodi.
Emersi pure elementi indiziari circa un abituale e arbitrario esercizio del pascolo abusivo sulla cosiddetta pineta del Monte Consolino e su un antico castello medioevale, area sottoposta a vincolo paesaggistico e considerata principale attrazione turistica del centro storico di Stilo, da parte dei membri della predetta consorteria mafiosa. [Continua in basso]

Detenzione e spaccio di droga

Infine, durante la conduzione dell’inchiesta sono stati raccolti elementi indizianti circa l’esistenza di un’associazione dedita alla detenzione e cessione di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e marijuana, attiva nei comuni reggini di PlacanicaStignanoPazzano e Caulonia, nonché la responsabilità, in capo ai relativi organizzatori, della realizzazione, nel luglio 2018 nel Comune di Pazzano, località Tizzana, di una piantagione di cannabis indica di 120 piante, sequestrata e distrutta dai carabinieri d’intesa con l’autorità giudiziaria. 

I collegamenti con il Vibonese

Fernando Spagnolo è accusato di aver ricoperto il ruolo di vertice in seno al locale di ‘ndrangheta di Stilo, confederato con il “locale” di Gerocarne. Ilario Spagnolo, figlio di Fernando, è invece accusato di aver partecipato con la dote di sgarro al locale di Stilo. La condotte coprono un arco temporale che va dal 2013 al luglio 2020.
Per gli inquirenti assume inoltre rilevanza il fatto che Vincenzo Taverniti, alias “Cenzo d’Ariola” – cugino del boss Vincenzo Gallace di Guardavalle – dopo un tentato omicidio (una bomba esplosa sotto la sua auto il 14 maggio 2002) si sarebbe rifugiato proprio a Stilo, pur ricoprendo un ruolo di spicco nel locale di ‘ndrangheta di Ariola di Gerocarne (vicenda per la quale è già stato condannato nel processo nato dall’operazione “Luce nei boschi”). Proprio Vincenzo Taverniti (non indagato), secondo gli inquirenti sarebbe stato chiamato dal cugino Vincenzo Gallace al controllo mafioso del territorio di Stilo.

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