‘Ndrangheta: “Costa pulita”, gli Accorinti e quel giornalista da zittire

Nel 2011, in seguito a due articoli sulle cointeressenze tra mafia e politica nel comune di Briatico, l’allora caposervizio di Calabria Ora, Pietro Comito, fu oggetto di pesanti intimidazioni. Il boss Accorinti intercettato in merito ai servizi affermava: «Ci hanno rovinato».

Nel 2011, in seguito a due articoli sulle cointeressenze tra mafia e politica nel comune di Briatico, l’allora caposervizio di Calabria Ora, Pietro Comito, fu oggetto di pesanti intimidazioni. Il boss Accorinti intercettato in merito ai servizi affermava: «Ci hanno rovinato».

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Il giornalista di LaC Pietro Comito

Nell’ambito delle indagini che hanno portato questa mattina all’operazione “Costa pulita” emergono chiaramente i dettagli di un episodio di minacce al giornalista di LaC Pietro Comito, all’epoca dei fatti capo servizio della redazione vibonese di Calabria Ora e oggetto di una lettera minatoria, recapitatagli nel 2011, contenente esplicite minacce di morte.

Per gli inquirenti l’episodio rivale, tra le altre cose, l’esistenza di un’organizzazione di ‘ndrangheta facente capo alla famiglia Accorinti. Comito aveva, infatti, “osato” rendere pubblici gli affari e le cointeressenze delle cosca Accorinti con settori della pubblica amministrazione. «I sodali della stessa – si legge nel dispositivo della Dda – presso atto di ciò, si comunicano reciprocamente sentimenti di astio e ritorsione nei confronti del giornalista Comito».

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A creare allarme nella consorteria, in particolare, due articoli di Comito, pubblicati nelle pagine vibonesi di Calabria Ora, il 6 e 7 aprile 2011 con i titoli «Mafia nei Comuni, si ricomincia», sottotitolo: «Pronte tre commissioni d’accesso. Il caso del boss impiegato dell’assessore» e «Scatta l’ora legale. Panico nei Comuni», sottotitolo: «L’accesso agli atti che spaventa. Gli enti indiziati», il cui contenuto rimandava al possibile insediamento della commissione d’accesso antimafia in alcune amministrazioni comunali del Vibonese, tra cui proprio quella di Briatico.

In quello del 6 aprile, poi, Comito faceva riferimento al “caso del boss impiegato dell’assessore”, fornendo dettagli su un assessore incensurato che svolgerebbe la mansione di autista per conto del presunto boss del paese “che non può guidare”, mentre quest’ultimo lavora proprio in una struttura di proprietà dello stesso assessore. Inoltre, il giornalista fa riferimento a “…i capi bastone del luogo, quando in quel piccolo ma importante centro del territorio si sono chiusi gli scrutini, non hanno esitato a stappare lo champagne per festeggiare il sindaco eletto…”.

L’assessore in questione, per gli inquirenti, è identificabile in Domenico Marzano. Quest’ultimo, infatti, guidava l’autovettura Antonino Accorinti al quale era stata sospesa la patente perché sottoposto a sorveglianza speciale.

A riprova del malcontento che gli articoli provocarono alla famiglia Accorinti, viene citata la conversazione intercettata il 7 aprile 2011, tra il boss Nino Accorinti e Francesco Marchese, che all’interno di un’Audi A3 in uso a quest’ultimo, i due commentano l’articolo e il boss afferma “ci hanno rovinato”, segno, questo, di come Comito avesse colto nel segno.

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Ancora, in altre occasioni, Marchese chiede ad Accorinti, con chiare intenzioni minacciose: «Non si può prendere questo che ha scritto questo articolo?!». Un affermazione questa che, per gli investigatori, la dice lunga in merito all’agire mafioso dei due.

È poi un altro gregario della consorteria, Marco Borello, a riferire al figlio del boss Nino Accorinti, Antonio, riferendosi al giornalista, le testuali parole: «ha detto tuo padre che lo deve spaccare a quello come lo troviamo». Lo stesso Antonio, con tono minaccioso ribatte prontamente: «lo so chi è! l’ho trovato già!».

Pochi giorni dopo alla redazione vibonese di Calabria Ora veniva recapitato un messaggio anonimo con chiare minacce all’indirizzo di Comito: «O PETRU COMITO TA TAGNU A TESTA SI SCRIVI SUBBA U COMUNI I BRIATICO E FATTI I CAZZI TOI CERCA U MA CAPISCI O TA FACIMU CAPISCIRI NUI CA TESTA TA PENDIMU A SAL LEOLUCA TA PIAZZA U MA VIDUNU CHI SBIRRAZZI COMA A TIA”.

Lo stesso giornalista, in sede di denuncia, ricollegava la minaccia ricevuta proprio agli articoli su Briatico, specie in considerazione del fatto che in quegli stessi giorni era stato avvicinato dall’assessore Marzano, il quale gli riferiva di essersi sentito chiamato direttamente in causa .

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