venerdì,Luglio 12 2024

La “trasformazione” di Pasquale Bonavota a Genova, mentre i carabinieri interrogano la moglie

Al vaglio degli investigatori anche la posizione dei proprietari dell’appartamento di Genova affittato in nero al latitante. Sequestrati dieci apparati telefonici e trentamila euro in contanti. Ecco come si muoveva la “primula rossa” di Sant’Onofrio e i possibili sviluppi dell’inchiesta

La “trasformazione” di Pasquale Bonavota a Genova, mentre i carabinieri interrogano la moglie
L'ingresso del condominio dove viveva Pasquale Bonavota e nel ritaglio i due volti del superlatitante

Si stringe il cerchio attorno ai fiancheggiatori di Pasquale Bonavota, latitante sorpreso giovedì dai carabinieri nella cattedrale di Genova mentre pregava. Gli investigatori non stanno tralasciando nulla al caso per chiarire tutte le complicità delle quali il 49enne di Sant’Onofrio – ritenuto nel maxiprocesso Rinascita Scott a capo dell’omonimo clan – ha goduto dal 2018 (anno in cui è sfuggito all’operazione “Conquista”) ad oggi per sfuggire alla cattura. Sotto “torchio”, interrogata per diverse ore nella caserma di Forte San Giuliano è finita la moglie di Pasquale Bonavota, insegnante a Genova e nel capoluogo ligure residente, la quale – da quanto trapela – avrebbe dichiarato di non vedere il marito da tempo. I carabinieri del Nucleo investigativo di Genova, diretti dal colonnello Michele Lastella e dal maggiore Francesco Filippo, hanno tuttavia perquisito anche l’abitazione della donna (in un’occasione pedinata dai carabinieri del Ros sino in Francia)alla ricerca di elementi che la posano legare al marito. Pasquale Bonavota – al momento dell’arresto in cattedrale a Genova, tradito dall’accensione di un telefonino – è stato trovato dai carabinieri con un aspetto esteriore completamente diverso dalle foto di cui disponevano gli inquirenti: occhiali e barba capaci di ingannare facilmente anche chi lo conosceva bene. Un modo per “mimetizzarsi” a Genova e cercare di passare il più possibile inosservato. Al vaglio degli investigatori anche la posizione dei proprietari dell’appartamento di via Bologna dato in fitto, in nero, a Pasquale Bonavota a Genova. Anche loro rischiano una denuncia per favoreggiamento. Da quanto sono riusciti sinora a ricostruire i carabinieri, Pasquale Bonavota nel capoluogo ligure si sarebbe mosso principalmente utilizzando i mezzi del trasporto pubblico, aggirandosi prevalentemente nel quartiere San Teodoro. Diversi gli appunti sequestrati a Pasquale Bonavota nel suo appartamento, così come il documento d’identità falso riportante le generalità di una persona di Sant’Onofrio realmente esistente e sulla quale si sanno concentrando in queste ore le attenzioni degli investigatori per capire se fosse o meno complice del latitante. [Continua in basso]

Ben dieci i telefonini sequestrati a Bonavota, molti muniti di schede intestate a cittadini stranieri. Anche su tale fronte le indagini continuano, mentre si cerca di seguire anche la via del denaro trovato nell’appartamento di Genova in uso a Pasquale Bonavota: ben trentamila euro in contanti. Accanto ai soldi, anche dei santini, pure questi sequestrati. I vicini di casa di Pasquale Bonavota hanno riferito che in ascensore o per le scale Pasquale Bonavota era solito indossare quasi sempre la mascherina spiegando loro di aver “paura del Covid”. Un modo per “mimetizzarsi” ulteriormente dopo la “trasformazione” con barba e occhiali che non è però riuscita ad ingannare i carabinieri. Il 49enne di Sant’Onofrio si trova attualmente rinchiuso nel carcere di Genova. Per lui il Ministero della Giustizia potrebbe disporre il 41 bis (carcere duro). Incassata l’assoluzione nel processo “Conquista”, gli resta da fare i conti con gli 8 anni di reclusione chiesti a Roma per narcotraffico nell’ambito del processo nato dall’operazione “Replay” (a fine maggio la sentenza) e l’accusa di essere il promotore dell’omonimo clan che gli viene contestata nel maxiprocesso Rinascita Scott in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.

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