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‘Ndrangheta: arrestato il latitante di Sant’Onofrio Pasquale Bonavota

Il 49enne era latitante dal 2018, inseguito da mandati di cattura per omicidio anche se nei relativi processi – non ancora definitivi – è stato assolto. Figura pure fra gli imputati di Rinascita Scott con l’accusa di associazione mafiosa

‘Ndrangheta: arrestato il latitante di Sant’Onofrio Pasquale Bonavota
Nel riquadro Pasquale Bonavota
Pasquale Bonavota

E’ stato arrestato a Genova il latitante vibonese della ‘ndrangheta di Sant’Onofrio, Pasquale Bonavota, 49 anni. L’arresto arriva a conclusione di articolate indagini condotte dal Ros e dai comandi provinciali Carabinieri di Vibo Valentia e Genova coordinati dalla Dda di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri. Era uno dei quattro super latitanti più ricercati d’Italia.  E’ fra i principali imputati dell’operazione antimafia Rinascita Scott della Dda di Catanzaro, scattata il 19 dicembre 2019. Era anche ricercato dal 2018 per altri procedimenti con le accuse di omicidio dalle quali, però, al termine di processi – celebrati in un caso in primo grado, in altro caso in appello – è stato assolto. Più precisamente, il 17 novembre 2021 la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro (Francesca Garofalo presidente, giudice consigliere Domenico Commodaro) ha assolto per non aver commesso il fatto i fratelli Pasquale e Nicola Bonavota, mentre ha condannato all’ergastolo Domenico Bonavota ed a 30 anni ciascuno Onofrio Barbieri e Francesco Fortuna, tutti di Sant’Onofrio. [Continua in basso]

L’omicidio di Raffaele Cracolici

I fatti di sangue al centro del processo riguardavano l’omicidio di Raffaele Cracolici, alias “Lele Palermo”, ucciso il 4 maggio 2004 a colpi di arma da fuoco a Pizzo Calabro, e quello di Domenico Di Leo, alias “Micu Catalanu”, ucciso a Sant’Onofrio in via Tre Croci il 12 luglio 2004.  Per l’omicidio di Di Leo dovevano rispondere: Domenico Bonavota, Pasquale Bonavota, Nicola Bonavota, Onofrio Barbieri e Andrea Mantella.
Per l’omicidio di Raffaele Cracolici, boss di Maierato, dovevano invece rispondere: Pasquale Bonavota, Nicola Bonavota, Francesco Fortuna, Onofrio Barbieri ed Andrea Mantella, mentre Domenico Bonavota e Vincenzino Fruci per tale fatto di sangue sono stati già giudicati ed assolti in via definitiva nell’operazione antimafia denominata “Uova del drago”. 

Il 20 luglio dello scorso anno, invece, Pasquale Bonavota è stato assolto – al termine di un processo di primo grado celebrato con rito abbreviato – dall’accusa di aver preso parte all’omicidio di Domenico Belsito, consumato a Pizzo nel 2004. Nei suoi confronti il pm aveva chiesto la condanna all’ergastolo. In questo caso sono stati condannati a 30 anni ciascuno Nicola Bonavota e Francesco Fortuna, mentre ad 8 anni è stato condannato il collaboratore di giustizia Andrea Mantella.

Il luogo dell’omicidio Belsito a Pizzo e nei riquadri Domenico Bonavota e Andrea Mantella

L’accusa principale nei confronti di Pasquale Bonavota resta quindi quella di associazione mafiosa, essendo ritenuto al vertice dell’omonimo clan di Sant’Onofrio dopo la morte del padre Vincenzo ritenuto il patriarca della “famiglia” che oltre a Sant’Onofrio avrebbe proprie roccaforti anche a Roma, in Liguria ed a Carmagnola, in Piemonte.

Nel processo nato dall’operazione antidroga denominata “Replay” – il cui processo si sta celebrando dinanzi al Tribunale di Roma – il pm nei confronti di Pasquale Bonavota ha invece chiesto la condanna a 8 anni di reclusione. Si è in attesa della sentenza.

Dal novembre 2021, Pasquale Bonavota era stato inserito nel gruppo dei “latitanti di massima pericolosità del Programma Speciale di Ricerca”. La decisione di inserire nell’elenco Pasquale Bonavota è stata assunta dal Gruppo Integrato Interforze per la ricerca dei latitanti istituito presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza con il compito di raccogliere e analizzare le informazioni, fornite dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri, dalla Guardia di Finanza, dalla Dia e poi da Aisi e Aise, utili a individuare, sulla base di specifici criteri di valutazione, i latitanti di maggiore spessore criminale.

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