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Petrolmafie, Megna in aula: «Ciccio Mancuso voleva vendicarsi contro Accorinti e Prenesti»

Nella deposizione del nuovo collaboratore, il ruolo di Totò Prenesti, alias Yo-yò, in videocollegamento seduto accanto al boss Tabacco del cui ferimento era stato accusato e poi assolto. I legami con Luigi e Pantaleone Mancuso e le confidenze in campagna ed in casa alla presenza di Tita Buccafusca

Petrolmafie, Megna in aula: «Ciccio Mancuso voleva vendicarsi contro Accorinti e Prenesti»
Il luogo dell'omicidio Fiamingo e nel riquadro a destra Pasquale Megna, a sinistra Francesco Mancuso, Raffaele Fiamingo e Antonio Prenesti
Antonio Prenesti accanto a Francesco Mancuso in videocollegamento

Si è soffermato anche sulle figure di Antonio Prenesti, 57 anni, di Nicotera, e di Francesco Mancuso, 66 anni, di Limbadi, il nuovo collaboratore di giustizia Pasquale Megna nel corso della sua deposizione nel processo Petrolmafie in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. Il primo, nell’ambito del processo nato dall’operazione “Errore Fatale” era accusato di aver gravemente ferito a colpi di pistola la notte del 9 luglio 2003 a Spilinga il boss Francesco Mancuso, detto “Tabacco”, e di aver ucciso Raffaele Fiamingo, ritenuto il boss del Poro. Un’accusa dalla quale, però, il 18 aprile scorso Antonio Prenesti – unitamente agli imputati Cosmo Michele Mancuso (zio di Francesco Mancuso) e Domenico Polito – è stato assolto dalla Corte d’Assise di Catanzaro. E nel processo Petrolmafie si è assistito all’impensabile, cioè ad Antonio Prenesti e Francesco Mancuso seduti l’uno accanto all’altro e collegati in videoconferenza dalla stessa stanza del carcere con il Tribunale di Vibo per il dibattimento.

Pantaleone Mancuso (Scarpuni)

Conosco Antonio Prenesti da quando ero piccolo – ha dichiarato il collaboratore Pasquale Megna nel corso della sua deposizione – perché veniva sempre a casa dei miei nonni a trovare Pantaleone Mancuso, Scarpuni, ma non è che lo conosco chissà come, perché mio padre con Luni Scarpuni sono stati quasi sempre nemici e io non praticavo. A parte che ero piccolo, ma neanche frequentavo queste persone. Poi mio padre si è fatto di nuovo amico con Scarpuni ed ho sentito parlare di Prenesti come di un azionista di Scarpuni, mentre prima stava con Luigi Mancuso finchè non l’hanno arrestato. Sin quando non hanno arrestato Scarpuni per il processo Ceravolo, Prenesti stava pure con Cosmo Michele Mancuso perché Scarpuni all’epoca era amico di Cosmo Michele Mancuso, mentre dopo non erano più amici. A casa di mia zia Tita Buccafusca, moglie di Scarpuni, ho sentito dire che Totò Prenesti, detto Yo-yò, era sempre con Scarpuni e Luigi Mancuso”. Tita Buccafusca, zia del collaboratore Megna, era la moglie del boss Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni, ed è morta dopo aver ingerito acido muriatico.

Le “confidenze” da Francesco Mancuso

Giuseppe Accorinti

Pasquale Megna ha quindi spiegato al Tribunale, rispondendo alle domande del pm Andrea Buzzelli della Dda di Catanzaro, le “confidenze” ricevute da Francesco Mancuso, alias Ciccio Tabacco. “Francesco Mancuso – ha affermato il collaboratore – è lo zio di mia moglie ed una volta parlando nella sua campagna, quando già era uscito dal carcere, mi disse: “Qualche giorno gli faccio vedere io come si agisce a Peppone Accorinti, e a Yoyo”, riferendosi al fatto del suo ferimento, di quando gli hanno fatto l’attentato”. Yo-yò è il soprannome con il quale viene indicato Antonio Prenesti. “Francesco Mancuso parlando del suo discorso di salute, mi disse che qualche giorno gli faceva vedere lui come si agisce sia ad Accorinti che a Prenesti”, con chiaro riferimento al fatto che Ciccio Tabacco aveva intenzione di vendicarsi per l’agguato subito. In videocollegamento, però, Francesco Mancuso era seduto insieme a colui che era accusato (e poi assolto) di averlo sparato, ovvero Totò Prenesti. “Strategia” per screditare il collaboratore, depistare gli inquirenti oppure nulla di tutto questo, la storia della criminalità organizzata è da sempre piena di doppi-giochi, periodi di pax e inganni. 2/CONTINUA

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