‘Ndrangheta: clan Tripodi di Vibo Marina e Porto Salvo, sospeso il procedimento sulle misure di prevenzione

Il giudice consigliere è stato gup nel processo celebrato in abbreviato. Atti al presidente della Corte d’Appello di Catanzaro

Il giudice consigliere è stato gup nel processo celebrato in abbreviato. Atti al presidente della Corte d’Appello di Catanzaro

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Può un giudice componente del collegio di Corte d’Appello decidere su una richiesta di misura di prevenzione avanzata dall’ufficio di Procura nei confronti di imputati che ha già giudicato in precedenza nelle vesti di gup? In attesa che il presidente della Corte d’Appello di Catanzaro sciolga tale quesito giuridico sollevato in precedenza con la ricusazione del Collegio da alcuni difensori in un procedimento proveniente da Cosenza, oggi il presidente della Corte d’Appello ha deciso di rinviare la discussione del procedimento “Libra money” contro il clan Tripodi di Porto Salvo e Vibo Marina e che attiene alle misure di prevenzione personali della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza avanzate dalla Dda nel luglio 2014. Quale giudice consigliere della Corte d’Appello per tale procedimento vi è infatti il dott. Domenico Commodaro, che il 4 febbraio del 2015, nelle vesti di gup distrettuale ha emesso la sentenza con rito abbreviato nei confronti del clan Tripodi coinvolto nell’operazione antimafia denominata “Lybra”.

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antonio Tripodi

In Appello si è quindi giunti sia per l’impugnazione da parte dei difensori, sia per quella della Procura distrettuale che non ha condiviso la mancata applicazione, da parte del Tribunale di Vibo Valentia, della misura di prevenzione avanzata anche nei confronti di: Orlando e Marika Tripodi, di 31 e 32 anni, figli di Nicola Tripodi; Simon Schito, 32 anni, di Milano; Cristian Sicari, 32 anni, di Porto Salvo. Francesco La Tesse, 32 anni, di Vibo Marina.

Nicola Tripodi
I difensori, dal canto loro, hanno invece impugnato la decisione del Tribunale di Vibo Valentia che nel dicembre 2015 ha disposto: 5 anni di sorveglianza speciale per il presunto boss Nicola Tripodi; 4 anni e 6 mesi di sorveglianza per Antonio Mario Tripodi; 4 anni per Sante Tripodi; 4 anni per Salvatore Vita e Francesco Comerci, il primo di Vibo Marina, il secondo di Nicotera; 3 anni per Massimo Murano di Busto Arsizio.

 

Il processo penale. Il 26 aprile 2016 la Corte di appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Maria Vittoria Marchianò, ha condannato: Nicola Tripodi (di 69 anni, in foto sopra) ad 8 anni di carcere; Salvatore Vita, (di 42 anni), di Vibo Marina, 9 anni; Massimo Murano (44 anni, di Busto Arsizio), a 3 anni di reclusione. Sette anni e 6 mesi di carcere, invece, per Antonio Tripodi (di 53 anni, fratello di Nicola, in foto in alto), mentre Sante Tripodi (di 44 anni, altro fratello di Nicola, in foto in basso) è stato condannato a 6 anni e 8 mesi. Con rito ordinario, invece, il 5 luglio 2016 la Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Giancarlo Bianchi, ha assolto Francesco Comerci, di 42 anni, ritenuto il “braccio-destro” del presunto boss Nicola Tripodi, dall’accusa di associazione mafiosa e da due episodi di usura. Esclusa l’aggravante della modalità mafiose, Comerci è così passato dalla condanna a 9 anni rimediata in primo grado, alla pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione.  Escluse le aggravanti mafiose, la Corte d’Appello ha quindi dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Cristian Sicari, 32 anni, di Porto Salvo (difeso dall’avvocato Vincenzo Gennaro e Pierpaolo Emanuele). In primo grado Sicari era stato condannato a 4 anni di reclusione.

Sante Mario Tripodi

Nel collegio di difesa sono impegnati gli avvocati Antonio Porcelli, Sergio Rotundo, Vincenzo Gennaro, Domenico Anania, Anselmo Torchia e Salvatore Staiano.