lunedì,Maggio 17 2021

Tre anni senza Filippo Ceravolo, l’urlo del padre: «Vogliamo la verità»

Questa mattina, il sacrificio del giovane, ucciso per errore nell’ambito di una guerra di mafia, è stato ricordato a Soriano di fronte a numerosi alunni, testimoni di giustizia e rappresentanti di istituzioni e forze dell'ordine.

Tre anni senza Filippo Ceravolo, l’urlo del padre: «Vogliamo la verità»

L'ulivo piantato nel cortile della scuola media

Un forte “no alla mafia” arriva ancora una volta da Soriano Calabro in occasione della ricorrenza dei tre anni dalla morte di Filippo Ceravolo, vittima innocente della ‘ndrangheta, celebrata questa mattina nel piazzale dove sorge un monumento in sua memoria. «Vogliamo vedere gli assassini in prigione – ha urlato papà Martino -. Se il caso di mio figlio verrà archiviato Filippo sarà ucciso due volte. Vogliamo la verità e il carcere duro per gli assassini. Mio figlio – ha detto ancora – non tornerà più a casa, ma io lotterò sempre per veder finire questo schifo. Tutti noi siamo a rischio di essere uccisi. La ‘ndrangheta, a quanto abbiamo potuto notare, non guarda né giovani, né bambini né donne incinta. Ammazza».

Le parole intrise di dolore di Martino sono state accompagnate da quelle innocenti dei ragazzi dell’Istituto omnicomprensivo di Soriano Calabro, diretto da Licia Bevilacqua. «A questa età non si può morire. La mentalità mafiosa si deve lottare e scongiurare» hanno affermato gli alunni. La santa messa, celebrata da don Pino Sergio, è avvenuta alla presenza dei familiari di Filippo, delle istituzioni locali, dei rappresentanti delle forze dell’ordine e di due testimoni di giustizia, Pino Masciari e Rocco Mangiardi, ed ha rappresentato un momento di riflessione che ha voluto lanciare un messaggio di inversione di rotta: “Non più cultura mafiosa. Sponsorizziamo i principi della legalità”.

Alla fine della messa il corteo si è diretto nel cortile della scuola media dove un lungo applauso ha accompagnato la piantumazione di un alberello di mandorlo in ricordo del 19enne (foto), a cui ha partecipato anche la sorellina 11enne di Filippo, Giusi. Filippo Ceravolo è vittima della faida tra le famiglie Emanuele-Loielo che, tra l’altro, sembra essersi riaccesa nei giorni scorsi con l’agguato di Ariola ai danni della famiglia di Antonino Loielo. Uno spettro che, da tempo, spaventa la comunità delle Preserre e che ha insanguinato la zona dell’Alto Mesima sin dal 2002. L’apice della faida si è raggiunto nel 2012, anno caldo per gli omicidi. Tra questi, però, si è registrato quello dell’innocente Filippo Ceravolo, ucciso da due colpi di fucile nei pressi del calvario di Pizzoni mentre faceva ritorno a casa dopo aver chiesto un passaggio a un conoscente. Alla guida dell’autovettura si trovava Domenico Tassone, imparentato con gli Emanuele. Filippo è stato riconosciuto vittima innocente di mafia dal ministero dell’Interno nell’ottobre 2014 ma è di pochi giorni fa la richiesta di archiviazione sul suo caso formulata dalla Dda di Catanzaro.

Omicidio Filippo Ceravolo: la Dda chiede l’archiviazione

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