La fuga di Domenico Paviglianiti, “Don Mico”, considerato un elemento di vertice dell'omonima cosca operante a San Lorenzo, Bagaladi e Condofuri con ramificazioni nel Nord Italia e in Sud America, si è conclusa in un ristorante di Madrid. L'arresto, avvenuto il 28 giugno 2026, segna la fine della latitanza di uno dei personaggi più significativi della criminalità organizzata calabrese, una sorta di "boss dei boss" irreperibile dal 2022. 

L’inchiesta: una rete di pedinamenti internazionali

L’operazione che ha portato alla cattura è il risultato di una complessa attività d’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Reggio Calabria. Gli investigatori del GICO della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, lavorando in stretta sinergia con la Polizia Spagnola (U.D.Y.C.O. Central), hanno seguito per mesi le tracce lasciate dai suoi contatti più stretti.

Il monitoraggio non si è concentrato solo sul latitante, ma sulla sua cerchia relazionale. Sono stati proprio i frequenti viaggi dei familiari verso la Spagna a fornire la "chiave di volta" agli inquirenti. Attraverso attività di osservazione e pedinamento transnazionale, supportate dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) e da Eurojust, gli investigatori sono riusciti a individuare Paviglianiti in una località specifica: Fuenlabrada, vicino a Madrid. Al momento del fermo, il boss si trovava all'interno di un ristorante.

Il profilo criminale e la guerra di 'ndrangheta

Domenico Paviglianiti non è un nome qualunque negli annali della cronaca nera. Il suo percorso criminale affonda le radici nella cosiddetta "seconda guerra di 'ndrangheta" (1985-1991), un conflitto sanguinario che ha ridefinito gli equilibri mafiosi nella provincia reggina. In quegli anni, Paviglianiti ricopriva un ruolo di primo piano, schierando la sua cosca a sostegno del gruppo facente capo a Pasquale Condello nella contrapposizione con il gruppo De Stefano.

Nel corso dei decenni, il boss è stato destinatario di numerose condanne definitive per reati di estrema gravità, tra cui associazione di tipo mafioso, omicidio e traffico internazionale di stupefacenti. La sua posizione giuridica è stata oggetto di lunghe battaglie legali: inizialmente condannato all'ergastolo, la pena era stata successivamente rideterminata in 30 anni.

La latitanza e la condanna residua

L'ultimo periodo di irreperibilità era iniziato nel 2019, a seguito di un ordine di esecuzione emesso dalla Procura della Repubblica di Bologna. Paviglianiti deve scontare una pena residua di 11 anni, 8 mesi e 15 giorni di reclusione per i reati di associazione mafiosa, omicidio e detenzione di armi.

Nel 1996 e nel 2021, a seguito di periodi di latitanza, era già individuato e tratto in arresto sempre in Spagna e, nel 2022, è emessa nei suoi confronti la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con l'obbligo di soggiorno, non eseguita per l’irreperibilità dell'interessato. Nel luglio 2022, è stato infine emanato nei suoi confronti un nuovo mandato di arresto europeo.

L'arresto è stato reso possibile grazie alla cooperazione giudiziaria internazionale e al supporto di diversi dipartimenti, tra cui la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA) e il Comando Generale della Guardia di Finanza. Con la cattura a Madrid, sono state avviate le procedure per l'estradizione in Italia, dove il boss dovrà scontare il debito residuo con la giustizia.