Operazione Magma: le spese per l’estradizione di Pantaleone Mancuso dall’Argentina

Dall’inchiesta sul narcotraffico gestito dai Bellocco di Rosarno anche l’inedito racconto sul sostegno legale per il trasferimento in Italia
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Pantaleone Mancuso

Contiene novità di rilievo anche sulla cattura al confine fra Brasile e Argentina del boss Pantaleone Mancuso, 58 anni, di Nicotera, alias “l’Ingegnere”, l’operazione “Magma” contro il clan Bellocco di Rosarno scattata venerdì con il coordinamento della Dda di Reggio Calabria. Fra gli arrestati vi è infatti anche Ferdinando Saragò, 78 anni, di San Ferdinando ma residente a Buenos Aires, accusato di aver preso parte ad un’associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, con il ruolo di personaggio utilizzato per portare documenti ed altro fra il Sudamerica e la Calabria, e più in generale mettendosi a completa disposizione dell’associazione per le necessità in Sudamerica.

E’ venerdì 29 agosto 2014 quando la polizia di frontiera arrestava l’allora latitante Pantaleone Mancuso, alias “l’Ingegnere”, in località Puerto Iguazù (Brasile). Al momento della cattura Pantaleone Mancuso stava tentando di entrare in Argentina attraverso la frontiera con il Brasile a bordo di un bus turistico. In tasca aveva un documento falso e centomila euro in contantiL’Ingegnere, rendendosi latitante volontario già dai primi mesi del 2014 quando non era inseguito da alcun mandato di cattura, era quindi riuscito a sottrarsi all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nell’aprile del 2014 dal gup distrettuale di Catanzaro per il tentato omicidio della zia Romana Mancuso (sorella del padre di Pantaleone Mancuso, ovvero Domenico Mancuso cl. ’27) e del cugino Giovanni Rizzo. [Continua dopo la pubblicità]

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Dall’ordinanza dell’operazione Magma si scopre ora che, ad avviso degli inquirenti reggini un “aspetto rilevante, sebbene non direttamente collegato all’importazione di stupefacente in corso di pianificazione, è il fatto che Ferdinando Saragò abbia raccontato di avere dovuto sostenere le spese legali in occasione dell’estradizione richiesta dall’Italia e accordata dall’Argentina di uno dei membri della famiglia Mancuso egemone nel territorio di Limbadi”. Per gli investigatori si tratta proprio di Pantaleone Mancuso, alias “l’Ingegnere”.

Ecco le trascrizioni delle intercettazioni contenute nell’ordinanza dell’operazione Magma in cui a parlare è Ferdinando Saragò. “E’ venuto a trovarmi un avvocato che lui (Fabio, ndr) gli doveva pagare settemila euro e lui li ha presi (l’avvocato, ndr)! E io, per non avere guai qua, ‘Melo, per la buonanima di Piero, ho preso tremila euro e li ho dati a questo qua (all’avvocato, ndr) in modo che stesse zitto, per non cadere io in mezzo con questi imbrogli, Mancuso o non Mancuso, il figlio di puttana (Fabio, ndr) ha falsificato, bello mio, gli ha falsificato la firma dell’American Express. Loro, lì, hanno dovuto annullare l’American Express e io gli ho detto «se tutto questa è una bugia, fai una cosa: io a te ti ho dato un lavoro di avvocato … con il lavoro lo hai fatto gratis, che vuoi, che ti pago io? lo ti ho dato il lavoro a te come avvocato. Fai una cosa, se veramente tu hai ragione fai una denuncia se non hanno pagato i … però risulta che tu non hai fatto niente per lui» … io, per i Mancuso non ho fatto un cazzo qua. Non hanno vinto niente…non hanno fatto niente. Mancuso è andato in Italia per l’estradizione, quella era un’estradizione a livello italiano, non era che tu dovevi fare una causa per tenerselo qua…lui aveva un’estradizione”.

Secondo i magistrati, quindi, “Ferdinando Saragò ha riferito che proprio Fabio lo avrebbe indicato all’avvocato come colui che avrebbe provveduto alle spese legali”.

“L’avvocato che ha preso questi soldi in mano, siccome con Fabio ha fatto acqua, è arrivato un certo momento che questo signore, questo avvocato Riccardo che ho il telefono e tutto,  questo Riccardo andava al carcere a trovare e gli serviva una persona come me…ora che mi ricordo meglio, mi ha detto «guarda, tu non ti preoccupare! Tu, questi soldi, pure se sono tremila euro…e va be’, quando sono sull’apparecchio che me ne vado dall’Italia tu chiami a Nando Saragò» … e come infatti, così una volta che se n’è andato, questo qua è venuto (Riccardo, ndr) e gli ho dato io 3.000 euro”. Per il gip e la Dda di Reggio Calabria appare “del tutto verosimile che Saragò stesse facendo riferimento a Pantaleone Mancuso, estradato in Italia dall’Argentina, in data 20 febbraio 2015”.

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