Vibo: il Tar annulla il ritiro della licenza a locale di viale Kennedy

Nessun pericolo di ingerenza mafiosa nell’esercizio dell’attività commerciale. Non sufficienti le argomentazioni di Prefettura e Comune

Nessun pericolo di ingerenza mafiosa nell’esercizio dell’attività commerciale. Non sufficienti le argomentazioni di Prefettura e Comune

Informazione pubblicitaria

Annullata l’ordinanza del Comune di Vibo Valentia, emessa su input della Prefettura all’epoca retta dal prefetto Giovanni Bruno, relativa alla chiusura (con effetto immediato) di un esercizio commerciale dedito alla somministrazione di alimenti e bevande sito nella città capoluogo in viale Kennedy ed appartenente a Francesco Iannello. La prima sezione del Tar di Catanzaro ha infatti accolto il ricorso dell’avvocato Bruno Ganino condannando il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Vibo alla rifusione, in favore del ricorrente delle spese legali e delle competenze di lite liquidate in 1.500 euro.

Secondo i giudici amministrativi, “non è possibile affermare che sussista il pericolo dell’ingerenza mafiosa nell’esercizio dell’attività commerciale del ricorrente” in quanto gli elementi della Prefettura di Vibo posti a sostegno dell’interdittiva “non appaiono sufficienti a supportare il provvedimento impugnato”, in quanto: “i procedimenti penali del ricorrente sono relativi a reati non specifici; i precedenti di polizia (tranne quello per l’esercizio abusivo dell’attività di gioco e scommessa, “oggettivamente di scarsa gravità”) sono risalenti nel tempo e comunque non hanno portato nemmeno all’avvio di un procedimento penale”. Per il Tar non è inoltre chiaro “in quale tempo, con quale frequenza e con quali modalità il ricorrente abbia frequentato i soggetti con precedenti penali e di polizia”.

Infine, i giudici amministrativi sottolineano in sentenza che il “fratello non convivente del ricorrente non è più sottoposto a sorveglianza speciale di pubblica sicurezza sin dal 2009 e dal provvedimento di revoca della misura, assunto dal Tribunale di Vibo si evince che costui ha svolto, nel corso del periodo in cui è stato detenuto, un proficuo percorso riabilitativo, dedicandosi con costanza e profitto ad attività lavorativa, tanto da non avere all’attualità collegamenti con ambienti delinquenziali e non poter essere considerato socialmente pericoloso”. Per tali motivi i provvedimenti del Comune e della Prefettura di Vibo sono stati annullati dal Tar.