Scomparsa Lacaria, Zangari nuovamente sentito dagli inquirenti (VIDEO)

Dalle dichiarazioni del commerciante di Spadola, ancora ricoverato in ospedale a Locri, potrebbero arrivare elementi fondamentali per chiarire i contorni del giallo del commercialista scomparso da più di una settimana

Dalle dichiarazioni del commerciante di Spadola, ancora ricoverato in ospedale a Locri, potrebbero arrivare elementi fondamentali per chiarire i contorni del giallo del commercialista scomparso da più di una settimana

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Il luogo del ritrovamento dell'auto di Lacaria (nel riquadro)

Mentre le speranze di ritrovare vivo Bruno Lacaria si affievoliscono sempre più, gli inquirenti si arrovellano sui pochi elementi a disposizione per chiarire il giallo di Spadola: un professionista conosciuto e ben voluto, Lacaria, commercialista di 52 anni, scomparso nel nulla l’8 febbraio; il suo amico, Giuseppe Zangari, ricoverato in ospedale dopo aver ingerito un potente pesticida. 

I due sarebbero poi stati legati, oltre che da un rapporto amicale e familiare di vecchia data, anche da un generoso prestito che il primo avrebbe fatto al secondo. Gli ultimi elementi messi a disposizione della Procura della Repubblica di Vibo, guidata da Michele Sirgiovanni, e dei carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno, agli ordini del capitano Mattia Ivano Losciale, sono dettati dalle dichiarazioni rese dallo stesso Zangari, ancora ricoverato nell’ospedale di Locri, al pubblico ministero Filomena Aliberti. 

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L’amico dello scomparso avrebbe sostanzialmente confermato la sua versione iniziale secondo la quale, come già emerso in precedenza, avrebbe visto Lacaria per l’ultima volta la mattina della scomparsa; un giro in auto insieme, poi si sarebbero salutati in piazza a Spadola. 

Il giorno dopo l’episodio che ha visto direttamente coinvolto lo stesso Zangari, il quale sarebbe stato costretto a bere del pesticida da due soggetti con il volto travisato e sotto la minaccia di un’arma.

Una ricostruzione sulla quale, a giudizio degli inquirenti, restano però ancora troppe zone d’ombra.

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